E’ partita la 76ª edizione del Festival della Canzone Italiana e i riflettori sono puntati non solo sui brani ma anche sui look. Tra omaggi, novità, eleganza e stravaganza, qui troverete una panoramica e un’idea delle prime mise della kermesse.
Inno a Giorgio Armani: dalla conduttrice ai concorrenti
La prima serata del festival è stata un vero e proprio tributo a Giorgio Armani, uno dei padri fondatori della moda italiana, scomparso lo scorso settembre. Ad omaggiarlo, la stessa madrina del festival, Laura Pausini, in tre creazioni Giorgio Armani Privé, linea oggi guidata dalla nipote dello stilista, Silvana. Per il primo abito in velluto nero con un profondo scollo a cuore off-shoulder, un collier Pomellato Alta Gioielleria, archivio 1967 con tanzanite, pietra blu dai toni violacei.
Il secondo abito avvolgeva la Pausini in una cappa velata tempestata di cristalli, nel rispetto dell’inspiegabile, irritante amore di Laura Pausini per i mantelli. Il colori del terzo look, invece, riprendevano elementi d’archivio e codici della casa: un blu notte ricoperto di pietre dai toni freddi. Nel complesso tre look solenni ma forse un po’ troppo severi per un personaggio così energico.
Non solo la conduttrice, anche i cantanti in gara hanno indossato creazioni delle varie linee della maison, con omaggi meno riusciti. Tommaso Paradiso ha indossato Emporio Armani. Pulito, a tratti scarno: camicia aperta recidivamente a mostrare una maglia “della salute”, peraltro bianca, in netto contrasto col beigiolino già disturbante. A completare il disastro cromatico, dei pantaloni neri. Unico dettaglio che nobilita il look, una spilla sulla giacca. Anche Levante ha omaggiato Armani indossando un tubino midi a fascia strassato con mules oro. La scollatura non era impreziosita da collane, le braccia spoglie di bracciali. Molto chic, ma nemmeno il suo incarnato era valorizzato troppo bene da questi colori. Emporio Armani anche su Chiello che ha debuttato all’Ariston con una giacca napoleonica di grande tendenza, ma comunque opinabile.
I giovani in gara: vari esempi di originalità
Negli anni precedenti è sembrato che ci fosse una lista di elementi fissi da far indossare ai partecipanti più giovani: eco-pelle (immancabile!), pantaloni parachute, cravatte su giubbotti croppati, catenine. LDA e Aka 7even ieri sera hanno spuntato tutti i campi della lista. A parte loro, però, pare che il festival si sia liberato di quest’indice per approdare a look più ricercati, non necessariamente classici ma comunque eleganti. Esempi di questo sono stati Fulminacci e Tredici Pietro, entrambi in abiti doppiopetto Ami Paris. Un completo formale ma giovanile anche quello di Sayf in marrone gessato con mocassini abbinati alla cravatta in pelle. Cravatte piccole, colori più originali del nero. Total black su Samurai Jay dal quale ci si aspettava mise più discutibili. Ha invece indossato un doppiopetto particolarmente originale di Dickson Lim, un brand malesiano di nicchia. Più banale Leo Gassman, una camicia bianca dal taglio particolare su pantaloni neri. Al posto della fascia una sorta di gilet mutilato, enigmatico, problematico.
Regine d’eleganza in bianco e nero
Bianco per le più amate dal pubblico di quest’edizione: Arisa e Serena Brancale. Luminosa come sul carpet, Arisa ha indossato un look custom Des Phemmes in seta con 1380 gocce di cristallo cucite a mano in ben 128 ore di lavorazione. Il sofisticato taglio della gonna all’altezza della caviglia e lo spacco sul retro lasciavano intravedere delle décolleté bianche. Serena Brancale, invece, ha indossato un lungo abito, pulito e ben lontano dalle silhouette e dai colori dello scorso anno, più vicino alla delicatezza del tema trattato nella sua canzone. Non è mancato stupore per chi l’ha vista così sobria. Vanno ricordate le radici jazz della musica di Serena Brancale per accettare il rovesciamento rispetto allo stile dello scorso anno. Regine d’eleganza anche le donne in nero. Patty Pravo, gemmata sulle braccia e Mara Sattei in un inconfondibile abito Vivienne Westwood con scollo a cuore e gonna asimmetrica e mules. Incantevole, non fosse stato per quelle orrende calze color carne che avrebbe potuto togliere per tre minuti di esibizione, presumendo che all’Ariston funzioni abbastanza bene l’impianto di riscaldamento.
Look “da urlo!” (di terrore)
Non sono mancate stravaganze. Non parliamo solo della regina del twerk Elettra Lamborghini con indosso un abito couture di Tony Ward, molto simile al design Moschino e Schiaparelli. Dargen D’Amico ha indossato un parquet stampato su un kimono Mordecai, Nayt ha scelto un minimalismo militare (con catenella giovanile!), J-Ax in veste country ha sorpreso tutti. Sarà stato fastidioso agli occhi di tutti l‘outfit di Ditonellapiaga, con corpetto zippato su t-shirt a stampa. Rosso e toni del rosa cipria. Da urlo! (di terrore).
di Camilla Pignatiello







