Il Parlamento europeo alza il livello dell’allarme sulla situazione nel nord-est della Siria e mette in fila accuse pesantissime. Uccisioni extragiudiziali, sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie, sfollamenti forzati e attacchi alle infrastrutture civili che, secondo gli eurodeputati, possono configurare gravi violazioni del diritto internazionale umanitario. E, in alcuni casi, veri e propri crimini di guerra.
In una risoluzione approvata giovedì a larga maggioranza. L’Europarlamento cita rapporti ritenuti credibili delle Nazioni Unite e di organizzazioni non governative che descrivono una serie di abusi recenti. Con particolare riferimento alla popolazione curda. Tra gli episodi segnalati compaiono la profanazione dei cadaveri, la vandalizzazione dei luoghi di sepoltura e l’uso di munizioni non guidate in aree civili. Tutti elementi che aggravano ulteriormente il quadro umanitario già fragile della regione.
Gli eurodeputati parlano apertamente di una situazione umanitaria in peggioramento e chiedono all’Unione europea di aumentare l’assistenza alla popolazione colpita. Il messaggio politico è chiaro. Non si tratta solo di una crisi regionale, ma di una questione che chiama in causa la responsabilità della comunità internazionale nel proteggere i civili. E nel far rispettare le regole minime del diritto umanitario.
Sul piano politico, il Parlamento accoglie con favore il recente accordo tra le Forze Democratiche Siriane e il governo siriano di transizione. Ribadendo un sostegno forte al cessate il fuoco e al riconoscimento dei diritti civili ed educativi dei curdi. Allo stesso tempo, l’Aula invita tutte le parti a rispettare gli accordi esistenti e chiede agli attori regionali, Turchia compresa, di evitare azioni militari o il sostegno a gruppi armati che potrebbero far saltare la tregua.
Un altro punto centrale della risoluzione riguarda la protezione della diversità etnica e religiosa della Siria. Gli eurodeputati sottolineano che la stabilità del nord-est del Paese è una condizione essenziale per una transizione politica giusta, inclusiva e duratura. Le autorità siriane vengono chiamate a garantire i diritti fondamentali di tutte le comunità – arabi, curdi, sunniti, sciiti, alawiti, cristiani, drusi e yazidi – e a riconoscere pienamente il ruolo politico della comunità curda, ritenuto indispensabile per una Siria più stabile.
Non manca, infine, la preoccupazione per il rischio di una rinascita di Daesh. Il Parlamento segnala il pericolo rappresentato dai combattenti e affiliati fuggiti da centri di detenzione e campi nella regione e mette in guardia contro l’ipotesi di trasferire la gestione dei detenuti all’Iraq, che potrebbe creare nuove incertezze e dipendenze politiche. Gli Stati membri vengono invitati a rimpatriare i propri cittadini, soprattutto i bambini, dai campi di al-Hol e al-Roj, e a garantire processi equi per gli adulti.
Nel testo c’è anche un riferimento critico alla decisione degli Stati Uniti di ritirare le truppe da Siria e Iraq. Secondo l’Europarlamento, Ue, Stati membri e partner devono rafforzare gli sforzi per evitare che un ritorno di Daesh torni a minacciare la Siria, la regione e l’Europa, riconoscendo al tempo stesso il ruolo decisivo delle forze curde, comprese le donne combattenti, nella lotta contro il terrorismo.
Il messaggio finale è netto: qualsiasi rapporto con la Siria dovrà restare condizionato a progressi verificabili nella protezione dei civili, nel rispetto del cessate il fuoco, nei diritti umani e nei diritti delle minoranze. Per Bruxelles, senza questi passi avanti, parlare di normalizzazione o di stabilizzazione resta semplicemente impossibile.







