Ci sono imprese che nascono dalla velocità. Altre dalla precisione. L’oro di Lisa Vittozzi nell’inseguimento 10 km è figlio di entrambe. La sappadina firma una delle pagine più alte del biathlon azzurro, conquistando il primo oro olimpico individuale della storia italiana in questa disciplina. E lo fa nel modo più limpido possibile: senza un errore al poligono.
Partiva quinta, con 40 secondi da recuperare dopo la sprint. Non un dettaglio, in una gara dove ogni sbavatura costa un giro di penalità e secondi pesantissimi. Ma Vittozzi costruisce la sua rimonta con freddezza chirurgica. Primo poligono a terra, zero errori. Secondo, ancora pulito. In piedi non trema. Anzi, accelera.
Il momento chiave arriva nell’ultimo tiro in piedi. Lisa entra al poligono seconda, a pochi secondi dalla norvegese Kirkeeide. L’atmosfera è tesa, ogni colpo può decidere una carriera. La rivale sbaglia. Vittozzi no. Cinque bersagli centrati, un altro zero che vale oro. È l’unica del gruppo di testa a chiudere con quattro poligoni perfetti. Scappa via per gli ultimi due chilometri con il sorriso che si allarga metro dopo metro. È un sorriso che racconta tutto: fatica, riscatto, orgoglio.
Al traguardo l’Italia esplode. Kirkeeide è argento a 28 secondi nonostante tre errori complessivi, la finlandese Minkkinen completa il podio con il bronzo. Dorothea Wierer chiude nona, in una gara che comunque consegna al biathlon azzurro la sua nona medaglia olimpica di sempre. Ma questa è diversa. Questa è storica.
Per Vittozzi è il coronamento di un percorso lungo e non lineare. Trentun anni, una Coppa del Mondo generale vinta nel 2024 – seconda italiana dopo Wierer – quattro coppe di specialità e dodici medaglie mondiali in bacheca. Eppure, fino a oggi, mancava quell’oro olimpico che definisce una carriera. Dopo una stagione intera saltata per problemi alla schiena, il ritorno è stato graduale, fatto di podi ritrovati e fiducia ricostruita. Ora la consacrazione.
“Non ci posso credere, sono troppo felice. Sono molto orgogliosa di me, mi sono venuti i brividi sugli ultimi chilometri. Un sogno che si avvera. Mi mancava questa medaglia e sono riuscita a portarla a casa. Mi scoppia il cuore”. Le sue parole, pronunciate con la voce rotta dall’emozione, raccontano più di qualsiasi cronometro.
Nata a Pieve di Cadore e cresciuta a Sappada, paese che respira neve e sport, Lisa ha cominciato con le pistole a pallini prima di passare a sci e carabina. Nel 2018, a PyeongChang, aveva già assaggiato il podio olimpico con il bronzo nella staffetta mista. Oggi scrive un capitolo completamente nuovo. L’ottavo oro del medagliere italiano porta la sua firma, e nel biathlon non era mai successo.
Un inchino sul podio, quasi incredula. Non è solo una vittoria personale. È una lezione di precisione, pazienza e resilienza. Il biathlon italiano ha una nuova campionessa olimpica. E stavolta, davvero, il cuore rischia di scoppiare.







