Teheran apre alla tregua, ma è giallo sul nuovo leader Mojtaba Khamenei

il mistero di Mojtaba Khamenei (lacapitalenews.it)

La parola tregua torna a circolare nelle cancellerie internazionali, ma a Teheran nessuno sembra disposto a concederla gratis. L’Iran ha fatto sapere di essere pronto a valutare un cessate il fuoco solo a una condizione: la fine degli attacchi contro il Paese. Un messaggio diretto agli Stati Uniti e a Israele, ma anche un segnale ai mediatori internazionali che in queste ore stanno tentando di fermare l’escalation.

Petrolio oltre i 100 dollari: il “triangolo” Putin-Xi-Macron preme su Washington

A muoversi è un triangolo diplomatico che unisce potenze con interessi diversi ma una stessa preoccupazione: l’effetto della guerra sui mercati globali. La Russia di Vladimir Putin, la Cina di Xi Jinping e la Francia di Emmanuel Macron hanno avviato contatti con Teheran e contemporaneamente con Washington. L’obiettivo è chiaro: calmare i mercati e impedire che il conflitto travolga l’economia mondiale. Il petrolio ha superato di nuovo la soglia psicologica dei cento dollari al barile e ogni giorno di guerra aumenta la pressione sulle borse internazionali.

Il segnale più esplicito è arrivato dal vice ministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi, che ha confermato l’esistenza di questi contatti diplomatici. Ma ha subito chiarito la posizione di Teheran: la prima condizione per una tregua è la fine di qualsiasi ulteriore aggressione contro l’Iran. Un concetto rafforzato dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi: i negoziati diretti con gli Stati Uniti, al momento, non sono sul tavolo.

La strategia del “dolore economico”: la trappola di Hormuz per fermare Trump

Per la Repubblica islamica la vittoria simbolica sarebbe dimostrare che il tentativo di Donald Trump e Benjamin Netanyahu di provocare un cambio di regime non ha funzionato. La strategia passa dall’economia. Kamal Kharazi, consigliere della Guida suprema, lo ha spiegato alla Cnn: la guerra finirà solo quando gli avversari sentiranno «dolore economico».

È in questo contesto che i pasdaran hanno lanciato una proposta d’urto: un “passaggio sicuro” nello stretto di Hormuz ai Paesi disposti a espellere gli ambasciatori israeliani e americani. Lo stretto attraverso cui passa il petrolio mondiale resta il vero detonatore della crisi: colpirne le rotte significa mettere in ginocchio l’Occidente.

Dov’è finito l’erede? Il mistero di Mojtaba Khamenei e il sospetto del ferimento nel raid

Mentre la diplomazia si muove, a Teheran cresce un giallo inquietante. Tutti aspettano Mojtaba Khamenei, il figlio della Guida suprema destinato a raccoglierne l’eredità. Migliaia di sostenitori si sono radunati in piazza Enghelab per giurargli fedeltà, ma nel giorno del debutto l’erede non si è fatto vedere.

Un vuoto che alimenta voci pesantissime. Secondo alcune ricostruzioni, Mojtaba sarebbe rimasto ferito nell’attacco che ha ucciso il padre. Channel 12 sostiene addirittura che l’esplosione avrebbe colpito la sua famiglia provocando la morte della moglie e di uno dei figli. Informazioni impossibili da verificare, ma sufficienti a rendere opaca la situazione ai vertici del regime.

Successione o colpo di mano? Il testamento segreto della Guida Suprema

In pubblico i vertici della Repubblica islamica si mostrano compatti, con il presidente Pezeshkian che parla di “preziosa elezione”. Dietro le quinte, però, il quadro è complesso. Secondo il sito Amwaj, la successione di Mojtaba sarebbe avvenuta contro la volontà dello stesso padre, che in un testamento scritto avrebbe escluso un passaggio ereditario del potere. Anche il voto dell’Assemblea degli Esperti sarebbe stato molto più incerto di quanto raccontato ufficialmente.

Comando a “mosaico” e missili da una tonnellata: l’Iran pronto a combattere senza un capo

Ma nell’Iran di oggi le lotte interne contano fino a un certo punto. A guidare davvero il sistema sono ormai i pasdaran e la loro “difesa a mosaico”. L’idea è decentralizzare il comando militare in modo che lo Stato possa continuare a combattere anche se il vertice politico viene decapitato. Il potere militare è distribuito tra trentuno comandi provinciali che non hanno bisogno dell’autorizzazione del leader per agire.

Non a caso, mentre il mondo cerca Mojtaba, i militari procedono da soli. Il comandante Majid Mousavi ha annunciato un’escalation tecnica: d’ora in poi l’Iran lancerà solo missili con testate superiori a una tonnellata. La macchina bellica iraniana non si ferma, dimostrando che la partita si gioca ormai su due binari: il mistero del nuovo leader e il prezzo del petrolio che tiene in ostaggio l’economia globale.