Vannacci lascia la Lega. Salvini: “Ingrato; dispiace umanamente, mi fidavo”

Modena. Incontro del generale Vannacci con i suoi sostenitori

Il nome della settimana è quello di Roberto Vannacci. Non c’è dubbio. Faceva discutere prima e fa discutere ora. Irriverente, spregiudicato, sicuro di sé e certamente senza bisogno di mandarle a dire.

Lascia la Lega dopo neanche un anno di militanza, se così la si può definire, e lo fa non senza polemiche come qualcuno vorrebbe far credere. Da quel 6 aprile 2025, quando il leader del Carroccio regalò la tessera della Lega al generale, ad oggi sono successe tante cose. In primis, forse la cosa più importante, Vannacci è diventato europarlamentare. Ma non solo; Vannacci è stato il candidato italiano all’europarlamento più votato, collezionando mezzo milione di preferenze. La vera domanda, che già mette a studiare diversi politologi, è se questa mole di voti così pesante sia arrivata per la persona o per il partito. Forse, per una risposta più certosina, si dovrà attendere il prossimo appuntamento elettorale che, salvo imprevisti istituzionali, sarà nel 2027.

Un anno e qualche mese di tempo per poter costruire per il Generale, che non perde tempo e fonda il suo partito: Futuro Nazionale. Prima ancora di Salvini o di chiunque altro esponente politico, il primo a criticare il generale è stato Francesco Giubilei, fondatore e presidente del movimento culturale conservatore Nazione Futura. Oltre che per la scelta politica – definita da Giubilei come “un favore ad Elly Schlein in vista delle prossime elezioni” – Giubilei attacca Vannacci per aver copiato il logo ed il nome del suo movimento e dichiara di aver già presentato opposizione al registro europeo e di star preparando una diffida contro Vannacci per l’utilizzo del logo “del suo partitino amico della sinistra”.

La scelta di non dimettersi e Salvini che replica: “ingrato”

Non perde tempo e chiarisce subito le varie perplessità dei politici, più che degli elettori, e lo fa in tv. Lo fa con il suo classico stile da chi ha la risposta pronta ad ogni domanda usando, di qua e di là, il diritto. “Non mi dimetto perché rispondo ai miei elettori, non al partito. Non avevo e non ho vincoli di mandato. Le mie 563.00 preferenze sono servite alla Lega anche a prendere altri due seggi, si dovrebbero dimettere anche loro quindi? Questo è bene che lo tenga a mente chi mi sta dando dell’ingrato – Salvini ndr – “

In una conferenza stampa alla Camera dei deputati la domanda al segretario federale della Lega arriva subito ed è lo stesso Salvini a tagliare subito corto: “per me il capitolo è chiuso, mi spiace che occupi un posto in Parlamento europeo che in realtà dovrebbe essere occupato dalla Lega”. Continuando, il ministro afferma: “tra quei tanti voti, c’era il mio e quello della mia famiglia. Per citare il titolo di un libro; ingrati”.

Quella di Salvini, era una scommessa, vinta. Almeno in un primo momento.

Salvini, checché se ne dica, mastica politica da anni e la sua scelta di far entrare nel partito il generale – seppur sofferta internamente da qualcuno – è stata visionaria. Sapeva che avrebbe accresciuto il consenso del suo partito che non stava vivendo un momento florido. Inoltre, anche intra moenia, Salvini ha dato molto al generale e gli va riconosciuto: lo ha nominato coordinatore per la campagna elettorale in Toscana (persa), lo ha candidato in tutti i collegi, l’ha proposto vicepresidente del gruppo di cui faceva parte, ma soprattutto l’ha nominato Vicesegretario federale. Infatti, va registrato che, è la prima volta che un vicesegretario di partito lascia lo stesso partito per fondarne un altro.

Ma allora perché ha abbandonato?

Gli attenti cronisti si sono sempre ben guardati dal definire “uomo di partito” Roberto Vannacci. A tanti della Lega, per non parlare della coalizione di centrodestra, non piaceva. Lo ritenevano divisivi. Nel primo discorso da segretario del suo partito infatti, il generale, spiega: “non è possibile nei giorni pari dire di essere identitari e sovranisti e nei giorni dispari di essere liberali e progressisti, come proponeva il documento di Zaia”. Ma non è solo questo: in campo internazionale e di pace Vannacci critica la Lega per aver fatto una campagna elettorale basata sul “basta armi all’Ucraina” per poi firmare il decreto di consegna delle armi. Si definisce coerente ed all’accusa di non avere lealtà risponde con un secco “lealtà non significa obbedienza”.

Per la Lega questa uscita non è cosa da poco

E non lo sarebbe stata neanche se a lasciare il partito fosse stato solo lui, perché comunque ad oggi si deve dire che il generale vale mezzo milioni di voti. Si aggiunga a ciò l’uscita dal partito di Rossano Sasso e Edoardo Ziello, due deputati della Lega che hanno da poche ore rassegnato l’uscita dal gruppo ed il passaggio al misto. Almeno in parlamento, perché sono gli stessi Sasso e Ziello a dire che seguiranno in quest’avventura Roberto Vannacci. Quella di Ziello, era una mossa pressoché scontata. Basta vedere il suo profilo Instagram per capire quanto sia legato al generale; c’è praticamente in ogni post. Quella di Sasso invece, è un’uscita pesantissima. Ha portato la Lega al Sud, ha fondato nel 2014 il movimento politico di Salvini al Sud. “Tolgo il disturbo. Nella Lega si preannuncia una svolta politica che io non condivido. Esco dalla Lega e seguo Roberto Vannacci”.

Infine, Furgiuele, il padre fondatore della Lega in Calabria. Intervistato tra l’altro pochi giorni fa. Non lascia la Lega, per quanto vicino a Vannacci. “Sono un militante, un uomo di partito, sempre pronto all’azione.”