L’Italia può essere colpita dai missili iraniani? La domanda non è più confinata agli ambienti militari, ma rimbalza tra diplomazia, media e opinione pubblica. A riaccendere il dibattito sono state le parole dell’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, secondo cui l’Iran possiederebbe “centinaia di missili in grado non solo di minacciare Israele, ma anche di raggiungere Roma, Parigi e Londra”. Un’affermazione che ha avuto un effetto immediato: allarme.
Il cuore della questione è il Soumar, missile da crociera presentato ufficialmente da Teheran nel 2015. Secondo le informazioni diffuse dalla Repubblica Islamica, avrebbe una gittata di circa 3.000 chilometri. In linea teorica, una distanza che potrebbe lambire l’Europa meridionale. Ma in ambito strategico, le dichiarazioni ufficiali non coincidono sempre con le capacità effettivamente testate e dimostrate.
Il Soumar è considerato un derivato del Kh-55 sovietico, un missile da crociera progettato in epoca di Guerra fredda. A differenza dei missili balistici, che seguono una traiettoria ad arco e raggiungono altitudini elevate prima di ricadere sull’obiettivo, un missile da crociera vola a bassa quota, parallelo al terreno, spinto dal proprio motore per l’intero percorso. Questo lo rende potenzialmente più difficile da intercettare, perché può sfruttare il profilo del territorio per ridurre la propria visibilità ai radar.
Ma la gittata dichiarata di 3.000 chilometri è definita dagli analisti “ipotetica”. Non esistono prove pubbliche di test a pieno raggio documentati in condizioni operative reali. Inoltre, la distanza tra l’Iran e il punto più orientale della penisola italiana è di poco superiore ai 2.000 chilometri in linea d’aria, ma un eventuale vettore dovrebbe seguire traiettorie compatibili con lo spazio aereo, evitare difese intermedie e mantenere affidabilità tecnica lungo tutto il tragitto.
Secondo diversi osservatori della sicurezza internazionale, le capacità note dell’arsenale iraniano non includono, allo stato attuale, vettori pienamente operativi e dispiegati con certezza in grado di colpire capitali come Roma, Parigi o Londra. L’Iran dispone di un programma missilistico ampio e diversificato, che comprende missili balistici a medio raggio e missili da crociera, ma la proiezione verso l’Europa occidentale resta più teorica che dimostrata.
Un altro elemento centrale è la difesa. L’Europa non è uno spazio indifeso. L’Italia è inserita in un sistema integrato di difesa aerea e antimissile, coordinato a livello NATO, che include capacità di preallarme, intercettazione e risposta multilivello. I sistemi antimissile sviluppati negli ultimi decenni, originariamente concepiti per fronteggiare minacce balistiche, sono stati progressivamente adattati anche a vettori di diversa natura. Non esiste uno scudo impenetrabile, ma esiste un sistema strutturato.
Il contesto politico, tuttavia, amplifica ogni dichiarazione. In un clima di tensione tra Iran, Israele e Stati Uniti, l’uso della leva retorica fa parte della strategia di deterrenza. Lanciare il messaggio che un Paese è in grado di colpire lontano è già di per sé uno strumento di pressione geopolitica. Ma trasformare una capacità potenziale in una minaccia concreta richiede elementi tecnici che, al momento, non risultano confermati.
L’allarme, quindi, esiste sul piano politico e comunicativo. Sul piano strettamente militare, la questione è più complessa e meno immediata. Il Soumar rappresenta il vettore a più lungo raggio attribuito a Teheran, ma tra la gittata dichiarata e la capacità operativa effettiva resta un margine di incertezza significativo.
L’Italia, come gli altri Paesi europei, monitora lo scenario. La minaccia missilistica iraniana è reale per Israele e per l’area mediorientale. Per l’Europa, allo stato delle informazioni pubbliche, è una possibilità teorica che rientra nella pianificazione strategica, non un pericolo imminente alle porte.







