C’è un modo tutto italiano di chiamare “giornata di sport” qualcosa che, in realtà, assomiglia a una collezione di momenti irripetibili. Milano Cortina, anche stavolta, non si accontenta di una medaglia sola: ne mette due nello stesso racconto, una nel pomeriggio e una in serata, come se l’album dei Giochi pretendesse pagine piene.
Prima scena: lo slittino. Quarta medaglia azzurra in questa edizione, e non è un dettaglio. Dopo gli ori del doppio maschile e del doppio femminile e dopo il bronzo di Dominik Fischnaller, è la gara a squadre a consegnare un altro bronzo all’Italia. È un podio che sa di lavoro collettivo, di prove ripetute, di traiettorie da fare e rifare fino a sentirle nelle gambe. Oro alla Germania in 341”72, argento all’Austria a 0.542. E poi loro: terzi gli azzurri con Verena Hofer, Rieder-Kainzwaldner, Fischnaller e la coppia Voetter-Oberhofer. È il tipo di bronzo che pesa quanto una conferma: non un colpo isolato, ma un sistema che regge.
La pista “Eugenio Monti” del Cortina Sliding Center, in questa Olimpiade, è diventata una specie di confessionale tecnico: o ci arrivi con la linea giusta, o ti punisce senza pietà. L’Italia dello slittino la linea l’ha trovata più volte, fino a chiudere “un’edizione monumentale” al secondo posto del medagliere della disciplina, alle spalle della Germania, con un bilancio che fa rumore: 3 ori, 1 argento e 1 bronzo. Dietro quei numeri non c’è solo la somma delle discese: c’è l’idea, rarissima, di un reparto che funziona. Che non vive di una sola punta, ma di una squadra vera.
Seconda scena: Arianna Fontana. E qui, più che la cronaca, serve il fiato. Perché la 35enne valtellinese, in serata, va oltre la storia e firma un argento nei 500 che non è “solo” una medaglia: è la tredicesima medaglia olimpica della sua carriera, l’aggancio a Edoardo Mangiarotti, la lista degli italiani più volte sul podio dei Giochi riscritta con due nomi appaiati, schermidore e pattinatrice, due epoche diverse unite da una stessa parola: leggenda.
Fontana, però, non si presenta mai come un monumento immobile. È ancora un’atleta in movimento, con altre tre gare a Milano Cortina 2026 per superare quel numero che adesso è diventato un traguardo e insieme un invito: i 1000, i 1500 e la staffetta femminile. È l’assurdo privilegio dei campioni veri: non chiudono, rilanciano.
Nei “suoi” 500 — quattro giri e mezzo a ventre a terra, la velocità che non perdona né un pensiero né un appoggio — diventano addirittura cinque le medaglie olimpiche consecutive: bronzo a Vancouver 2010, argento a Sochi 2014, oro a PyeongChang 2018 e oro a Pechino 2022, fino all’argento di oggi. E se serve ricordarlo, è giusto farlo: a Torino 2006, a 15 anni e 314 giorni, era già bronzo con la staffetta. C’è gente che in una vita si fa un’icona: lei si è fatta una traiettoria.
La finale è un distillato di short track, cioè di caos ordinato. Alla corda, posizione privilegiata, c’è Xandra Velzeboer. Alla sua destra, come nelle prime due volate, Arianna Fontana. Al via succede subito quello che in questa disciplina succede sempre quando la tensione è al massimo: un contatto, la caduta dell’olandese Poutsma. Che si rialza e si rimette in gara, perché qui nessuno aspetta nessuno.
Velzeboer prende la testa, Fontana è abilissima ad accodarsi. L’olandese è un missile, e l’azzurra, che di solito è quella che fa impazzire le altre con le accelerazioni, questa volta deve cedere qualche metro. Si crea un buco. L’oro diventa una prenotazione: 41”609. Dietro, Poutsma e la canadese Sarault, poi bronzo in 42”427, si avvicinano in modo pericoloso, come succede sempre quando pensi che la partita sia finita e invece devi ancora difendere. Arianna non perde compostezza. Fa quello che fanno i campioni quando le gambe bruciano: resta dentro la gara, resta dentro se stessa. Missione compiuta: 42”294. Argento. Ancora.
E poi ci sono le immagini che, al di là dei cronometri, fanno parte della giornata: l’abbraccio con il marito e allenatore Anthony Lobello, uno di quei gesti che non hanno bisogno di didascalie. Intorno, per gli altri azzurri non è stata una serata felice: Pietro Sighel squalificato per cambio di traccia, Thomas Nadalini, Luca Spechenhauser e Chiara Betti eliminati nei quarti. Anche questo è sport: la luce piena su qualcuno, l’ombra dura su altri, nello stesso identico minuto.
Ma il senso della giornata resta lì, in quella doppia firma: bronzo di squadra nello slittino e argento di fuoriclasse nello short track. Un’Italia che non si limita a “esserci”, ma che trova il modo di farsi ricordare. E a queste Olimpiadi, ormai è chiaro, non succede per caso.







