Ultimatum di Trump all’Iran: attacchi sospesi fino al 6 aprile, ma il piano è “spazzarli via”

Donald Trump

Donald Trump detta i tempi della guerra e della diplomazia. Con un annuncio a sorpresa su Truth Social, il Presidente degli Stati Uniti ha comunicato la sospensione degli attacchi contro l’Iran fino al 6 aprile. Una proroga di dieci giorni che non è una tregua, ma quello che il tycoon definisce un prolungamento del “periodo di distruzione degli impianti energetici” iraniani. Mentre migliaia di Marines e paracadutisti si schierano al confine, il mondo resta col fiato sospeso: è l’ultima chiamata prima dell’offensiva totale?

La sfida di Trump e i rinforzi in arrivo

Nonostante i venti di guerra, Donald Trump assicura che i canali diplomatici restano aperti, smentendo categoricamente le ricostruzioni dei media tradizionali. “I colloqui stanno procedendo molto bene”, ha dichiarato il Presidente, aggiungendo però una dose di pressione psicologica senza precedenti: “L’Iran ci sta implorando per un accordo, ma non so se siamo disposti a farlo”.

La strategia della Casa Bianca è chiara: trattare da una posizione di forza assoluta. Mentre la diplomazia lavora, il Pentagono mobilita il braccio armato. Migliaia di Marines, forze anfibie e paracadutisti sono già pronti all’azione. Trump è stato brutale nel descrivere lo scenario in caso di fallimento dei negoziati: “Continueremo semplicemente a spazzarli via indisturbati”.

I 15 punti di Washington e il “no” di Teheran

Il fulcro della contesa è un piano in 15 punti consegnato dagli USA a Teheran. Secondo l’inviato speciale Steve Witkoff, questo documento rappresenta un punto di svolta e “non esistono alternative valide se non ulteriori morte e distruzione”, ha avvertito Witkoff.

La risposta della Repubblica Islamica, tuttavia, resta gelida. Teheran ha respinto la proposta, blindando le proprie pretese strategiche, a partire dal controllo dello Stretto di Hormuz, definito un “diritto naturale e legale”. I contatti proseguono sottotraccia attraverso la mediazione del Pakistan, ma la distanza tra le parti appare colossale.

Ucciso il capo della Marina Pasdaran, il petrolio vola sopra i 95 dollari

Mentre si decide il futuro a tavolino, sul campo la guerra non si ferma. Israele ha inferto un colpo durissimo ai Pasdaran: le IDF hanno confermato l’uccisione di Alireza Tangsiri, comandante della Marina iraniana. Contemporaneamente, raid massicci nel sud del Libano hanno causato almeno otto vittime, con l’obiettivo dichiarato di eradicare Hezbollah dai confini israeliani.

L’escalation sta già scuotendo l’economia mondiale. Il prezzo del petrolio ha sfondato quota 95 dollari al barile, alimentando i timori di una crisi energetica globale. Trump, dal canto suo, ha già messo nel mirino l’oro nero di Teheran: il controllo del greggio iraniano è un’opzione concreta, citando come precedente il “modello Venezuela”. Il countdown per il 6 aprile è iniziato.