Can Yaman sbarca all’Ariston e lancia la provocazione che manda in tilt la sala stampa: «Sono single. Ci sono candidate?»

Can Yaman entra in sala stampa e succede sempre la stessa cosa: per un attimo non è più una conferenza, è un set. Lui lo sa, lo gestisce, lo cavalca senza strafare. Arriva a Sanremo in mattinata, reduce da un set in Spagna, e si presenta con quella calma che sembra studiata e invece è soprattutto mestiere. In poche battute mette insieme il personaggio e l’uomo, la star internazionale e il ragazzo cresciuto “a metà” con l’Italia addosso.

«Sono cresciuto con la cultura italiana, frequentando il liceo italiano a Istanbul, ma tante cose non le conoscevo», racconta. Poi aggiunge il dettaglio che spiega perché la sua lingua, oggi, non suona da ospite: «Da cinque anni vivo in Italia e mi sono immerso nella cultura, imparando tante cose». È una frase semplice, ma funziona perché non chiede applausi: mette un punto e passa oltre, come chi ha capito che l’Ariston non premia chi si spiega troppo.

Il momento, però, arriva subito dopo. La domanda di un giornalista cade nel punto esatto in cui la conferenza smette di essere “protocollo” e diventa spettacolo. Yaman sorride e taglia corto: «Sono single». Un secondo di pausa, poi affonda la lama gentile: «Hai qualche candidata per me?». Sala stampa in fibrillazione, Carlo Conti chiamato in causa quasi per riflesso. Il direttore artistico prova a tenere l’ordine con la risposta più ovvia del mondo: «Io sono sposato». E lì Yaman non si fa pregare: «Mi spiace per te, Carlo», ridendo. Fine del duello, tutti contenti: l’attore ha avuto la sua battuta, Conti non ha perso il timone, i titoli sono già scritti nelle teste di mezza platea.

Ma sarebbe un errore fermarsi al siparietto, perché Yaman – piaccia o no – sta facendo una cosa precisa: sta costruendo la sua presenza a Sanremo come un debutto vero, non come una comparsata da poster. Domani sera sarà co-conduttore della prima serata con Conti e Laura Pausini, e lui lo ripete senza enfasi: è la prima volta che si cimenta nella conduzione di un evento live così esposto. Tradotto: qui non basta “esserci”, bisogna reggere il ritmo, i tempi, il palco che non perdona. E infatti lo aspetta una full immersion di prove.

Nel frattempo torna il tema che, per molti, è il suo passaporto definitivo nel mondo generalista: Sandokan. Yaman ci arriva senza mitologie. Gli chiedono delle nuove puntate e lui risponde con un elemento pratico, quasi brutale: «Ora non potrei, peso 100 chilogrammi. Devo prepararmi, perdere peso». Non è la frase del divo, è la frase di chi conosce il lavoro: il personaggio è un corpo, una postura, una misura. E anche qui la sua comunicazione è chirurgica: niente promesse altisonanti, solo disciplina.

La conferenza, intanto, si riempie di dettagli da backstage che aiutano a “scrivere” il personaggio anche per chi non lo segue da anni. La camicia un po’ aperta, i capelli lunghi portati indietro, l’abbronzatura ostinata, il sorriso sempre pronto: un’iconografia che lui usa come un costume, non come un’armatura. Si parla di look, di cambi d’abito, di quell’estetica total black e white che a Sanremo è sempre un messaggio prima ancora che uno stile. E si torna anche sul tema della preparazione fisica, raccontata come una routine severa, fatta di allenamento costante: non un vezzo, ma una strategia per restare credibile quando la telecamera ti insegue a distanza ravvicinata e il palco ti chiede il conto.

Poi c’è l’altra notizia, quella che fa vibrare un’intera generazione di spettatori italiani: Kabir Bedi. Carlo Conti conferma che sarà ospite, e l’effetto è immediato perché non è un semplice cameo. È la stretta di mano tra due Sandokan, due epoche, due modi di essere icona. Bedi, già nelle ore precedenti, aveva alimentato il gioco con una story in stile “missione segreta”, lasciando intendere la destinazione. Ora la destinazione ha un nome e un orario: l’Ariston.

Attorno a Yaman, come sempre, si riaccende anche la curiosità sentimentale. Lui taglia con «Sono single», e tanto basta per far ripartire la macchina delle domande. In queste ore circolano voci e ricostruzioni su presunti flirt e cene “interpretate” come qualcosa di più, ma il punto – almeno qui – è un altro: Sanremo, per uno come lui, non è solo la vetrina, è il banco di prova. Perché il vero rischio non è la domanda sulle “candidate”. Il vero rischio è entrare nel rito televisivo più osservato d’Italia e uscirne come un corpo estraneo.

Yaman, per adesso, sembra aver scelto la strada più intelligente: non fare l’attore che “gioca a fare il conduttore”, ma l’uomo che si prende la scena sapendo quando scherzare e quando rientrare nei ranghi. Una battuta per conquistare la sala, una frase per raccontarsi, un dettaglio per tenere agganciata la narrazione. E domani, sul palco, la differenza la farà solo una cosa: se quella sicurezza da conferenza reggerà anche quando si accendono le luci vere e l’Ariston diventa, come ogni anno, un tribunale gentile e spietato insieme.