Meloni non preavvisata dell’offensiva Usa-Israele, poi l’attacco iraniano colpisce la base italiana in Kuwait: vertice d’emergenza e allerta per i connazionali

Nessuno ha avvisato l’Italia dell’imminente offensiva militare di Stati Uniti e Israele. La frase, rivelata a metà mattinata dal vicepremier Matteo Salvini parlando a Milano, fotografa lo scenario in cui Palazzo Chigi si è ritrovato a gestire una crisi che corre più veloce dei telefoni. E che, nelle ore successive, ha trascinato anche l’Italia dentro il perimetro delle conseguenze: la reazione di Teheran ha colpito con missili una base in Kuwait dove sono presenti militari italiani dell’Aeronautica.

Da quel momento la giornata del governo è diventata una sequenza di riunioni, contatti e note ufficiali, con una parola che rimbalza in ogni dichiarazione: de-escalation. Giorgia Meloni convoca un vertice di emergenza con i vice e i ministri coinvolti, insieme ai sottosegretari di Palazzo Chigi Giovanbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano, che parla di scenario “grave e preoccupante”. Al tavolo siedono anche Antonio Tajani e Matteo Salvini, oltre al ministro della Difesa Guido Crosetto. L’obiettivo dichiarato è doppio: tutelare civili e militari italiani nell’area e lavorare, con alleati e partner regionali, per evitare che l’incendio si allarghi.

Palazzo Chigi invita tutti i connazionali “alla massima prudenza e a seguire con attenzione le indicazioni fornite dalla Farnesina”. La nota della presidente del Consiglio parla di un “momento particolarmente difficile” e rinnova “la propria vicinanza alla popolazione civile iraniana che con coraggio continua a richiedere il rispetto dei suoi diritti civili e politici”. Ma non si spinge oltre sul piano politico, limitandosi a chiarire che Meloni “si terrà in contatto con i principali alleati e leader della regione già a partire dalle prossime ore per sostenere ogni iniziativa che possa condurre a un allentamento delle tensioni”.

La conseguenza più immediata, per Roma, è la gestione dell’emergenza consolare. Tajani invita gli italiani in Iran a “non muoversi e rimanere a casa o in albergo”. La Farnesina si muove sul terreno operativo: sta installando a Doha e Abu Dhabi dei desk in aeroporto per assistere gli italiani, per contattare l’Unità di crisi o le ambasciate. E il ministro degli Esteri aggiunge un dettaglio che dà la misura della preoccupazione: “In Iran 500 connazionali, possibili trasferimenti in Azerbaigian”. Il governo, insomma, prepara scenari di evacuazione o di spostamento controllato, nel caso in cui la situazione peggiori ulteriormente.

Sul fronte militare, la notizia più delicata arriva nel pomeriggio, quando la Farnesina conferma che l’Iran ha attaccato la base in Kuwait con presenza italiana. Tajani prova a spegnere l’allarme sul piano umano: non ci sono vittime tra gli italiani. “Neanche un italiano coinvolto negli attacchi molteplici in Iran e nei Paesi dell’area del Golfo”. E precisa che anche i militari italiani dell’Aeronautica presenti nella base sono “tutti incolumi, erano tutti nel bunker”. Il bilancio, però, non è indolore sul piano logistico: “danni ingenti alla pista ma non ci sono militari italiani feriti”. Tajani aggiunge che “L attacco ha colpito il comando della Quinta flotta ma non ci sono italiani coinvolti in tutta l’area, né civili né militari”.

Salvini, dal canto suo, prova a tenere insieme le due linee, prudenza e comprensione dell’azione americana. “La via diplomatica è sempre la preferibile. Noi ci preoccupiamo di tutelare i civili, a partire dagli italiani”. Una posizione che parla soprattutto all’elettorato interno, ma che conferma la difficoltà di Roma: non rompere con gli alleati e, allo stesso tempo, non finire travolta da una spirale che potrebbe colpire interessi e presenze italiane nell’area.

In serata, dopo il secondo vertice, Palazzo Chigi dirama una nuova nota che insiste sul doppio binario già tracciato. “Il Governo, come già in passato, continuerà a impegnarsi con i partner europei, regionali e internazionali per una soluzione a favore della stabilità della Regione e al contempo ha rinnovato la sua vicinanza alla popolazione civile iraniana che, con coraggio, nelle scorse settimane ha richiesto il rispetto dei suoi diritti civili e politici, subendo una repressione violenta e ingiustificabile”. E ancora: “Ai leader del Golfo” la presidente del Consiglio Giorgia Meloni “ha espresso la vicinanza del Governo italiano e la condanna degli ingiustificabili attacchi subiti dalle loro Nazioni”.

Nel quadro già teso, si inserisce anche un elemento pratico che rende l’emergenza più concreta: Crosetto è rimasto bloccato a Dubai. Il ministro della Difesa era arrivato ieri negli Emirati “per questioni personali” e sarebbe dovuto ripartire oggi con un volo di linea, ma l’attacco americano ha causato la chiusura dello spazio aereo. Un dettaglio che, al netto delle ragioni private, diventa simbolico: la crisi non è un dossier lontano, ma una realtà che interrompe rotte, immobilizza persone, ridisegna la normalità in poche ore.

Le reazioni politiche, intanto, si moltiplicano. Dall’opposizione, Elly Schlein chiede di mettere al centro la protezione dei connazionali e la pressione diplomatica: “Chiediamo – afferma – al governo di attivarsi con urgenza per garantire la sicurezza dei nostri connazionali” in Iran “e di adoperarsi in tutte le sedi multilaterali per una descalation e impedire un allargamento del conflitto, con conseguenze potenzialmente incalcolabili”. La leader del Pd aggiunge: “Ci preoccupa moltissimo, ci angoscia la drammatica escalation in Medio oriente dopo l’attacco congiunto di Usa e Israele all’Iran. Trump aveva detto che avrebbe portato la pace e messo fine ai conflitti invece qui si apre una escalation, al di fuori del diritto internazionale, che può avere risvolti imprevedibili anche sulla fragile tregua a Gaza”.

Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, per Avs, spingono ancora più avanti l’attacco politico e chiedono di prendere le distanze da Washington e Tel Aviv: “L’Italia ripudia la guerra e il popolo italiano non vuole essere complice di Trump e Netanyahu. E il governo deve rispettare la Costituzione e la volontà popolare. Che gli piaccia o meno, il diritto internazionale non vale fino ad un certo punto. Noi chiediamo al contrario di Trump, Netanyahu e Putin di ricostruire il ruolo dell’Onu e del diritto internazionale in difesa dei diritti umani e delle democrazie”.

Giuseppe Conte, sui social, torna su un concetto che negli ultimi mesi ha spesso usato come chiave politica: “A forza di valere fino a un certo punto, il diritto internazionale poi non vale più. A forza di essere ‘osservatori’ col cappello in mano poi diventiamo meri spettatori, e finiamo per perdere la voce. L’Italia e l’Europa si schierino contro azioni di attacco unilaterali come quelle di Usa e Israele che stanno scatenando la reazione dell’Iran e gettano in un caos imprevedibile il Medioriente. Nessuno può simpatizzare per il regime di Teheran e per il modo in cui soffoca i diritti, ma non può essere questo il modo di agire: un totale disordine internazionale in mano alle mire e agli interessi di pochi”.

Sul versante opposto, Roberto Vannacci sceglie la provocazione in formato video e ribalta l’impianto del dibattito. C’è un aggressore e un aggredito. Quindi ora mi aspetto che Frau von der Leyen costituisca un fondo da 90 miliardi da elargire a Teheran. Poi mi aspetto che i Paesi europei varino aiuti in termini di armi e sostegno per gli ayatollah”. E rincara: “Dovrà intervenire l’Onu, perché gli USA hanno violato il diritto internazionale. E poi tutti gli atleti e gli artisti americani dovranno essere esclusi dalle competizioni sportive e culturali. Infine, mi aspetto che Calenda visiti i Pasdaran per portare loro il suo sostegno”.

Dentro questa giostra di dichiarazioni, il punto fermo del governo resta uno: mettere in sicurezza italiani e militari, mantenere i canali aperti con gli alleati e spingere per un allentamento delle tensioni. E quando la reazione iraniana arriva fino a colpire una base in Kuwait con presenza italiana, l’idea che la crisi sia lontana diventa improvvisamente indifendibile.