Mojtaba Khamenei è la nuova Guida Suprema dell’Iran. La notizia, diffusa dai media vicini all’opposizione e in particolare dal canale Iran International, segna un passaggio cruciale nel pieno della guerra che sta travolgendo la Repubblica Islamica. Il figlio dell’ayatollah Ali Khamenei, ucciso sabato scorso durante le prime fasi dell’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro Teheran, assume così il vertice assoluto del sistema politico e religioso iraniano.
Secondo le ricostruzioni circolate nelle ultime ore, la decisione è stata presa dall’Assemblea degli esperti, l’organo costituzionale composto da 88 alti religiosi sciiti incaricato di nominare la Guida Suprema. La riunione si sarebbe svolta online dopo che la sede designata a Qom è stata colpita da un raid israelo-americano, senza provocare vittime. La scelta sarebbe maturata “sotto la pressione delle Guardie della Rivoluzione”, elemento che ne definisce fin da subito il profilo politico.
Mojtaba Khamenei, 56 anni, secondo dei sei figli di Ali Khamenei, è nato a Mashhad come il padre. Ha legami consolidati con l’Irgc, i Guardiani della Rivoluzione, e con la forza paramilitare dei Basij. In una fase in cui il Paese è sottoposto a bombardamenti e la struttura militare è al centro della sopravvivenza del regime, il peso dell’apparato armato appare decisivo.
La sua nomina non era considerata scontata. Alla vigilia della decisione, una successione padre-figlio era guardata con sospetto da parte dell’establishment clericale sciita. Mojtaba non è un alto religioso nel senso tradizionale del termine e non ha formalmente raggiunto il rango di ayatollah. Lo stesso Ali Khamenei, quando era in vita, si era detto poco incline a sostenere una successione dinastica. Eppure, nel momento più delicato per la Repubblica Islamica, la linea della continuità familiare sembra aver prevalso.
Secondo quanto riportato, Mojtaba avrebbe superato altri candidati considerati autorevoli. Tra questi Alireza Arafi, 67 anni, religioso affermato e uomo di fiducia dell’ex Guida Suprema, e Hassan Khomeini, 50 anni, nipote del fondatore della Repubblica islamica Ruhollah Khomeini. Quest’ultimo è spesso descritto come esperto di diritto islamico e figura con un profilo religioso più marcato, ma non avrebbe ottenuto il consenso necessario in Assemblea.
La scelta di Mojtaba si inserisce in un contesto straordinario. La Repubblica Islamica affronta una pressione militare senza precedenti, con infrastrutture colpite, vertici decapitati e apparati di sicurezza sotto attacco. In questo scenario, la priorità del sistema sembra essere la compattezza interna e la saldatura tra vertice religioso e potere militare. Il sostegno dei Pasdaran diventa così il vero pilastro della nuova leadership.
Accanto al profilo politico e militare, circolano anche elementi legati alla dimensione economica. Un’inchiesta pubblicata da Bloomberg nel gennaio 2026 ha attribuito a Mojtaba Khamenei la costruzione di un impero immobiliare globale, con un valore stimato di oltre 100 milioni di sterline nel solo Regno Unito. Secondo la ricostruzione, i fondi proverrebbero in larga parte dalle vendite di petrolio iraniano e sarebbero transitati attraverso conti bancari nel Regno Unito, in Svizzera, Liechtenstein ed Emirati Arabi Uniti, mediante società di comodo registrate a Saint Kitts and Nevis e nell’Isola di Man. Accuse che aggiungono un ulteriore livello di tensione politica e simbolica attorno alla nuova Guida Suprema.
La nomina di Mojtaba Khamenei avviene mentre il Paese è attraversato da incertezza e paura. Le celebrazioni isolate per la morte del padre non si sono trasformate in un moto di protesta diffuso, ma la guerra esterna e la pressione interna si intrecciano in modo imprevedibile. Con la sua ascesa al vertice, l’Iran entra in una fase nuova, in cui il potere religioso e quello militare sembrano convergere ancora di più.
Nel pieno del conflitto, la Repubblica Islamica sceglie dunque la continuità familiare e l’asse con i Pasdaran. Mojtaba Khamenei assume il ruolo di Guida Suprema in uno dei momenti più drammatici della storia recente iraniana, con il compito di tenere insieme un sistema sotto assedio e di decidere quale direzione imprimere alla risposta del Paese.







