Trump bacchetta Obama sugli Ufo: «Ha rivelato cose riservate». Poi l’annuncio: «Divulgheremo tutti i documenti segreti sugli alieni: ci sono cose interessanti»

Donald Trump

La politica americana ha un talento raro: trasformare perfino gli Ufo in un’arma da campagna permanente. E nelle ultime ore il copione si è scritto da solo, tra un corridoio dell’Air Force One e un post su Truth Social. Da una parte Donald Trump che bacchetta Barack Obama accusandolo di aver parlato troppo; dall’altra lo stesso Trump che annuncia di voler spalancare archivi e faldoni su Uap, Ufo, alieni e vita extraterrestre perché, parole sue, «c’è un enorme interesse» e nei documenti ci sarebbero cose «estremamente interessanti, importanti».

La sequenza è questa. Prima, a bordo dell’aereo presidenziale, Trump risponde a una domanda sulle dichiarazioni attribuite a Obama e taglia corto con una frase che suona come un rimprovero pubblico: l’ex presidente democratico avrebbe “rivelato informazioni classificate”. Trump la mette sul piano dell’errore: «Ha commesso un grosso errore». E aggiunge il dettaglio che dà peso alla contestazione: secondo lui si tratterebbe di “informazioni collegate a questioni estremamente complesse”, non di chiacchiere da talk show. Il punto, però, è che nella stessa risposta Trump inserisce anche una confessione che ridimensiona il tono da rivelazione definitiva: «Non so se sono veri o no», dice quando gli chiedono se abbia visto prove dell’esistenza degli alieni. È un doppio registro tipico: accusa severa, ma prudenza sul contenuto.

Poche ore dopo arriva il post che cambia la scena, e che per forza di cose amplifica la discussione. Sulla base dell’«enorme interesse», Trump scrive di voler dare istruzioni al Segretario alla Difesa e ad «altri Dipartimenti e Agenzie competenti» per avviare «il processo di identificazione e divulgazione dei documenti governativi» relativi a alieni e vita extraterrestre, ai fenomeni aerei non identificati (Uap) e agli oggetti volanti non identificati (Ufo). Qui il punto principale è la promessa: declassificazione e pubblicazione. E lo è anche il lessico, perché Trump non parla di un documento singolo, né di un rapporto già noto: parla di un processo e di archivi governativi, cioè di una macchina che si mette in moto.

Dentro questa mossa, però, convivono due piani che non sempre si distinguono con chiarezza: il piano politico-comunicativo, legato alla capacità di intercettare curiosità e ossessioni collettive, e il piano istituzionale, legato a cosa significhi davvero “divulgare” atti su un tema che, da anni, viene trattato in modo frammentato tra audizioni, rapporti e formule prudenti. Trump, in sostanza, cavalca l’onda ma lascia aperta la porta all’ambiguità: annuncia, però non certifica; promette documenti, però non dice quali e con quale grado di novità; punzecchia Obama, però non chiarisce quale “segreto” sarebbe stato rivelato davvero.

Ed è qui che rientra Obama, chiamato in causa sia dalle parole di Trump sia dal circuito mediatico che ha ripreso e rilanciato alcune frasi. Nel racconto circolato in queste ore, in un podcast delle scorse settimane gli sarebbe stato chiesto se gli alieni siano reali e lui avrebbe risposto: «Sono reali, ma non li ho visti. Non sono trattenuti nell’Area 51». La frase, così com’è, contiene già una precisazione che sposta il tema dal terreno del complotto a quello della probabilità: riconoscere l’esistenza di vita nell’universo non significa sostenere che ci siano astronavi parcheggiate in un hangar segreto. E infatti, nello stesso filone, viene ricordato anche un suo successivo post in cui Obama afferma: «Non ho visto alcuna prova durante la mia presidenza che gli extraterrestri siano entrati in contatto con noi. Davvero!». Qui il punto principale diventa chiaro: nessuna prova di contatto, almeno per quanto lui dichiara di aver visto da presidente.

Il passaggio sull’Area 51 resta inevitabilmente il più “cinematografico” e, proprio per questo, il più manipolabile. Nel testo che circola viene ricordato che l’Area 51 è una struttura classificata nel Nevada, da decenni al centro di teorie sugli Ufo, ma che archivi e ricostruzioni ufficiali l’hanno descritta come un sito di test per velivoli e programmi segreti legati alla Guerra fredda. Ed è anche il punto su cui, nelle ricostruzioni, si sottolinea che nelle dichiarazioni di Obama non ci sarebbe indicazione di un uso di informazioni riservate. Insomma: parlare di probabilità cosmiche non equivale a divulgare dossier militari.

In mezzo, c’è la macchina federale e c’è il Pentagono, che negli ultimi anni ha indagato o comunque raccolto segnalazioni su oggetti non identificati. Nel materiale che hai fornito si ricorda che alti vertici militari hanno dichiarato di non aver trovato prove che suggeriscano visite o schianti alieni sulla Terra e che un rapporto del Pentagono del 2024 avrebbe affermato che le indagini governative dalla fine della Seconda guerra mondiale non hanno trovato prove di tecnologia extraterrestre, attribuendo la maggior parte degli avvistamenti a oggetti o fenomeni ordinari identificati erroneamente. Questo è un punto principale perché rappresenta la cornice ufficiale: prudenza, assenza di prove, spiegazioni terrestri nella maggior parte dei casi.

E allora perché Trump decide di mettere il timbro su un dossier che, per definizione, vive di suggestione? Perché, come scrive lui stesso, c’è «un enorme interesse». E perché, in politica, interesse significa attenzione, attenzione significa agenda, agenda significa potere. L’annuncio ha una forza comunicativa immediata: promette “tutti i documenti segreti” e anticipa «cose interessanti». È la formula perfetta per far scattare l’immaginazione senza impegnarsi su un risultato verificabile a breve. A maggior ragione quando lo stesso Trump, interrogato direttamente, resta sul crinale: «Non so se siano reali o no».

Nel frattempo, sul piano istituzionale, la Casa Bianca fa sapere di non avere nulla da aggiungere alle dichiarazioni del presidente. E l’ufficio di Obama, secondo la ricostruzione riportata, non avrebbe risposto immediatamente a una richiesta di commento. Tradotto: la vicenda, per ora, resta soprattutto un fatto di narrazione politica e di posizionamento mediatico.

Il punto, adesso, è capire cosa significhi davvero “divulgare”. Se si tratterà di documenti già noti in altra forma, di nuove declassificazioni sostanziali, o di materiale che conferma l’impostazione prudente dei rapporti precedenti. Perché la promessa è enorme, ma la materia è scivolosa: tra Uap e Ufo, tra “non identificato” e “extraterrestre”, c’è un salto logico che spesso viene colmato con la fantasia. Trump lo sa, e infatti tiene insieme le due cose: ordine di avviare la divulgazione e, contemporaneamente, nessuna certezza personale sulla verità ultima del fenomeno.

In definitiva, la notizia sta tutta nella contraddizione apparente che, in realtà, è la cifra politica del momento: Trump rimprovera Obama di aver parlato troppo, poi promette di parlare più di tutti, aprendo gli archivi. E in mezzo lascia la frase che è il vero specchio della situazione: “Non so se sono veri o no”. È l’unica certezza, per ora. Tutto il resto, come sempre su questi temi, lo decidono i documenti. Se e quando arriveranno davvero.