Torna l’ombra del terrorismo sull’Europa: l’allarme della Ue su cellule dormienti iraniane e nuove rotte migratorie dalla guerra in Medio Oriente

La guerra in Iran non resta confinata al Medio Oriente. A Bruxelles cresce la preoccupazione per le possibili ricadute sulla sicurezza europea. Il timore principale riguarda il ritorno del terrorismo e la riattivazione di cellule dormienti legate all’apparato dei Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione. Il tema è stato affrontato apertamente nel Consiglio dei ministri dell’Interno dell’Unione europea, dove le relazioni dei servizi di intelligence hanno invitato alla massima vigilanza.

Le informative circolate negli ultimi giorni avevano già messo sul chi vive le forze di sicurezza di diversi Paesi membri. Il rischio è legato soprattutto a uno scenario che, fino a poche settimane fa, sembrava remoto: l’eventuale collasso o indebolimento del sistema di potere iraniano. Se la struttura dei Pasdaran dovesse implodere, una parte dei suoi uomini potrebbe disperdersi all’estero. Alcuni potrebbero tentare di organizzare azioni violente sul territorio europeo, sfruttando addestramento militare e reti di contatti già presenti nel continente.

Nelle analisi discusse a Bruxelles si parla esplicitamente della possibilità che «cellule dormienti iraniane» possano essere riattivate. Il riferimento è a gruppi o individui rimasti finora inattivi, ma potenzialmente pronti ad agire in caso di escalation politica o militare. Un’ipotesi che riporta alla memoria gli anni più duri del terrorismo internazionale in Europa, quando attentati come quelli di Madrid, Parigi, Berlino o Strasburgo segnarono profondamente la sicurezza del continente.

Per questo motivo la Commissione europea studia nuove contromisure. Il rafforzamento dei controlli alle frontiere resta una delle opzioni sul tavolo, ma non è l’unica. Bruxelles valuta anche un potenziamento degli strumenti di cooperazione tra le polizie europee. Il commissario agli Affari Interni, Magnus Brunner, ha ricordato che «un tema importante è il futuro di Europol». Nel prossimo bilancio europeo si discute infatti di raddoppiare le risorse dell’agenzia e di ampliarne il mandato operativo.

Secondo Brunner, la lotta al terrorismo dovrà diventare una delle priorità assolute. «Il che è importante, ovviamente, nella situazione di sicurezza che stiamo affrontando in questo momento. Ma ora è anche il momento di adeguare il mandato», ha spiegato il commissario. L’idea è trasformare Europol in una struttura ancora più centrale nella prevenzione degli attentati e nello scambio di informazioni tra i servizi di sicurezza dei Paesi membri.

Le preoccupazioni europee non riguardano soltanto il terrorismo. L’Unione teme anche un’altra conseguenza della guerra: una nuova pressione migratoria. L’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, ha lanciato un avvertimento chiaro. «L’Iran sta esportando la guerra, cercando di estenderla al maggior numero di Paesi possibile, per seminare il caos», ha detto. Il caos, ha aggiunto, può assumere forme diverse: dagli attentati alla destabilizzazione attraverso flussi migratori improvvisi.

«Se la guerra si protrae, i rischi di pressione migratoria sull’Europa aumenteranno e dobbiamo essere preparati», ha spiegato Kallas. L’attenzione di Bruxelles si concentra in particolare sulle frontiere settentrionali dell’Iran, soprattutto verso l’Azerbaigian e la Turchia. Sono rotte che, in caso di crisi umanitaria o collasso interno, potrebbero trasformarsi rapidamente in corridoi di fuga verso il continente europeo.

Il quadro si complica per un dato spesso dimenticato. In Iran vivono oltre quattro milioni di cittadini afgani. Di questi, più di settecentomila sono rifugiati ufficialmente registrati. Se la guerra dovesse intensificarsi, una parte di queste persone potrebbe decidere di lasciare il Paese. A questo si aggiunge la politica di rimpatrio degli afgani avviata da tempo da Teheran, che potrebbe spingere nuovi flussi verso l’esterno.

Il risultato potrebbe essere un movimento di popolazione su larga scala, con effetti diretti anche sulle rotte migratorie verso l’Europa. Un’eventualità che Bruxelles osserva con attenzione, anche se al momento non si registrano spostamenti significativi. Lo stesso commissario Brunner ha invitato a non drammatizzare. «Al momento non vediamo movimenti dall’Iran verso altri Paesi della regione, ma dobbiamo restare vigili», ha precisato.

La parola chiave, per ora, resta proprio questa: vigilanza. I governi europei sanno che gli equilibri geopolitici possono cambiare molto rapidamente. E che una guerra apparentemente lontana può produrre effetti immediati anche a migliaia di chilometri di distanza. In questo scenario, sicurezza interna, intelligence e gestione delle frontiere tornano al centro dell’agenda politica europea. L’obiettivo è evitare che il conflitto in Medio Oriente apra una nuova stagione di instabilità anche nel cuore dell’Europa.