Medio Oriente paralizzato nei cieli: oltre 5.000 voli cancellati, aeroporti colpiti e scali strategici fuori uso

Il Medio Oriente si sveglia con i cieli sbarrati. All’indomani dell’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti verso l’Iran, la situazione aerea è diventata una delle emergenze più immediate e tangibili del conflitto. Gli spazi aerei di Iran, Israele, Iraq, Qatar, Bahrein, Kuwait, Siria ed Emirati Arabi Uniti restano chiusi: nessun decollo, nessun atterraggio, nessun sorvolo autorizzato. Una paralisi quasi totale che ha congelato rotte strategiche tra Europa, Asia e Africa.

Parziale chiusura anche per Arabia Saudita, Giordania e Libano, dove il traffico è fortemente limitato e sottoposto a continue revisioni operative. La conseguenza è immediata: oltre 5.000 voli cancellati tra ieri e oggi, secondo i dati del sito specializzato FlightAware. Circa la metà delle soppressioni riguarda la sola giornata odierna. Una cifra che fotografa un sistema aereo regionale messo in ginocchio nel giro di poche ore.

Gli scali più coinvolti sono quelli che rappresentano i grandi snodi intercontinentali: Dubai, Doha, Abu Dhabi, Tel Aviv e Jeddah. In particolare Dubai, uno degli hub più trafficati al mondo, vive una situazione estremamente critica. Oltre alla chiusura dello spazio aereo, l’aeroporto internazionale sarebbe stato colpito prima da un drone e poi da un missile iraniano, riportando danni strutturali. Le prime immagini diffuse mostrano fumo e aree evacuate, con passeggeri bloccati e voli dirottati.

Non meno delicata la situazione a Doha, in Qatar, altro snodo cruciale per i collegamenti tra Occidente e Asia, nonché base operativa di Qatar Airways. La sospensione delle operazioni nello scalo qatariota ha generato un effetto domino sulle rotte a lungo raggio, con ripercussioni fino in Europa e nel subcontinente indiano.

L’Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea (EASA) ha diramato un messaggio invitando le compagnie a evitare il sorvolo di gran parte dei Paesi del Medio Oriente fino a oggi marzo, una raccomandazione che di fatto conferma il quadro di massima allerta.

Le compagnie si stanno adeguando in ordine sparso ma con decisioni drastiche. Lufthansa ha sospeso i voli per Tel Aviv, Beirut, Amman, Erbil, Dammam e Teheran fino all’8 marzo compreso, prorogando le cancellazioni già in atto. Wizz Air ha fermato tutti i collegamenti da e verso Israele, Dubai, Abu Dhabi e Amman fino al 7 marzo. Air France ha esteso lo stop per Tel Aviv, Beirut e Dubai fino a martedì.

Ita Airways ha comunicato la sospensione dei voli da e per Tel Aviv fino all’8 marzo incluso, con cancellazione anche del volo AZ809 del 9 marzo in partenza all’alba. Fino a quella data la compagnia non utilizzerà gli spazi aerei di Israele, Libano, Giordania, Iraq e Iran. Stop anche ai voli da e per Dubai fino al 4 marzo. I passeggeri possono chiedere riprotezione su voli alternativi o il rimborso del biglietto.

British Airways ha cancellato i voli per Tel Aviv e Bahrain fino a mercoledì, avvertendo che i collegamenti tra Heathrow e Abu Dhabi, Amman, Bahrain, Doha, Dubai o Tel Aviv potrebbero subire disagi per diversi giorni. Turkish Airlines, tra le più esposte sulle rotte mediorientali, ha annunciato cancellazioni verso Bahrain, Dammam e Riad, Iran, Iraq, Giordania, Kuwait, Libano, Oman, Qatar, Siria ed Emirati Arabi Uniti.

In Asia la situazione non è diversa: IndiGo e Air India hanno sospeso i voli verso tutte le destinazioni del Medio Oriente. Pakistan International Airlines ha fermato i collegamenti verso Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Doha e Kuwait. Cathay Pacific ha sospeso i voli per Dubai e Riad.

Il risultato è un cielo svuotato e migliaia di passeggeri bloccati tra scali alternativi, riprogrammazioni e attese indefinite. Le compagnie lavorano a rotte di aggiramento che però comportano tempi più lunghi e costi maggiori. Il Medio Oriente, crocevia naturale del traffico globale, è diventato in poche ore una zona off limits. E finché la tensione militare resterà alta, anche le rotte resteranno sospese nel vuoto.