Disordine, famiglia e icone: il Sanremo “domestico” di Michele Bravi

Michele Bravi

Entra in sala stampa con il piglio di chi si sente a casa, ma non manca di lanciare una frecciatina ai giornalisti reduci dalle fatiche del giovedì: «Siete decimati! Eppure lunedì non sapevate nemmeno dove sedervi», esordisce Michele Bravi con un sorriso sornione. È il venerdì dei duetti, la serata più attesa, e Bravi la vive con la serenità di chi ha trasformato il Festival in una “reunion” di affetti e stima artistica.

Il “Battesimo di fuoco” con Fiorella e Ornella

Il cuore del suo Sanremo 2026 batte per due icone della musica italiana: Fiorella Mannoia e Ornella Vanoni. Il legame con la Mannoia affonda le radici nell’infanzia a Perugia: «Ero piccolo, andai a un suo concerto con mamma. Mentre cantava Lunaspina, rimasi folgorato. Dissi: “Mamma, io voglio saper fare quella cosa lì”». Oggi quel cerchio si chiude in un manifesto di malinconia e rassegnazione. Stasera insieme interpreteranno Domani è un altro giorno di Ornella Vanoni.

E su Carlo Conti? Bravi conferma l’aura di imperturbabilità del conduttore: «È talmente rilassato che fa quasi impressione. Sto cercando gossip ovunque, ma pare non succeda nulla di scandaloso. Mancano due serate, c’è ancora speranza!».

Tra dischi di Battisti e “antitetanica”

Tra una domanda e l’altra, emerge il lato più intimo e disordinato dell’artista. Interpellato sul caos domestico citato nei suoi testi, Michele confessa: «A casa mia vige il caos. Mia madre dice che servirebbe l’antitetanica per entrare. Sono uno di quei paraculi che dicono di trovare l’ordine nel proprio disordine, ma la verità è che i miei amici con disturbi ossessivo-compulsivi vengono a trovarmi solo per sistemarmi la casa». Niente lacrime cinematografiche sul divano con maglioni di lana, dunque, ma una realtà molto più “miserabile” e autentica.

L’impegno oltre il palco

Non solo musica, però. Bravi ha parlato con trasporto del suo legame con il San Gerardo di Monza e il progetto di recupero psicologico per giovani pazienti oncologici. «Vengo da una famiglia di medici, mio padre è oncologo. Ho visto realtà dove, quando c’è la salute, c’è tutto. Questi ragazzi affrontano la malattia con un cinismo sanissimo che ti insegna a ridimensionare ogni problema».

L’artista ha poi accennato ai prossimi appuntamenti: Commedia Musicale Tour, che lo porterà ad esibirsi il 22 maggio all’Auditorium Fondazione Cariplo di Milano e il 24 maggio al Teatro Olimpico di Roma. Sottolineando la collaborazione con Ilenia Pastorelli («Ha una visione artistica fuori dal comune, trasforma le canzoni in cortometraggi») e il suo legame con le radici umbre, citando l’influenza delle opere di Alberto Burri.

L’eredità di Umberto Bindi

Infine, un pensiero alla comunità LGBTQIA+ e al ruolo di “portavoce”: «Sono cresciuto in una famiglia che mi ha insegnato la libertà. Se oggi posso espormi e cantare ciò che voglio, lo devo anche a chi è venuto prima di me. Penso a Umberto Bindi, che fu cacciato dalle scene solo perché portava un anello al mignolo. Se il mio messaggio può aiutare qualcuno, lo faccio con orgoglio».

Prima di congedarsi, la rivelazione definitiva sul sostegno dei suoi cari, che stanno arrivando a Sanremo in queste ore. Alla domanda sul nome della chat di famiglia, Michele non ha dubbi: «Si chiama: Tutti Bravi con il culo degli altri». Sipario, risate e un lungo applauso.

di Anna Glebova