Schlein e il referendum: il doppio gioco che rischia di far affondare il PD

Roma Direzione Nazionale del PD Partito Democratico nella foto Elly Schlein

A primo impatto la situazione sembra evidente, il centrosinistra che si muove in qualche modo per vincere, i grandi interventi in tv, le dichiarazioni pubbliche, l’aria di chi vuole portare a casa un risultato importante. Ma siamo davvero sicuri che effettivamente sia così? Perché, guardando meglio, qualcosa di un tantino diverso sembra emergere.

Chi rema contro nel PD?

Da un lato c’è Elly Schlein, comandante del Partito Democratico, impegnata per la sconfitta del referendum. Dall’altro lato invece, c’è un’area del centrosinistra molto più moderata di quanto si pensi, addirittura composta anche da qualcuno del PD e non solo.

Un’area che apparentemente gioca la stessa partita. Ma che forse però, la vive e la guarda in modo estremamente diverso. Tra riunioni, dichiarazioni pubbliche, e sostegni poco chiari, prende forma una dinamica ambigua.

Scenario post-referendum

Immaginiamoci il post referendum. Il referendum ottiene un buon risultato, il consenso arriva. A quel punto, però, si apre la partita del merito: chi ha davvero lavorato di più in questa competizione? Chi ha organizzato meglio gli interventi? Chi ha spostato più voti?

Secondo alcuni osservatori, potrebbe emergere qualcosa di poco chiaro, qualcosa che naturalmente nessuno direbbe apertamente, perché altrimenti si scoprirebbe il motivo del perché il centrosinistra non riesce a decollare.

Pronti a tutto pur di abbattere la segretaria

Dopotutto si sa, già lo abbiamo accennato tempo fa, nel centrosinistra, c’è un plotone di persone che pur di togliersi dalle scatole il proprio segretario Dem, è disposto a tutto. Anche a far vincere la destra.

di Carlo Mazzei