“Nicola, io all’una sono già a letto”. Carlo Conti la butta sul ridere, punzecchiando Nicola Savino alla vigilia di una delle serate più impegnative della storia recente del Festival. Savino incassa, mentre Aurora Leone – che con lui, Federico Basso e il maestro Enrico Cremonesi compone il cast del DopoFestival – invita sui social: “Restate che tanto Carlo Conti va spedito e non si fa troppo tardi”.
Il punto è proprio questo: quanto durerà davvero la prima serata con 30 cantanti in gara? Ufficialmente si parte alle 20.40 su Rai 1 e, da programmazione, alle 1.20 si dovrebbe passare la linea al DopoFestival. Sulla carta, una chiusura “umana”. Nella realtà, una corsa contro il tempo.
La scaletta è monumentale. Trenta Big uno dopo l’altro, senza risparmio. E poi i super ospiti: Tiziano Ferro con un medley delle sue hit e il nuovo singolo “Sarò un grande”; Kabir Bedi, il Sandokan di ieri; Can Yaman, quello di oggi; Laura Pausini, che si è autodefinita “logorroica”, con il rischio – delizioso per il pubblico – di allungare i tempi con un racconto in più. È un equilibrio delicato tra spettacolo e cronometro.
Conti, rispetto ai suoi predecessori, ha sempre rivendicato una gestione più “asciutta” della serata. L’obiettivo dichiarato è evitare gli orari monstre dell’era Amadeus-Fiorello, quando si oltrepassavano spesso le due di notte. E infatti il calendario delle prossime serate è costruito con una certa razionalità: domani saliranno sul palco i primi 15 Big e le quattro Nuove Proposte; nella terza serata toccherà agli altri 15 Big e ai due finalisti delle Nuove Proposte. Per entrambe, si punta a chiudere intorno all’1.20. Più lunghe, inevitabilmente, la serata cover di venerdì e la finale di sabato, che dovrebbero terminare poco dopo l’1.40.
Stasera, però, è la prova del fuoco. Perché tutti i 30 artisti devono esibirsi. Ed è qui che il ritmo diventa decisivo: niente tempi morti, niente pause dilatate. Ogni minuto risparmiato su una presentazione è oro puro.
Ecco l’ordine di uscita dei cantanti di stasera:
Ditonellapiaga – Che fastidio!
Michele Bravi – Prima o poi
Sayf – Tu mi piaci tanto
Mara Sattei – Le cose che non sai di me
Dargen D’Amico – Ai Ai
Arisa – Magica favola
Luchè – Labirinto
Tommaso Paradiso – I romantici
Elettra Lamborghini – Voilà
Patty Pravo – Opera
Samurai Jay – Ossessione
Raf – Ora e per sempre
J-Ax – Italia starter pack
Fulminacci – Stupida sfortuna
Levante – Sei tu
Fedez e Marco Masini – Male necessario
Ermal Meta – Stella stellina
Serena Brancale – Qui con me
Nayt – Prima che
Malika Ayane – Animali notturni
Eddie Brock – Avvoltoi
Sal Da Vinci – Per sempre sì
Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare
Tredici Pietro – Uomo che cade
Bambole di pezza – Resta con me
Chiello – Ti penso sempre
Maria Antonietta e Colombre – La felicità e basta
Leo Gassmann – Naturale
Francesco Renga – Il meglio di me
Lda e Aka 7even – Poesie clandestine
Una scaletta che alterna generazioni, linguaggi, mondi sonori. Dal pop più classico al rap, dal cantautorato alla contaminazione urban. Il rischio, quando la lista è così lunga, è l’effetto saturazione. Il vantaggio, invece, è che ogni artista può trovare il proprio spazio, senza l’ansia del confronto diretto immediato con metà cast.
Il vero tema, però, resta il tempo. Perché Sanremo è anche questo: una maratona televisiva che tiene insieme musica, spettacolo e narrazione. E se Conti promette di “andare spedito”, la variabile umana – l’ospite che si emoziona, la battuta che si allunga, l’applauso che non si spegne – è sempre pronta a cambiare il ritmo.
Alle 20.40 si parte. Alle 1.20, secondo scaletta, dovrebbe finire la musica. In mezzo ci sono 30 canzoni, tre super ospiti di peso, due Sandokan, e una Laura Pausini che ha già avvisato di non essere sintetica.
Il cronometro è pronto. E, come ogni anno, sarà lui il vero protagonista silenzioso della serata.







