Melanoma oculare, la protonterapia salva la vista: oltre 600 pazienti trattati con successo al Cnao di Pavia

tumore

Una tecnologia avanzata che non solo cura, ma preserva la vista e migliora la qualità della vita dei pazienti colpiti da una delle forme più rare e aggressive di tumore: il melanoma oculare. Si tratta della protonterapia, una particolare forma di radioterapia altamente mirata, che si conferma oggi il trattamento più efficace per questo tipo di neoplasia.

In Italia, il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (Cnao) di Pavia, unico nel Paese e tra i soli 15 centri specializzati al mondo, ha già curato con successo oltre 600 persone. L’efficacia del trattamento è supportata da solide evidenze scientifiche:

Il melanoma oculare, spiega Maria Rosaria Fiore, medico radioterapista e referente della patologia al Cnao, è “il tumore raro più frequente nell’adulto. Origina dai melanociti nel tratto uveale (coroide, corpo ciliare o iride). La coroide è il sito più comune coinvolto e dà origine al 90% dei melanomi uveali. Colpisce soprattutto persone tra i 50 e i 70 anni. Sebbene possa manifestarsi in età più giovane, è raro che si presenti prima dei 30 anni. Si stima che, in Italia, siano circa 400 le nuove diagnosi all’anno”.

I sintomi che spesso portano alla diagnosi includono visione offuscata, lampi di luce, difetti del campo visivo, “mosche volanti”, e più raramente dolore oculare.

Il trattamento con protoni è altamente mirato e viene eseguito in una sala dedicata con una tecnica ancora oggi considerata lo standard a livello globale. Ma il Cnao è all’avanguardia anche in questo:

“Cnao è dotato di un fascio di protoni con scanning attivo, che è stato implementato proprio per trattare anche il melanoma oculare”, dichiara il presidente Gianluca Vago. L’approccio è multidisciplinare, e negli anni ha coinvolto diverse eccellenze della sanità italiana. In passato con la divisione di Oculistica Oncologica degli Ospedali Galliera di Genova, oggi con l’Oncologia Oculare dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e quella del Policlinico Gemelli di Roma.

“Dagli anni ’80 ad oggi vi sono chiare evidenze a supporto del trattamento, che rappresenta una valida alternativa all’enucleazione o alla brachiterapia. Sono numerosi gli studi in letteratura che dimostrano che non vi sono differenze in termini di controllo locale della malattia, cioè di sopravvivenza libera da progressione, permettendo però di conservare l’occhio e, in numerosi casi, anche la funzionalità visiva”, conclude Fiore.