Certe atlete non “chiudono” un’Olimpiade: la riscrivono fino all’ultima curva. Michela Moioli lo fa ancora, e lo fa davanti a casa, nel modo più suo: soffrendo, rincorrendo, rimontando. Nel giorno del cross a squadre, la regina dello snowboard italiano si prende un altro pezzo di storia insieme a Lorenzo Sommariva: argento nel team event, dietro la Gran Bretagna e davanti alla Francia, con un finale che sembra un marchio di fabbrica.
È la seconda medaglia di questi Giochi per Moioli, dopo il bronzo individuale conquistato due giorni fa. Ma soprattutto è l’ennesimo capitolo di un percorso olimpico ormai completo: oro nel 2018, argento a squadre nel 2022, bronzo nel cross femminile e ora un nuovo argento in coppia. Una collezione che parla di continuità, di testa, di quella capacità di restare lì quando cambiano piste, avversarie, pressioni. E di farlo da protagonista, non da comparsa di lusso.
Questo argento, però, ha un sapore in più perché arriva dopo una vigilia che poteva spezzare tutto. Mercoledì, in allenamento, un incidente brutto: trauma facciale e un’intera giornata passata con la paura reale di non poter gareggiare. Invece Moioli è ripartita, come ha sempre fatto in carriera, portandosi dietro l’adrenalina e lasciando a valle i dubbi. Il risultato è una gara costruita a scatti, con un elemento costante: lei che rientra, lei che richiude.
Il copione si vede già dai quarti. Sommariva esce dal primo turno con un ritardo pesante, otto decimi. In snowboard cross, dove tutto succede in un lampo, non è un dettaglio: è un invito al rischio. Moioli lo prende e lo trasforma in carburante. Ricuce subito, porta la coppia in semifinale e, come se non bastasse, firma il miglior tempo di manche. È un messaggio al tabellone e alle rivali: l’Italia non è in scia, l’Italia è in corsa.
In semifinale la scena si ripete con un’altra sfumatura: lo svantaggio è più piccolo, tre decimi, ma la qualità degli avversari sale. Moioli richiude anche quello e si prende il primo posto, davanti all’australiana Baff, oro olimpico in carica. Ancora una volta non è solo velocità: è gestione, lettura, freddezza. Nel team event, ogni errore pesa doppio, perché lo erediti e lo paghi. Lei, invece, lo cancella.
Poi la finale, quella che ha sempre l’odore della lotteria e la crudezza del dettaglio. Nel turno maschile cade l’australiano Adam Lambert e l’Australia esce di fatto dalla partita: a Baff resterebbe un’impresa impossibile, recuperare quattro secondi. Dietro, invece, è battaglia vera per il podio. Moioli parte terza e risale fino alla seconda posizione, con quella progressione che non è spettacolo fine a sé stesso ma necessità pura: prendere spazio, scegliere traiettoria, strappare metri dove sembra non esserci margine. Taglia il traguardo alle spalle della Gran Bretagna e regala all’Italia un argento che pesa come un titolo.
Pesa anche perché, con quella medaglia arrivata alle 14.57, l’Italia tocca quota 21 e firma il nuovo record di medaglie azzurre ai Giochi invernali, superando il precedente primato di 20 che resisteva da Lillehammer 1994. È una cifra che dice molto di queste Olimpiadi e qualcosa di preciso di lei: delle otto medaglie complessive vinte dallo snowboard italiano, quattro portano la firma di Michela Moioli. Metà del bottino di uno sport intero, in pratica, passa dal suo casco.
Sul podio c’è anche l’emozione delle immagini che chiudono la giornata: Giovanni Malagò premia Moioli e Sommariva e stringe in un abbraccio lungo una campionessa visibilmente commossa. Non è solo l’argento. È la somma di tutto: la paura, l’attesa, l’incidente, le rimonte, l’Olimpiade di casa che si chiude con l’Italia davanti a un numero nuovo. E con lei, ancora una volta, al centro della fotografia.







