Calabria protagonista nella serata delle cover di Sanremo: Brunori Sas con Maria Antonietta e Colombre, Aiello duetta con Leo Gassmann

Dario Brunori

Stasera, nella quarta serata del Festival di Sanremo 2026 dedicata alle cover e ai duetti, l’Ariston parla anche calabrese. E lo fa con due nomi che, per percorsi diversi ma con una sensibilità simile, hanno portato la provincia di Cosenza dentro il mainstream senza smussarne gli angoli: Brunori Sas e Aiello. Due cantautori legati alla stessa terra, alla stessa città, e a un’idea di musica che tiene insieme scrittura e interpretazione, radici e presente.

Dario Brunori, in arte Brunori Sas, nato a Cosenza nel 1977, è uno dei cantautori più apprezzati degli ultimi anni e non è certo un esordiente sanremese. La sua storia con il Festival è fatta di ritorni e snodi importanti: nel 2019 era già salito sul palco nella serata dei duetti con gli Zen Circus, poi nel 2025 è tornato in gara con “L’albero delle noci”, brano intenso dedicato alla figlia. Quella partecipazione lo ha portato al terzo posto finale e al premio per il miglior testo, certificando un passaggio ormai compiuto: dalla scena “underground” che lui stesso ha contribuito a sdoganare, fino al pubblico più ampio, senza perdere l’identità da cantautore puro.

Nella serata delle cover, Brunori si esibirà accanto a Maria Antonietta & Colombre con una reinterpretazione de “Il mondo” di Jimmy Fontana. Coppia nella vita e sul palco, Maria Antonietta e Colombre rappresentano la “quota indie” di questo Sanremo 2026, e la loro scelta di condividere la scena con Brunori costruisce un triangolo interessante: tre artisti che hanno una grammatica contemporanea ma che, stasera, si misurano con un classico assoluto. “Il mondo” è un brano che appartiene a quella categoria rara di canzoni che non si limitano a essere ricordate: tornano a galla ogni volta con un significato nuovo, perché la melodia e il testo le tengono in vita, come un oggetto che non perde valore.

Pubblicata nel 1965, “Il mondo” fu uno dei successi di quell’estate: un testo struggente, una melodia da classico istantaneo e un arrangiamento etereo ed elegante firmato da Ennio Morricone, con richiami ai giganti del jazz orchestrale. Non è un dettaglio: è parte del fascino e del peso specifico del brano. Nel tempo le versioni si sono moltiplicate, dalle interpretazioni degli anni Sessanta con Milva e Gianni Morandi fino a letture più recenti come quelle di Gianna Nannini e dei Kolors. Sceglierla, oggi, manda un segnale preciso: uno dei movimenti più interessanti dei nuovi cantautori italiani è proprio la riscoperta della melodia “classica” della canzone italiana, rivestita però di suoni e sensibilità contemporanee. È una strategia, certo, ma quando funziona diventa un gesto di stile: non un omaggio polveroso, bensì un dialogo vivo con il repertorio.

Accanto a Brunori, stasera ci sarà anche Aiello, altro artista originario di Cosenza, che duetterà con Leo Gassmann su “Era già tutto previsto” di Riccardo Cocciante. Qui il registro cambia: si entra in un brano del 1973 che è un capolavoro sulla consapevolezza, sul destino, su quella sensazione amara di aver già intravisto la fine prima ancora di cominciare. Aiello porta sul palco una vocalità che si presta bene a questo tipo di intensità: un approccio intimo alla musica, capace di stare dentro il testo senza “spiegarlo”, ma facendolo sentire. E il duetto con Gassmann promette un confronto di timbri e di sguardi, perché in una cover non conta solo la fedeltà alla canzone: conta la tensione che riesci a creare tra ciò che era e ciò che diventa.

Antonio Aiello, classe 1985, nato e cresciuto a Cosenza prima di trasferirsi a Roma, ha costruito il suo percorso partendo da una formazione musicale solida, con lo studio di pianoforte e violino, e poi evolvendo verso un sound che mescola indie, pop e r&b. La sua partecipazione a Sanremo risale al 2021, quando era tra i Big con “Ora”, la sua prima presenza ufficiale in gara. Anche qui, un passaggio chiaro: l’identità personale come centro del racconto, e una scrittura che non ha paura di stare sul confine tra confessione e canzone pop.

La serata delle cover, storicamente, è uno dei momenti più rivelatori del Festival. È lo spazio in cui gli artisti si mettono alla prova senza rete, perché la canzone non è “nuova”: è già dentro la memoria collettiva, e proprio per questo ti giudicano su un dettaglio, su una scelta d’arrangiamento, su una parola tenuta più a lungo, su un silenzio. Per il pubblico calabrese, la presenza di Brunori Sas e Aiello aggiunge un elemento emotivo e identitario: due carriere solide partite dalla stessa provincia e arrivate su un palco nazionale con credibilità, senza bisogno di maschere.

E nel caso di Brunori, il legame con la sua terra resta un tratto quasi narrativo. Il suo studio prove è ancora nei pressi dell’Università della Calabria, che nel 2026 gli conferirà una laurea honoris causa. C’è un verso, “sono cresciuto in una terra crudele dove la neve si mescola al miele”, diventato nel tempo un riferimento identitario per molti calabresi, quasi una frase-simbolo capace di contenere contraddizioni e orgoglio. Un legame che Brunori ha mostrato anche in modo concreto, esibendosi gratuitamente a Capodanno 2026 in Piazza dei Bruzi davanti a migliaia di persone.

Stasera, però, tutto questo entra in una cornice precisa: l’Ariston, la serata delle cover, il rito collettivo del Festival. “Il mondo” e “Era già tutto previsto” sono due scelte diverse, due epoche diverse, due energie diverse. Ma raccontano la stessa cosa: che per portare davvero una canzone sul palco non basta cantarla, bisogna abitarla. E Brunori Sas e Aiello, da quel palco, portano anche un pezzo di Cosenza, senza doverlo spiegare. Basta sentirlo.