Battaglia legale a Milano tra gli avvocati di Alfonso Signorini e quelli di Fabrizio Corona. Dopo oltre due ore di udienza il giudice si è riservato la decisione. All’uscita dall’aula Corona attacca: “Se mi fermano è censura”
Oltre due ore di confronto serrato, poi l’uscita dall’aula con il volto scuro e la rabbia trattenuta a fatica. È il clima che ha accompagnato la conclusione dell’udienza civile al Tribunale di Milano sul ricorso presentato da Alfonso Signorini contro Fabrizio Corona, in attesa ora del verdetto del giudice.
Corona era presente in aula e, lasciando il palazzo di giustizia, ha affidato ai cronisti parole durissime, soprattutto nel caso in cui il giudice dovesse accogliere la richiesta di stop al suo format web “Falsissimo”. «Non c’è differenza tra l’editto bulgaro di Berlusconi e questa roba qua, che cambia? Lo facevano con Biagi, Santoro e Luttazzi che avevano il potere di comunicazione in quel momento e siccome oggi io ho il potere dei social, con una piattaforma libera, lo fanno con me. Voi giornalisti dovreste urlare allo scandalo», ha dichiarato.
L’udienza riguarda il ricorso presentato dagli avvocati Daniela Missaglia e Domenico Aiello, legali di Signorini, che lamentano una campagna diffamatoria ai danni del giornalista e conduttore televisivo. La richiesta è quella di un provvedimento cautelare d’urgenza di “inibitoria” per impedire a Corona di mandare in onda la prossima puntata di “Falsissimo”, prevista per lunedì 26 gennaio, e di bloccare la ripubblicazione delle due puntate già online, nelle quali l’ex re dei paparazzi aveva parlato di un presunto “sistema Signorini”, fatto – secondo le sue accuse – di “ricatti e favori sessuali”.
Già alla vigilia dell’udienza Corona aveva annunciato “guerra” contro chi, a suo dire, starebbe tentando di fermarlo. Anche a margine del confronto in tribunale ha ribadito la propria posizione: «Ho detto qualcosa di sbagliato? Io ho fatto un’indagine. Sì, ho indagato. Vediamo come finisce la mia denuncia di revenge porn, che secondo me in quattro mesi viene archiviata». E ancora: «Se il pm avesse voluto mi impediva di pubblicare altre puntate, no? Mi faceva un decreto dove poteva essere pericoloso, che se reiteravo, magari mi chiudevano il canale di “Falsissimo”».
Corona ha insistito anche sul piano personale: «Io non posso permettermi, a più di 52 anni, perché ho un figlio e una compagna, di essere chiuso». E ha aggiunto di non temere procedimenti o arresti: «Non ho paura dei processi, perché in questi anni ho studiato molto, 20 ore al giorno a studiare la legge, a studiare le carte». Accanto a lui, il suo storico difensore Ivano Chiesa, che ha lanciato un avvertimento netto ai giornalisti in attesa: «Se passa il principio per cui puoi impedire a uno di pubblicare qualcosa il giorno dopo, voi avete finito di lavorare».
Quanto al futuro immediato, Corona non sembra intenzionato a fare passi indietro. «Esiste la libertà di stampa e andrò avanti come ho sempre fatto», ha detto, precisando che la puntata di lunedì 26 gennaio sarà l’ultima dedicata a Signorini: «Basta, chiudo l’inchiesta, chiudo la mia parte». Ma allo stesso tempo avverte: «Sarò costretto a ritornarci perché io sono sicuro che questa roba qua non finisce più. Non che posso portare 50 puntate su Signorini, non ho bisogno di lui per fare milioni di visualizzazioni».
Sugli altri nomi già annunciati, Corona conclude rivendicando la natura del suo progetto: «Ci sto lavorando, ma devono essere legati a delle inchieste perché il mio programma è un programma d’inchiesta, io non mi siedo lì a sparare caz… sulle persone». Ora la parola passa al giudice civile di Milano, che dovrà decidere se accogliere o respingere la richiesta di inibitoria. Una decisione destinata a pesare non solo sulla vicenda giudiziaria, ma anche sul confine – sempre più sottile – tra inchiesta, web e libertà di pubblicazione.
Mentre si attende la decisione del giudice, che arriverà nelle prossime ore, si è espresso ancora l’avvocato Chiesa: “Durante il colloquio in tribunale, infatti, il legale ha spiegato che “la richiesta è totalmente infondata” sottolineando che – secondo lui – in un Paese libero come l’Italia, “dove vige la libertà di parola e di pensiero, non si può impedire a un cittadino di dire quello che vuole”. Ha poi fatto un paragone netto per ribadire il concetto di libertà di espressione: “Puoi soltanto reagire dopo. Se una persona ti ha offeso, gli chiederai i danni. Se sei stato diffamato, lo querelerai”, aggiungendo con forza che “non c’è modo di fermare qualcuno prima che parli, perché non siamo in Russia”. Chiesa ha precisato anche che oggi Corona non ha parlato in aula: “Sono stato ascoltato solo io”.







