Sono diventate note al grande pubblico oltre dieci anni fa, quando l’attrice Angelina Jolie rivelò di esserne portatrice. Ma le mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2, legate a un aumento significativo del rischio di tumore al seno e alle ovaie, non sono tutte uguali: alcune risultano più aggressive e associate a un rischio più elevato di morte per cancro.
È quanto emerge da uno studio internazionale della BRCA BCY Collaboration, coordinato dall’Università di Genova–Irccs Ospedale Policlinico San Martino e dall’Università di Modena e Reggio Emilia, pubblicato sulla rivista Annals of Oncology. Le mutazioni di BRCA1 e BRCA2 possono aumentare fino all’80% la probabilità di sviluppare un tumore al seno e fino al 40% quella di un tumore ovarico.
Nello studio “sono state analizzate caratteristiche ed esiti clinici di 3.294 donne under 40 che, fra il 2000 e il 2020, avevano ricevuto una diagnosi di tumore al seno invasivo ed erano portatrici di una mutazione di BRCA1 o BRCA2”, spiega Eva Blondeaux dell’Unità di Epidemiologia Clinica dell’Irccs Ospedale Policlinico San Martino e coautrice della ricerca. “Si stima che circa 1 neoplasia della mammella su 10 dipenda da difetti dei geni BRCA1 o BRCA2, ma le possibili mutazioni sono moltissime e fino a oggi non era noto se i diversi difetti genetici comportassero anche differenti esiti clinici”.
La ricerca ha preso in esame migliaia di varianti genetiche dei geni BRCA, valutando l’impatto delle singole mutazioni sulla sopravvivenza delle pazienti e arrivando a risultati finora inediti. “Abbiamo potuto osservare, per esempio, che le mutazioni che ‘troncano’ BRCA1 e BRCA2, rendendo la proteina più corta e instabile incidono sulla sua funzionalità e comportano un peggioramento della sopravvivenza nelle pazienti portatrici, mentre le mutazioni di una singola lettera del DNA in BRCA1 o BRCA2 sembrano associarsi a un’aspettativa di vita più lunga”, spiega Angela Toss, docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
La scoperta apre a importanti ricadute cliniche. In futuro, le informazioni sulle specifiche varianti genetiche potrebbero consentire di personalizzare il percorso di cura, indirizzando le pazienti con mutazioni associate a prognosi peggiore verso una sorveglianza più intensiva o trattamenti terapeutici più aggressivi.







