Altro che “Ucraina al tappeto”: Kiev contrattacca e parla di 200 km² ripresi in una settimana. E sul fronte russo scoppia il caso Starlink

La guerra russo-ucraina entra nel suo quarto anno e, mentre in Italia si continua a sentenziare da salotto su chi stia “vincendo” e chi sia “finito”, dal fronte arriva una storia diversa, almeno per come viene raccontata in questi giorni da una parte degli osservatori: l’esercito di Kiev starebbe provando a recuperare terreno, e lo farebbe con l’arma che più di tutte ha riscritto questa guerra. I droni.

È un’immagine quasi ossessiva, ripetuta da chi mette piede nelle basi e parla con le unità operative: droni in decollo, droni in inseguimento, droni che osservano, droni che colpiscono. Nel testo che circola in queste ore si cita una cifra che fa rumore: “quasi l’80 per cento delle perdite” in entrambi gli eserciti sarebbe dovuto a quest’arma. Un numero enorme, che spiega perché ogni avanzata o arretramento oggi si misuri non solo in chilometri, ma in connessioni, segnali, interferenze, e capacità di vedere prima dell’altro.

Dentro questo contesto arriva la notizia, rimbalzata tra blogger militari dei due campi e ripresa da fonti che chiamano in causa l’Institute for the Study of War di Washington: tra mercoledì e domenica scorsi le truppe di Zelensky avrebbero riconquistato fino a 200 chilometri quadrati. Se confermata, sarebbe l’avanzata ucraina più cospicua dal giugno 2023, e per estensione paragonabile ai successi russi dello scorso dicembre.

Ma qui serve un freno a mano tirato forte. Perché lo stesso racconto che mette in vetrina i “200 km²” aggiunge subito la postilla che cambia tutto: si parlerebbe di progressi nella cosiddetta “zona grigia”, cioè quella fascia di territorio dove nessuna delle due parti esercita un controllo pieno e stabile. Traduzione: il confine tra avanzata reale e avanzata “dichiarata” è sottile, e la nebbia della guerra — fatta di propaganda, disinformazione e caos operativo — rende ogni metro un rebus.

Eppure, anche con tutte le cautele del caso, il segnale viene letto come un cambio di ritmo. Il punto è capire perché. La spiegazione che emerge dal materiale che hai riportato punta su un elemento tecnico che, in una guerra di droni e comunicazioni, vale quanto un battaglione: Starlink. Le fonti citate sostengono che i contrattacchi ucraini “fanno leva sul recente blocco di Starlink alle forze armate russe”, con effetti immediati e pesanti: problemi nelle comunicazioni tra le unità al fronte e, soprattutto, difficoltà nell’utilizzo dei droni.

È il tipo di dettaglio che sposta gli equilibri senza fare rumore. Se il soldato non comunica, se l’unità non riceve coordinate, se il drone non trasmette, il fronte diventa un mosaico di reparti che si muovono a tentoni. Ed è qui che si apre la domanda inevitabile perché i russi avrebbero avuto accesso a Starlink “fino a pochi mesi fa”? L’interrogativo resta appeso. Perché nel materiale riportato non ci sono prove, spiegazioni o documenti, solo il riferimento a quanto avrebbero sostenuto blogger e fonti di analisi.

Come se non bastasse, il quadro delle comunicazioni russe sarebbe stato aggravato da un’altra scelta citata nello stesso racconto. Il taglio dei collegamenti con Telegram, attribuito a Putin, nel solco di una strategia di controllo e censura delle notizie in rete, soprattutto quelle relative alle perdite. Anche qui, l’effetto pratico sul fronte sarebbe lo stesso. Più silenzio, meno coordinamento, più difficoltà a far funzionare una guerra che vive di dati e segnali.

Poi ci sono i numeri delle perdite, sempre delicatissimi e quasi impossibili da verificare in tempo reale. Il nuovo ministro della Difesa ucraino, Mykhailo Fedorov parla di 35.000 russi tra morti, feriti e dispersi in gennaio e 30.000 in dicembre. Sono cifre pesanti, da maneggiare con le pinze. Perché in guerra i numeri sono spesso un’arma quanto i droni, e ogni parte li usa per sostenere il proprio racconto.

Resta il fatto che, sul terreno, il dibattito non è più quello vecchio, da cartina geografica e frecce colorate. È un dibattito da rete, da tecnologia e da controllo dell’aria bassa. Se davvero l’Ucraina sta guadagnando chilometri in questi giorni, lo starebbe facendo dentro una guerra dove il filo più importante non è quello del fronte, ma quello invisibile delle comunicazioni. E quando quel filo si spezza, anche per poco, qualcuno avanza e qualcuno resta fermo. Anche solo nella “zona grigia”, anche solo finché la nebbia non si dirada.