Ricostruire l’Ucraina costerà 588 miliardi: una cifra tripla rispetto al Pil e ben oltre gli asset russi congelati

Ukrainian military woman with the Ukrainian flag in her hands on the background of an exploded house

La cifra è di quelle che fanno perdere la percezione della scala: 588 miliardi di dollari. Tanto costerà ricostruire l’Ucraina dopo quasi quattro anni di guerra. A stimarlo è la Banca Mondiale in un rapporto pubblicato insieme al governo di Kiev, alle Nazioni Unite e alla Commissione europea. Un numero che, da solo, racconta la profondità delle ferite: equivale a quasi tre volte il prodotto interno lordo ucraino previsto per il 2025 e supera di oltre il doppio il valore degli asset russi congelati dall’Unione europea dall’inizio dell’invasione.

La valutazione si basa sui danni registrati fino al 31 dicembre 2025. Da allora, sottolinea il rapporto, gli attacchi russi si sono intensificati in particolare contro la rete energetica, con la distruzione completa di alcune centrali elettriche. Il fabbisogno stimato per la ripresa e la ricostruzione nei prossimi dieci anni è pari a 587,7 miliardi di dollari: una montagna finanziaria che rende evidente come la fase postbellica, quando arriverà, non sarà meno complessa di quella militare.

Il dato più immediato riguarda le abitazioni: più di una casa su sette in Ucraina è stata danneggiata o distrutta. Un numero che non descrive solo muri e tetti, ma comunità frantumate, quartieri svuotati, famiglie costrette a spostarsi o a vivere in condizioni precarie. Il settore abitativo, insieme a quello energetico, richiederà circa 90 miliardi di dollari ciascuno. Ma è nei trasporti che si concentra la stima più alta: 96 miliardi di dollari per ripristinare strade, ponti, ferrovie e infrastrutture logistiche.

Le regioni orientali di Donetsk e Kharkiv, in prima linea fin dall’inizio del conflitto, sono quelle che necessiteranno dei maggiori investimenti. Qui la distruzione è stata sistematica e prolungata. Anche la capitale Kiev avrà bisogno di interventi massicci: oltre 15 miliardi di dollari per tornare a livelli di funzionalità paragonabili al periodo prebellico.

Dal febbraio 2022, gli alleati occidentali hanno promesso centinaia di miliardi di dollari in aiuti a Kiev. Una parte consistente di queste risorse è stata destinata allo sforzo bellico e al sostegno immediato dell’economia, per evitare il collasso dei servizi essenziali e del sistema finanziario. Ma la prospettiva che emerge dal rapporto è diversa: la ricostruzione non sarà un capitolo accessorio, bensì il banco di prova della stabilità futura del Paese.

Il confronto tra i 588 miliardi necessari e gli asset russi congelati in Europa apre inevitabilmente un fronte politico e giuridico. Le risorse bloccate non coprono l’intero fabbisogno stimato e il loro eventuale utilizzo per finanziare la ricostruzione resta oggetto di dibattito internazionale. Intanto, i numeri fissano un punto fermo: la guerra non ha soltanto un costo umano altissimo, ma lascia in eredità un conto economico che accompagnerà l’Ucraina per almeno un decennio.

La sfida, sottolineano gli analisti, non sarà solo trovare i fondi, ma canalizzarli in modo efficiente e trasparente. Ricostruire significa ripensare città, reti energetiche, trasporti, abitazioni, con criteri di resilienza e sostenibilità. Significa, in altre parole, non limitarsi a rimettere in piedi ciò che è caduto, ma trasformare la devastazione in un’occasione di modernizzazione. Una prospettiva ambiziosa, che però si scontra con una realtà immediata: il conflitto non è finito e i danni continuano ad accumularsi.

I 588 miliardi stimati oggi potrebbero non essere l’ultima parola. Sono, però, la fotografia più aggiornata di un Paese che, oltre a difendersi sul campo, dovrà un giorno ricostruire quasi da zero una parte consistente del proprio tessuto urbano ed economico. E la scala dell’impresa, a guardare i numeri, è già senza precedenti.