Toglieteci tutto, ma non il sesso: alle Olimpiadi di Milano-Cortina scoppia la “rivolta dei preservativi” finiti in tre giorni

C’è chi rincorre il podio, chi il record personale e chi, più semplicemente, una scatola di preservativi. Nei villaggi olimpici di Milano-Cortina la prima piccola “rivolta” di questa edizione diffusa dei Giochi non riguarda una pista ghiacciata o un giudice troppo severo, ma un dettaglio molto più terreno: i condom brandizzati sono finiti. E in fretta. Tre giorni, raccontano alcuni atleti, e le scorte si sono volatilizzate.

L’appello è rimbalzato tra storie Instagram, reel e messaggi condivisi da delegazioni di varie nazionalità. Il tono oscilla tra l’ironico e il pragmatico, ma la richiesta è chiara: “Ridateci i preservativi”. Non è una boutade. È una consuetudine consolidata che il Comitato olimpico metta a disposizione nei villaggi profilattici gratuiti, insieme ad assorbenti e ad altri prodotti per l’igiene personale. Vanity kit, spazzolini, articoli essenziali: un pacchetto standard che accompagna ogni edizione, estiva o invernale.

A Cortina d’Ampezzo, però, qualcosa è andato storto nella pianificazione o, più semplicemente, nei calcoli. I preservativi griffati a cinque cerchi, con tanto di logo della Regione Lombardia stampato sulla confezione, sono andati esauriti ancora prima di metà manifestazione. “Le scorte sono finite in soli tre giorni. Ci hanno promesso che ne arriveranno altre. Ma chissà quando?”, ha raccontato un atleta rimasto anonimo al quotidiano La Stampa, dando voce a un malumore che nel frattempo si era già trasformato in contenuto virale.

La scena è quasi surreale: mentre fuori si parla di medaglie, di opening ceremony diffusa tra Milano e le altre sedi, dentro i villaggi il tema più discusso è la logistica del desiderio. E in fondo non c’è nulla di sorprendente. Le Olimpiadi, da sempre, sono anche questo: un concentrato di giovinezza, competizione, adrenalina e convivenza forzata. Migliaia di atleti e atlete, lontani da casa, riuniti in spazi comuni per settimane. Il sesso, piaccia o no, è parte della narrazione olimpica da decenni, tanto quanto le medaglie.

La pattinatrice sul ghiaccio Olivia Smart, portabandiera della Spagna alla cerimonia inaugurale di San Siro, ha deciso di affrontare la questione senza imbarazzi. In una lunga storia su Instagram ha rassicurato i curiosi: “Per chiunque si stia chiedendo dei preservativi olimpici, io li ho trovati”. Nel video inquadra assorbenti e condom brandizzati, mostrando il kit con un sorriso che sa di autoironia ma anche di conferma: sì, la questione esiste davvero.

Il video è stato rilanciato anche dal presidente della Lombardia Attilio Fontana, che ha colto l’occasione per cavalcare l’onda mediatica. Un dettaglio che racconta molto del clima: in un evento globale come le Olimpiadi, anche un pacchetto di preservativi può diventare comunicazione istituzionale, occasione di visibilità, frammento di storytelling.

L’organizzazione di Milano-Cortina, dal canto suo, ha provato a spegnere le polemiche con una rassicurazione secca: “Saranno consegnate altre scorte”. Nessuna cifra ufficiale, almeno per ora. La promessa è che i numeri complessivi della fornitura verranno resi pubblici a fine evento, insieme agli altri dati logistici dei villaggi. Un modo per prendere tempo e, forse, per evitare confronti prematuri.

Perché il paragone è inevitabile. A Parigi, nel 2024, i preservativi distribuiti furono oltre 300mila. Un numero diventato simbolo tanto quanto i record in pista. Milano-Cortina non ha ancora comunicato la quantità iniziale prevista, ma il fatto che le scorte siano finite in tre giorni ha acceso la curiosità su quali fossero i calcoli di partenza e, soprattutto, su quanto fossero realistici.

Il punto non è moralistico né scandalistico. È logistico e culturale insieme. Il Comitato olimpico da anni sceglie di fornire gratuitamente preservativi proprio per promuovere una sessualità sicura in un contesto di forte socialità. La distribuzione non è un vezzo, ma una misura di prevenzione sanitaria. Se le scorte finiscono troppo presto, il problema non è solo di immagine: è di gestione.

Intanto, tra piste e palazzetti, la vita nei villaggi continua. Gli atleti si allenano, gareggiano, festeggiano o elaborano delusioni. E tra un selfie e una sessione di recupero muscolare, si scambiano anche informazioni pratiche: dove trovare l’ultimo pacchetto rimasto, quando arriverà il rifornimento, chi ha visto gli scatoloni nuovi in arrivo.

Per conoscere i numeri reali delle “trombature” olimpiche di Milano-Cortina, come qualcuno ironizza sui social, bisognerà aspettare i dati di fine manifestazione. Per ora, l’unico dato certo è questo: alle Olimpiadi si può discutere di tutto, ma togliere i preservativi è un rischio che nessuna organizzazione vuole correre troppo a lungo. E infatti le nuove scorte, assicurano, sono già in viaggio.