Shoah, una storia senza fine: quando la memoria viene negata e l’odio ritorna 

Siamo abituati a considerare il 27 gennaio come il Giorno della Memoria, dedicato al ricordo delle vittime della Shoah e dei sei milioni di ebrei sterminati dal regime nazista. Ma questa ricorrenza non è solo commemorazione del passato: è anche un momento di riflessione sul presente, per riconoscere i segnali di un odio che non appartiene solo alla storia. Una verità che, a ottant’anni di distanza, continua a essere attaccata, distorta e messa in discussione.

Primo Levi lo aveva previsto con inquietante lucidità ne I sommersi e i salvati: «Anche se qualcuno di voi sopravviverà, il mondo non gli crederà. La storia dei lager la detteremo noi». Non si trattava solo di annientare i corpi, ma di cancellare la memoria e manipolare la verità.

Quel rischio oggi è più attuale che mai. Si manifesta attraverso il negazionismo, una distorsione sistematica della storia che si presenta con una falsa patina di scientificità. I cosiddetti revisionisti, pseudo-storici, rifiutano prove documentarie, testimonianze, archivi e sentenze storiche, sostenendo che lo sterminio non sia mai avvenuto o che i numeri siano stati costruiti. L’obiettivo non è cercare la verità, ma seminare il dubbio dove la ricerca ha già fornito risposte chiare e definitive, soprattutto in contesti di scarsa conoscenza storica.

Accanto alla negazione cresce un odio che non si è mai estinto. L’antisemitismo riemerge con episodi concreti che riempiono le cronache: “Milano, svastiche e scritta antisemita sulla porta di una famiglia ebraica”, “Svastiche e insulti davanti allo studio del vicepresidente della Comunità ebraica Luzon”, “Svastiche e scritte antisemite sulle saracinesche ai Parioli”. Titoli che raccontano una realtà inquietante, fatta di simboli dell’odio che tornano a comparire negli spazi quotidiani.

L’antisemitismo non riguarda solo gli ebrei: è una ferita che colpisce l’intera società, perché nasce dal rifiuto dell’altro e dalla perdita di consapevolezza storica. Primo Levi ricordava che il male non è mai definitivamente sconfitto, ma può tornare ogni volta che la memoria si indebolisce.

La Shoah non è un capitolo lontano e concluso, ma un monito permanente. Ogni tentativo di negazione, ogni gesto di odio, ogni banalizzazione del passato rappresenta un passo verso l’oblio. Ricordare non significa soltanto commemorare una data, ma difendere la verità, coltivare il pensiero critico e riconoscere i segnali di pericolo nel presente. Perché una società che dimentica — o che accetta la menzogna — rischia di ripetere gli stessi errori.