Soldi, fondazioni e massoni: secondo Report il generale Vannacci muoverebbe le sue truppe in autonomia

Roberto Vannacci

Il generale avanza, ma lo fa su un terreno che la Lega non sembra conoscere. O forse non vuole conoscere. Questa sera Report accende i riflettori su un nuovo capitolo della parabola politica di Roberto Vannacci e disegna un quadro che, se confermato, rischia di creare più di un imbarazzo a Matteo Salvini. Fondazioni parallele, raccolte di denaro, centri studi lanciati con figure legate alla massoneria: un mosaico che racconta un progetto autonomo, sempre più sganciato dal perimetro del Carroccio.

Secondo l’inchiesta della squadra di Sigfrido Ranucci, l’eurodeputato e vicesegretario della Lega avrebbe dato vita a un soggetto finora rimasto nell’ombra, diverso e ulteriore rispetto alla già nota associazione “Il Mondo al Contrario”. Il nome è “Fondazione Generazione Xa” e, almeno sulla carta, porta la firma della persona a lui più vicina: la moglie Camelia Mihailescu, indicata come presidente.

Di questa fondazione si sa poco o nulla. Non è chiaro quali attività concrete svolga, quali progetti sostenga, quali iniziative culturali o politiche promuova. Quello che emerge, però, è l’architettura economica: contributi che vanno da 300 a 5.000 euro, una forbice ampia che sembra pensata per intercettare sia piccoli sostenitori sia finanziatori più robusti. L’obiettivo, secondo quanto ricostruito da Report, sarebbe quello di creare una cassa di risorse per le future mosse del generale, in vista di un percorso politico che potrebbe non coincidere a lungo con quello della Lega.

Il punto politicamente più delicato è proprio questo: il Carroccio non sarebbe stato informato della nascita del nuovo soggetto. Un’iniziativa personale, dunque, che si aggiunge alle strutture già emerse nei mesi scorsi e che Repubblica aveva iniziato a raccontare: un centro studi, un direttore con una lunga appartenenza massonica, una sede suggestiva in un castello della provincia di Alessandria.

Il centro studi si chiama “Rinascimento Nazionale” ed è stato lanciato a metà dicembre a Parma. Al fianco di Vannacci, come direttore, c’è Luca Sforzini, definito dalla stessa inchiesta “un massone da trent’anni”. Un dettaglio che non è affatto secondario, se si considera che lo statuto della Lega vieta l’adesione ad associazioni legate alla massoneria senza un’esplicita autorizzazione del segretario federale.

Ed è proprio su questa contraddizione che Ranucci costruisce una delle domande più scomode: come si concilia la rete di relazioni che ruota attorno al generale con le regole interne del partito che lo ha candidato e portato a Strasburgo? Un interrogativo che pesa ancora di più alla luce di un altro elemento emerso dall’inchiesta: da quando è entrato nella Lega, Vannacci non avrebbe mai versato un euro alle casse del partito, comportamento anomalo rispetto alla prassi consolidata per gli eletti.

Il ritratto che ne esce è quello di un Vannacci inedito, capace di muoversi su più tavoli contemporaneamente. Da un lato l’eurodeputato che accetta i voti di mondi anche lontani dal suo immaginario, compresi quelli degli omosessuali che in passato aveva duramente attaccato; dall’altro il leader che costruisce attorno a sé una galassia di sigle, fondazioni e centri studi, quasi un partito nel partito.

Attorno a lui, racconta Report, gravitano figure come Gianmario Ferramonti, nome già comparso nella storia leghista degli anni Novanta accanto a Gianfranco Miglio. Quando i giornalisti hanno provato a chiedere spiegazioni, il generale avrebbe risposto di non sapere nulla di queste appartenenze, arrivando persino a impedire a Ferramonti di concedere un’intervista alla trasmissione.

La puntata di ieri sera promette dunque di aggiungere nuovi tasselli a un puzzle che da tempo agita i piani alti del Carroccio. Salvini, finora, ha scelto la linea della convivenza prudente con il suo vicesegretario, consapevole del peso elettorale e mediatico del personaggio. Ma l’esistenza di strutture parallele e di canali di finanziamento autonomi potrebbe cambiare gli equilibri.

Sul tavolo resta soprattutto la questione dei soldi. Chi finanzia davvero il progetto Vannacci? A cosa serviranno i fondi raccolti dalla Fondazione Generazione Xa? E soprattutto: fino a che punto un partito come la Lega può tollerare che uno dei suoi uomini più visibili costruisca un proprio esercito politico, con regole e reti che sfuggono al controllo della segreteria?

Domande destinate a rimbalzare ben oltre la serata televisiva. Perché dietro la figura del generale non c’è solo un personaggio divisivo, ma il possibile embrione di un soggetto politico nuovo, capace di drenare consenso a destra e di parlare a un elettorato insofferente alle mediazioni di partito. Se questo disegno prenderà forma dentro o fuori la Lega, lo diranno i prossimi mesi. Intanto, le truppe sono già in movimento.