Una scuola femminile distrutta, 150 studentesse morte e una domanda che nessuno, per ora, riesce a sciogliere. Chi ha colpito davvero la scuola di Minab, nel sud dell’Iran? Mentre il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Teheran continua ad allargarsi, emerge una pista che rende l’episodio ancora più inquietante. Secondo fonti citate dall’agenzia Reuters, gli investigatori militari americani ritengono possibile che dietro il bombardamento ci siano proprio le forze statunitensi.
Non esiste ancora una conclusione definitiva. L’indagine è in corso e gli stessi funzionari americani invitano alla cautela. Tuttavia, la valutazione preliminare degli investigatori suggerisce che il raid potrebbe essere partito da un’unità militare statunitense impegnata nelle operazioni contro obiettivi iraniani. I funzionari che hanno parlato con Reuters lo hanno fatto a condizione di anonimato e hanno sottolineato che nuove prove potrebbero ancora cambiare il quadro.
L’attacco di sabato scorso
L’attacco è avvenuto sabato scorso, nelle prime ore della nuova offensiva lanciata contro l’Iran. In quella fase iniziale, Stati Uniti e Israele avevano avviato una serie di bombardamenti coordinati contro obiettivi militari della Repubblica islamica. Secondo fonti israeliane e occidentali, i due Paesi avevano diviso le operazioni sia per area geografica sia per tipologia di bersaglio. Israele avrebbe colpito principalmente siti di lancio missilistici nell’Iran occidentale, mentre le forze americane si sarebbero concentrate su installazioni simili e su obiettivi navali nella parte meridionale del Paese.
Proprio in quell’area si trova Minab, città della provincia di Hormozgan affacciata sul Golfo Persico. Qui sorge la scuola femminile colpita durante il raid. L’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite a Ginevra, Ali Bahreini, ha dichiarato che nell’attacco sono morte 150 studentesse. Una cifra che, se confermata, trasformerebbe il bombardamento in uno degli episodi più drammatici dell’intero conflitto.
Per ora il Pentagono mantiene un profilo prudente. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha confermato che l’esercito statunitense sta indagando sull’accaduto, ma non ha fornito ulteriori dettagli. Le domande dei giornalisti sono state girate al Comando Centrale americano, responsabile delle operazioni nella regione. Il portavoce del comando, il capitano Timothy Hawkins, ha risposto con poche parole: «Sarebbe inappropriato commentare dato che l’incidente è sotto indagine».
Anche la Casa Bianca ha evitato prese di posizione definitive. La portavoce Karoline Leavitt ha sottolineato che l’inchiesta è ancora in corso e ha respinto le accuse dirette contro Washington. «Mentre il Dipartimento della Guerra sta attualmente indagando sulla questione, è il regime iraniano a prendere di mira civili e bambini, non gli Stati Uniti d’America», ha dichiarato.
Le informazioni disponibili restano frammentarie
Reuters non è riuscita a verificare quali prove abbiano portato gli investigatori americani a considerare possibile una responsabilità statunitense. Non è chiaro quale tipo di munizione abbia colpito la scuola, né quale unità militare potrebbe aver condotto il raid. Non si sa nemmeno se il bersaglio fosse stato identificato erroneamente o se l’edificio si trovasse vicino a un obiettivo militare.
In questo scenario di incertezza, anche le Nazioni Unite chiedono chiarimenti. L’ufficio dell’Onu per i diritti umani ha sollecitato un’indagine completa sull’attacco. Durante una conferenza stampa a Ginevra, la portavoce Ravina Shamdasani ha ricordato che «l’onere spetta alle forze che hanno condotto l’attacco indagare su quanto accaduto».
Il punto centrale riguarda la natura del bersaglio
Una scuola è una struttura civile e, secondo il diritto internazionale umanitario, non può essere colpita deliberatamente. Un attacco intenzionale contro un edificio scolastico, così come contro un ospedale o altre infrastrutture civili, costituirebbe molto probabilmente un crimine di guerra.
Per questo motivo l’episodio di Minab rischia di diventare uno dei passaggi più delicati dell’intera crisi. Se l’indagine dovesse confermare una responsabilità militare americana, anche solo per errore operativo, le conseguenze politiche e diplomatiche sarebbero enormi. E mentre la guerra continua a spostare il suo baricentro tra attacchi militari e accuse incrociate, il bombardamento della scuola resta lì, come una ferita aperta che nessuna indagine, per ora, è riuscita a chiudere.







