Dal pink Valentino al nero Balenciaga: l’Ariston parla la lingua della moda

Sanremo, 76° Festival della Canzone Italiana. Quarta Serata. Nella foto: Bianca Balti

Sanremo ha sempre avuto un doppio palcoscenico: quello delle canzoni e quello dei look. All’Ariston la musica accende la serata, ma è l’immagine a fissarla nella memoria: un guanto che “buca” l’inquadratura, un collier che abbaglia, una silhouette che diventa racconto. In questo Festival 2026 la moda non è un accessorio del rito: è parte del rito. È la grammatica visiva con cui gli artisti si presentano, si difendono, si reinventano, a volte si prendono anche in giro. E tra haute couture, citazioni punk e nostalgie pop, la passerella sanremese continua a dire molto di più di quel che sembra.

Laura Pausini, per esempio, sceglie di parlare con un lessico netto: total black Balenciaga e un unico colpo di scena, i guanti fucsia. A completare il quadro, grandi occhiali a mascherina contornati di strass in cristallo, T-shirt in nappa con strascico e pantaloni svasati in twill di lana. Tutto è nel taglio, e nel secondo outfit la formula si affina: volumi più dichiarati, platform imponenti, crop top in pelle, lunghi guanti bianchi. Dopo gli estri della puntata precedente, Pausini rientra in carreggiata con scelte modaiole ma rassicuranti, da star che sa quando alzare e quando abbassare il volume.

Dall’altro lato dello spettro, l’irruzione spagnola di Elettra Lamborghini e Las Ketchup porta in scena codici riconoscibili e felicemente “televisivi”: bustier con scollo a cuore, grandi pois, silhouette a sirena, rouches. Il flamenco diventa pop da prime time, con quel gusto da tormentone che si sente persino nei tessuti.

Mara Sattei punta su un abito metalizzato in tulle con spacco e gioielli Salvini, mentre Mecna entra con foulard al collo e completo acceso da brillantini e bottoni oro: una coppia che lavora di riflessi, tra luce e dettaglio, senza strafare.

Poi c’è l’ingresso che sposta l’asse della serata: Bianca Balti. Il suo Valentino Haute Couture della collezione Specula Mundi firmata Alessandro Michele è eleganza teatrale allo stato puro. Il contrasto tra la shade di pink e il boa plissettato oro è poesia, e i gioielli Bulgari – con un collier fatto di centinaia di diamanti di tagli e sfumature diverse – fanno il resto. Il secondo look insiste sul gold, sempre stessa firma e collezione: lurex, drappeggi in vita, maxi rouches plissettate, spacco laterale profondo. E con l’abito strapless verde acqua in cady e guanti salvia, più pendenti di Alta Gioielleria Bulgari con tormaline verdi, diamanti e smeraldi, Balti conferma una verità semplice: quando hai una visione, non serve urlare.

Patty Pravo sceglie un’eleganza che è quasi un rifugio: velluto blu, gioielli Bulgari, una linea che non ha bisogno di effetti speciali. A fare da controcanto, l’energia punk delle Bambole di Pezza con Cristina D’Avena: guanti lunghi come accento cromatico, abito dalla gonna a balze, pizzi e catene. La loro “Occhi di gatto” diventa rock anche nel guardaroba, e la cosa funziona proprio perché è spudoratamente coerente.

Levante, con la jumpsuit Giorgio Armani dai pantaloni extra, trova una marcia in più, mentre Gaia scivola su un effetto più decorativo. Tommaso Paradiso sceglie Emporio Armani e lenti scure, Gaetano Curreri degli Stadio resta l’eterno ragazzo con giacca in pelle effetto used: due modi diversi di dire “classico”, uno più patinato e uno più vissuto.

Nella coppia Michele Bravi–Fiorella Mannoia il look è tutto tono e significato: maniche in ricami macramè Luisa Spagnoli per lei, pantaloni over con pinces Antonio Marras per lui. E poi quella spilletta con la bandiera della Palestina appuntata sul look scuro della Mannoia: un dettaglio piccolo, ma tutt’altro che neutro, capace di trasformare un outfit in dichiarazione.

Il denim e la freschezza della Gen Z si prendono spazio con LDA e AKA 7EVEN insieme a Tullio De Piscopo, mentre Raf e The Kolors restano più sobri, forse troppo per un duo da cui ci si attendeva un guizzo. J-Ax con la Ligera County Fam trasforma l’esibizione in festa e reunion: qui i look passano in secondo piano, perché a comandare è l’energia da “coro dopo pranzo della domenica”, come in quelle tavolate rumorose dove la musica è un pretesto per stare insieme.

Ditonellapiaga e Tony Pitony giocano invece sullo spettacolo puro: lei con parrucca rosa vaporosa e look no pants, lui imperscrutabile e ironico. Un revival ben calibrato, da cabaret elegante, promosso senza riserve.

Serena Brancale sceglie il rosso teatrale, con spalle sagomate e maniche che arrivano a incorporare le dita, mentre Delia al piano aggiunge oro e precisione. Sayf, Alex Britti e Mario Biondi lavorano di citazione: cappelli anni Sessanta, linee morbide, e una spilla vegetale che impreziosisce il completo dalle linee scese.

E poi il dettaglio che buca la scena perché è cinema puro: Belén Rodríguez, attesa e osservata come una “guest star” anomala, arriva con una creazione nera drappeggiata, décolleté strutturato e giarrettiera di strass che si intravede dalla gonna in voile. Un particolare studiato al millimetro, di quelli che in tv durano un secondo e sui social una settimana.

Infine Fedez con Marco Masini e Stjepan Hauser: il rapper alza l’asticella e torna agli azzardi che gli sono naturali, con la maglia effetto seconda pelle che lascia intravedere il petto tatuato. Masini risponde con anfibi lucidi e catena agganciata ai pantaloni: due estetiche diverse che però si incontrano in un’idea comune, quella di non presentarsi mai “normali”.

In fondo è questo il punto: a Sanremo la moda non accompagna la musica, la traduce. Costruisce personaggi, mette in scena intenzioni, crea gerarchie di immagine. E mentre le canzoni cambiano, restano quei dettagli – un guanto, un velluto, un boa d’oro – a fissare per sempre la fotografia del Festival.