Sal Da Vinci dopo Sanremo dice “sì” all’Eurovision: “L’ho desiderato tutta la vita, non perdo certo l’occasione. Israele? La musica non tiene colori”

Sanremo, 76° Festival della Canzone Italiana – quinta serata finale Nella foto Sal Da Vinci

Dopo la vittoria al Festival di Sanremo 2026 con il brano Per sempre sì, Sal Da Vinci ha confermato la sua disponibilità a rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest 2026, che quest’anno si svolgerà a Vienna. In conferenza stampa ha sottolineato che la musica è un potente trasmettitore di pace, di accoglienza e di aggregazione e che portare la canzone italiana all’Eurovision sarebbe “giusto” proprio per questi valori, piuttosto che evitarlo per ragioni politiche o geografiche.

Il cantante ha spiegato che non gli interessa boicottare perché la musica “non tiene colori” e può anzi essere uno strumento di connessione tra culture diverse. Pur dicendo di non aver ancora pensato concretamente ai dettagli dell’Eurovision, Sal Da Vinci ha scherzato sul fatto che potrebbe persino celebrare “un matrimonio all’Eurovision”.

La sua scelta arriva in un momento in cui la partecipazione italiana all’Eurovision non è priva di tensioni. La European Broadcasting Union ha confermato la presenza di Israele alla gara, nonostante le forti obiezioni in diversi Paesi in conflitto e la decisione di alcune nazioni di boicottare l’evento o ritirarsi (tra questi Irlanda, Paesi Bassi, Spagna, Slovenia e Islanda).

La posizione di Levante

In Italia, uno dei casi più evidenti è quello di Levante, che prima del festival aveva dichiarato apertamente che se avesse vinto Sanremo non avrebbe voluto andare all’Eurovision proprio a causa della presenza di Israele nella competizione. Secondo quanto riportato da testate internazionali, Levante definiva l’Eurovision “troppo politicizzato” e riteneva che l’Italia non avrebbe dovuto prendere parte all’evento in questa situazione.

L’idea di Ermal Meta

Al contrario, artisti come Ermal Meta, pur senza ambizioni di vittoria finale, avevano espresso l’idea di partecipare comunque se avessero vinto Sanremo: per lui la presenza di Israele non sarebbe un ostacolo e considera che portare la propria musica sul palco europeo avrebbe ancora più significato proprio “se c’è Israele”.

Il tema ha acceso un vero dibattito non solo nelle stanze della musica ma anche sui social e nelle interviste pre-festival: la partecipazione di Israele, in un contesto segnato dall’attuale conflitto in Medio Oriente, è percepita da alcuni come una normalizzazione culturale, da altri come una problematica che non si può ignorare.

Dunque la posizione di Sal Da Vinci si distingue non solo per aver detto senza esitazioni, ma ha anche ribadito che la musica non deve essere strumento di divisione bensì di incontro. La canzone d’amore con cui ha vinto Sanremo sembra incarnare proprio questo spirito, mettendo da parte approcci politicizzati e bellicosi.