Gli Stati Uniti e i loro alleati sarebbero in grado di neutralizzare i siti di lancio nucleari di Russia e Cina nell’arco di poche ore. È la tesi contenuta nel rapporto “Masters of the Air: Strategic stability and conventional strikes”, firmato da Dan Plesch e Manuel Galileo. Che analizza il potenziale di un attacco preventivo non nucleare contro le forze strategiche di Mosca e Pechino.
Il documento si concentra sulla possibilità che Washington e la NATO possano distruggere le capacità nucleari russe e cinesi utilizzando esclusivamente armi convenzionali. E quindi senza ricorrere all’atomica. Una prospettiva che, secondo gli autori, non rappresenta una buona notizia per la stabilità globale. L’enorme vantaggio tecnologico e operativo statunitense potrebbe alimentare timori a Mosca e Pechino, contribuendo a una nuova corsa agli armamenti.
Lo studio arriva a un anno dalla scadenza del trattato START tra Stati Uniti e Russia, prevista per il 2025. In questo contesto, gli autori invitano le organizzazioni internazionali a prendere atto della gravità della situazione. E a riaprire un confronto serio sul disarmo nucleare bilaterale.
Tra i punti chiave del report c’è l’annuncio statunitense di voler dispiegare missili a lungo raggio in Germania entro il 2026. Una scelta che, secondo lo studio, porterebbe diversi siti russi di missili balistici intercontinentali (ICBM) nel raggio d’azione diretto delle forze occidentali. Non solo: anche i missili mobili e nascosti potrebbero essere colpiti, grazie alla combinazione di bombardieri stealth, velivoli con bombe guidate, missili da crociera e balistici.
Il rapporto cita in particolare sistemi come i missili da crociera JASSM-ER e XR, i Tomahawk, gli AMRAAM, gli SM-3 e SM-6, impiegabili da bombardieri invisibili ai radar, navi e basi terrestri. Nonostante i progressi compiuti da Russia e Cina nel campo dei radar, gli autori ritengono che tali capacità restino inferiori rispetto alla tecnologia stealth statunitense.
Un ulteriore elemento di vantaggio per Washington sarebbe rappresentato dall’uso combinato di aerei pilotati e droni. Che estendono il raggio operativo delle armi e riducono i tempi di impatto. A questo si aggiungono i sistemi di difesa aerea come Aegis, Patriot e THAAD. Che offrirebbero agli Stati Uniti la possibilità di intercettare missili balistici russi e cinesi. Secondo il rapporto, anche missili aria-aria potrebbero essere impiegati per distruggere un ICBM nella fase iniziale del lancio, pochi minuti dopo la partenza.
Il dominio statunitense, secondo lo studio, si estenderebbe anche ai mari e ai cieli. I sottomarini russi, si legge, sarebbero più facilmente tracciabili e dunque vulnerabili in aree monitorate dalla NATO. I bombardieri strategici russi Tu-95MS “Bear”, definiti “lenti e vulnerabili”, costituirebbero una minaccia solo se riuscissero a decollare senza essere intercettati. Eventualità ritenuta improbabile dagli autori. Anche i Tu-160 “White Swan” sarebbero, secondo il rapporto, inferiori alle capacità radar e aria-aria statunitensi.
Quanto alla Cina, lo studio afferma che Pechino non dispone ancora di bombardieri strategici con autonomia sufficiente a colpire obiettivi oltre gli 11.000 chilometri, limitandone così la proiezione globale.
Nel complesso, il documento suggerisce che Mosca e Pechino spingano per aumentare le proprie capacità nucleari e convenzionali proprio per riequilibrare la disparità rispetto agli Stati Uniti. Una sproporzione così marcata, avvertono gli autori, rischia di generare errori di calcolo pericolosi in caso di crisi o conflitto.
“La nostra analisi rivela che gli Stati Uniti e i loro alleati dispongono oggi di una capacità plausibile, con forze non nucleari, di prevenire le forze nucleari russe e cinesi attraverso la rilevazione, la neutralizzazione e la difesa”, afferma lo studio. Una constatazione che dovrebbe fungere da base per valutare l’impatto di nuove tecnologie come i missili ipersonici, l’intelligenza artificiale e le operazioni nel cyberspazio e nello spazio.
Il rapporto rientra nel progetto “Strategic Concept for the Removal of Arms and Proliferation”, guidato dal professor Plesch presso la SOAS University di Londra. Tra gli obiettivi del progetto c’è la promozione di una nuova sessione speciale annuale dell’Assemblea generale dell’ONU sul disarmo, come proposto dal segretario generale António Guterres nella “New Agenda for Peace” del luglio 2023.
Il messaggio finale del report è ambivalente: da un lato sottolinea la superiorità tecnologica occidentale; dall’altro avverte che proprio questa superiorità potrebbe destabilizzare l’equilibrio strategico globale, aumentando la diffidenza e la competizione nucleare in un mondo già attraversato da tensioni profonde.







