Un silenzio carico di dolore ha avvolto oggi la Cattedrale di Nola dove si sono celebrati i funerali di Domenico Caliendo, il bambino di appena due anni e mezzo morto il 21 febbraio scorso dopo un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli che non ha dato l’esito che tutta Italia sperava di sentire. La cerimonia si è svolta davanti a una folla commossa, tra striscioni, fiori bianchi e magliette con il volto del piccolo e la scritta “Il nostro guerriero”, simboli di un lutto che ha toccato profondamente la comunità.
Le strazianti parole delle mamma Patrizia
Per sessanta giorni non ha mai smesso di sperare. Sessanta giorni trascorsi tra le corsie d’ospedale, le attese infinite, le preghiere sussurrate e la forza trovata ogni mattina per restare accanto a suo figlio. Mamma Patrizia ha combattuto senza risparmiarsi, sostenendo il piccolo Domenico con una determinazione che familiari e amici definiscono “disarmante”. Ora, davanti alla bara bianca del suo bambino, quella forza si trasforma in dolore puro, ma non in resa: “È arrivato il momento di piangere Domenico. Poi ricominciamo a combattere per ottenere giustizia”.
Un dramma sotto la lente dell’inchiesta
La triste vicenda di Domenico, che aveva resistito per oltre due mesi dopo il trapianto, si è trasformata in un caso giudiziario: il cuore trasferito dall’ospedale di Bolzano era danneggiato a causa delle modalità con cui era stato conservato nel trasporto, provocando complicazioni fatali per il bambino di soli 2 anni e mezzo.
Nei giorni precedenti alle esequie si sono susseguiti accertamenti e l’autopsia, durata circa tre ore al Secondo Policlinico di Napoli, che ha rivelato come non vi fossero lesioni macroscopiche riconducibili a un errore chirurgico durante l’espianto del cuore originario. Questo primo elemento, pur non escludendo responsabilità nel tragico epilogo, ha spinto gli inquirenti a focalizzarsi sulle fasi di conservazione e trasporto dell’organo.
Una comunità in lutto, appello per giustizia
La cerimonia, presieduta dal vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino, e alla quale ha partecipato anche l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, è stata anche l’occasione per la città e i comuni limitrofi di stringersi attorno ai genitori di Domenico. “E’ diventato figlio di tutti noi. I figli ‘so’ piezzi e core’ e il nostro cuore si è spezzato in questa tragedia”. Lo ha detto il vescovo di Nola, Francesco Marino, nel corso dell’omelia per i funerali del piccolo Domenico.
Alla fine della funzione religiosa, sull’altare Patrizia Mercolino, la mamma di Domenico: “Voglio ringraziare il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il prefetto di Napoli, il presidente della Regione, il sindaco di Nola, il sindaco di Napoli, e tutti i sindaci, tutte le autorità, il vescovo Monsignor Marino, Sua Eminenza il Cardinale Don Mimmo Battaglia, i sacerdoti e tutti voi. Oggi se si è mossa tutta questa folla è solo grazie a Domenico. Al suo sorriso, ai suoi occhioni, alla sua dolcezza. In questo momento ci sta abbracciando tutti. Spero che questo non sia l’ultimo giorno che pensiamo a Domenico, ma che ognuno di noi lo conservi in un angolo del suo cuore. Ti amo amore di mamma”.
All’esterno della cattedrale è stato esposto uno striscione con le parole di rabbia e richiesta di chiarezza: “Tutto questo non ha alcun senso, che nulla resti impunito. Il tuo ricordo in eterno mai sbiadito. Giustizia per Domenico”.
Presente la Premier Meloni
Tra le autorità presenti alla cerimonia nella Cattedrale di Nola, c’era la premier Giorgia Meloni, giunta per rendere omaggio alla famiglia, abbracciarli e partecipare a uno dei momenti più tragici di una vicenda che ha scosso fortemente l’opinione pubblica italiana.







