Attacco con droni su Roma? L’allarme di Andrea Stroppa: «Bastano cinque droni da una barca»

L’allarme sulla sicurezza dell’Italia

Mentre nel Golfo infuriano gli attacchi tra Iran e Paesi alleati degli Stati Uniti, anche in Italia qualcuno si pone una domanda sempre più scomoda: il nostro Paese sarebbe davvero al sicuro in caso di un attacco simile? La risposta che arriva da Andrea Stroppa, considerato il principale referente italiano di Elon Musk, è tutt’altro che rassicurante.

Secondo l’informatico e analista, l’Italia non è preparata alla nuova forma di guerra tecnologica che si sta affermando nei conflitti moderni. Non servono missili intercontinentali o bombardieri strategici per mettere in ginocchio un Paese. Bastano droni, pochi e relativamente economici.

Il rischio per le infrastrutture italiane

Stroppa lo spiega senza giri di parole in una serie di interventi pubblicati su X. «Attacchi simili, in Italia, metterebbero fuori uso aeroporti, stazioni ferroviarie, infrastrutture energetiche e ospedali già nelle prime 48 ore», scrive. Il punto, secondo lui, non è la distanza dall’Iran. Il vero problema è la vulnerabilità delle infrastrutture.

Lo scenario di un attacco con droni su Roma

Il quadro che descrive è quello di una minaccia molto più semplice e realistica di quanto si immagini. «Per farvi capire meglio – spiega – non serve che l’attacco parta dall’Iran. Basta un peschereccio al largo di Ostia che lanci cinque droni di medie dimensioni carichi di esplosivo e, in mezz’ora, possono colpire sia Palazzo Chigi sia il Quirinale».

La lezione della guerra in Ucraina

Uno scenario che sembra uscito da un film ma che, secondo molti esperti di sicurezza, non è affatto fantascienza. La guerra in Ucraina ha dimostrato che i droni possono colpire obiettivi strategici a centinaia di chilometri di distanza con costi minimi rispetto ai sistemi militari tradizionali.

Difese italiane insufficienti contro i droni

Il problema, sostiene Stroppa, è che le difese italiane non sarebbero adeguate a contrastare una minaccia di questo tipo. «Se vi state chiedendo se quei fucili anti-drone dell’Esercito funzionino contro questo tipo di minacce, la risposta è: no», scrive ancora.

Il modello della Germania per la difesa

Il ragionamento dell’informatico non si ferma alla denuncia. Nel suo intervento prova anche a indicare una possibile strada per ridurre il rischio. Il modello da seguire, secondo lui, è quello della Germania, che negli ultimi anni ha accelerato lo sviluppo di sistemi di difesa contro droni e missili.

Il ruolo di Rheinmetall e Anduril

«La Germania sta lavorando rapidamente su due binari», spiega Stroppa. «Il primo è una difesa di alto livello basata su sistemi molto costosi contro minacce sofisticate». In questo campo Berlino può contare su un gigante industriale come Rheinmetall, che ha stretto accordi con la società americana Anduril, specializzata proprio nelle tecnologie di difesa avanzata.

Il dialogo mancato con l’Italia

Proprio con Anduril, racconta Stroppa, aveva provato ad aprire un dialogo anche con le istituzioni italiane. «Tre anni fa avevo proposto di avviare un canale privilegiato con l’azienda», scrive. Nel frattempo però Anduril ha stretto accordi con diversi governi europei, tra cui Germania, Polonia e Regno Unito.

Costruire una difesa nazionale basata sui droni

Il secondo pilastro della difesa, secondo l’analista, dovrebbe essere più rapido e meno costoso: costruire una capacità nazionale basata sui droni, seguendo l’esperienza maturata dall’Ucraina durante la guerra con la Russia.

Il coinvolgimento delle aziende italiane

«L’Italia dovrebbe acquisire subito know-how ucraino per costruire, in tempi brevissimi, una capacità di difesa basata sui droni», sostiene Stroppa. L’idea sarebbe quella di mettere insieme grandi aziende e piccole imprese tecnologiche per creare una filiera nazionale.

Nel progetto dovrebbero essere coinvolti gruppi industriali come Leonardo per la parte tecnologica più avanzata, insieme a una rete di piccole e medie imprese per la produzione e l’integrazione dei sistemi. Il tutto in collaborazione con aziende ucraine che hanno già sviluppato soluzioni operative sul campo.

Il possibile finanziamento del piano

Per finanziare un piano del genere, Stroppa propone di coinvolgere direttamente Cassa Depositi e Prestiti e le principali banche italiane. L’obiettivo non sarebbe soltanto difensivo. «Difendersi, assimilare tecnologia e creare posti di lavoro nel Paese», scrive.

Una guerra tecnologica che cambia gli equilibri

Il messaggio però si chiude con una punta di amarezza. Stroppa ricorda che suggerimenti simili sono stati avanzati già in passato senza ottenere grandi risultati. «Buon lavoro a maggioranza e opposizione», conclude ironicamente.

Intanto la guerra tecnologica continua a evolversi. I droni sono diventati l’arma simbolo dei conflitti contemporanei. Economici, difficili da intercettare e sempre più precisi, stanno cambiando le regole della sicurezza militare.

Ed è proprio questa trasformazione che rende la domanda iniziale sempre più urgente. In un mondo dove bastano pochi velivoli senza pilota per colpire obiettivi sensibili, la distanza geografica non garantisce più protezione. Anche per un Paese come l’Italia, che per decenni si è sentito lontano dai fronti di guerra.