Sanremo fuori controllo: Elettra col megafono, Celentano che vota Meta e il Festival diventa un reality senza copione

Sanremo non è più solo musica. È un gigantesco reality a cielo aperto dove ogni ora succede qualcosa che sembra scritto da un autore in vena di scherzi, ma che invece nasce dal puro caos festivaliero. Quest’anno, più che mai, il vero spettacolo non sta soltanto sul palco dell’Ariston: è per strada, negli alberghi, nei corridoi e nelle interviste improvvisate, dove i protagonisti si trasformano in personaggi da commedia.

A guidare la classifica delle scene surreali c’è Elettra Lamborghini, ormai diventata la mascotte involontaria della notte sanremese. Il suo tormentone sui “festini bilaterali” che le impediscono di dormire ha già fatto il giro dei social. Stremata dalla musica che continua fino all’alba, ha lasciato la camera d’albergo sperando di trovare pace a Montecarlo. Missione fallita. Anche lì, racconta, la musica pompava sotto le finestre. Risultato: ritorno a Sanremo e protesta itinerante con megafono, una specie di campagna personale contro le notti brave. Il paradosso? Tra una lamentela e l’altra, finisce per sparare a tutto volume “Aserejè”, trasformando la protesta in un mini rave ambulante.

Se la notte è rumorosa, il giorno non è da meno. J-Ax, che da sempre ama mischiare musica e provocazione, ha piazzato una frase destinata a far discutere. Parlando di politica, ha usato una metafora graffiante che paragona i politici a figure di contorno della finanza, con un’immagine che ha fatto immediatamente saltare le timeline social. Considerando che tra i suoi fan c’è anche Elly Schlein, salita in passato sul palco di un suo concerto, c’è già chi aspetta le reazioni del mondo politico.

Poi c’è la partita più delicata, quella giocata sulle canzoni e sui significati. Adriano Celentano ha scelto di esporsi pubblicamente sostenendo Ermal Meta, in gara con un brano dedicato ai bambini palestinesi. Un endorsement pesante, da veterano che da decenni decide quando parlare e quando restare in silenzio. Il brano, però, ha acceso discussioni roventi: qualcuno lo ha accusato di raccontare solo una parte del conflitto, critica respinta con fermezza dal cantante, che ha reagito duramente alle polemiche. In mezzo, il Festival fa quello che sa fare meglio: trasformare una canzone in un caso politico.

Intanto Dargen D’Amico continua a seminare citazioni pop e riferimenti laterali. Nel suo brano spunta perfino il nome del leggendario “Kaiser” Raposo, il calciatore-truffatore che per anni firmava contratti senza mai toccare davvero un pallone. Un personaggio talmente assurdo da sembrare inventato, e invece reale, perfetto per entrare nel collage ironico e surreale che Dargen porta sul palco. A Sanremo, quando meno te lo aspetti, il calcio, la musica e il gossip finiscono nello stesso calderone.

Le confessioni più spiazzanti arrivano però dalle nuove generazioni. Nicolò Filippucci, vincitore delle Nuove Proposte, si è raccontato senza filtri in un’intervista che ha fatto discutere più per le dichiarazioni intime che per la vittoria stessa. Segno che oggi il personaggio conta quasi quanto la canzone, e che il confine tra artista e influencer si assottiglia ogni anno di più.

Nel frattempo, Sanremo regala pure piccoli drammi sentimentali. Fulminacci si è ritrovato seduto vicino a Ditonellapiaga, con cui aveva avuto una breve frequentazione finita male. Nessuna scenata, solo quel disagio silenzioso che vale più di mille parole e che il pubblico, ovviamente, ha già trasformato in meme.

A completare il quadro ci pensa Guendalina Tavassi, che senza troppi giri di parole ha demolito parte del cast scelto da Carlo Conti. Il giudizio è stato feroce e ironico allo stesso tempo: canzoni paragonate a sigle di cartoni animati e artisti descritti con nomi storpiati, in una raffica di battute che ha fatto infuriare i fan e divertire gli spettatori più cinici. Il suo messaggio, in sostanza, è semplice: meglio restare a casa che salire su quel palco. Una frase che, come sempre accade a Sanremo, finisce per alimentare la curiosità invece di spegnerla.

Il risultato finale è un Festival doppio. Da una parte le esibizioni, le classifiche, la gara. Dall’altra un circo parallelo fatto di polemiche, frecciate, confessioni e scene da commedia involontaria. Sanremo 2026, più che una kermesse musicale, sembra un gigantesco romanzo corale dove ogni personaggio entra in scena con la propria storia, spesso più rumorosa della canzone che porta.

E mentre il palco continua a brillare, fuori la città resta sveglia, rumorosa, imprevedibile. Proprio come piace al gossip.