Alcolock obbligatorio da oggi per chi è stato condannato per guida in stato di ebbrezza: due dispositivi autorizzati e una raffica di polemiche

Da oggi l’alcolock diventa un passaggio obbligato per chi è stato condannato per essersi messo al volante ubriaco. La regola è semplice e, sulla carta, difficile da contestare: se vuoi guidare, devi dimostrare di essere a tasso alcolemico zero. E non una volta ogni tanto, ma ogni volta che avvii l’auto, perché il dispositivo di rilevazione è collegato all’accensione e, in caso di esito negativo, blocca il motore.

L’obbligo riguarda i conducenti condannati per guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 0,8 e fino a 1,5 g/l, oppure oltre 1,5 g/l. Nel primo caso la misura scatta per almeno due anni, nel secondo per almeno tre. Non è un accessorio “consigliato”, ma una condizione per rimettersi al volante. E l’installazione è a carico del conducente.

I dispositivi autorizzati, per il momento, sono due: Breatech Alcolock B1000 e Zaldy Alcolock. Sul portale dell’automobilista, spiega il quadro operativo, sono stati pubblicati i produttori, l’elenco degli installatori autorizzati e i modelli di auto su cui il sistema può essere montato. Ed è proprio qui che, insieme al prezzo, esplodono le contestazioni.

Il primo fronte è economico. Tra acquisto e montaggio, la spesa viene stimata intorno ai 2mila euro per vettura, cifra che non si esaurisce al momento dell’installazione: ci sono poi tarature periodiche, manutenzione e boccagli monouso. Davide Galli, presidente di Federcarrozzieri, lo mette nero su bianco: “La spesa stimata per l’installazione è di circa 2mila euro a vettura, a cui si dovranno aggiungere i costi di taratura periodica prevista dal decreto, di manutenzione, e quella per i boccagli monouso – afferma il presidente di Federcarrozzieri, Davide Galli. C’è poi il paradosso di quelle famiglie che dispongono di una sola auto: in caso di montaggio dell’alcolock, anche tutti gli altri componenti del nucleo, per poter avviare la vettura, dovranno avere un tasso alcolemico pari a zero”.

Il punto, infatti, non è solo “punire” chi ha sbagliato, ma l’effetto collaterale su chi con quella condanna non c’entra nulla. Se l’auto è condivisa, l’alcolock non distingue: chiede il test a chiunque si metta alla guida. È l’obiezione che alimenta anche la presa di posizione di Assoutenti.

“Siamo favorevoli a qualsiasi provvedimento che limiti l’alcol alla guida e sanzioni con la massima severità chi mette a rischio la sicurezza stradale, ma l’alcolock rischia di trasformarsi in una misura eccessivamente punitiva e dare il via ad una valanga di ricorsi – scrive Assoutenti in una nota. Il sistema dell’alcolock impone ai conducenti di sottoporsi ad un test ogni volta che si accende l’automobile, ma quando la stessa vettura è utilizzata da più soggetti – si pensi al caso di una famiglia numerosa – chiunque si mette alla guida dovrà affrontare l’etilometro, con costi non indifferenti”.

C’è poi la questione tecnica, tutt’altro che marginale in un Paese dove l’età media delle auto è alta. Federcarrozzieri richiama un dato che pesa come un macigno sul piano pratico: “il parco auto italiano è come noto molto anziano, al punto che l’età media delle vetture si attesta a 13 anni: su molte autovetture sarà tecnicamente impossibile installarlo”. Tradotto: una norma che funziona bene sulla carta rischia di inciampare sulla realtà del garage italiano, fatto di vetture datate, cablaggi non compatibili e modelli su cui l’operazione può diventare un rebus.

Infine, l’altro nervo scoperto: chi può installare l’alcolock. Non basta essere un’officina con requisiti di legge: secondo la denuncia di categoria, potranno montarlo “solo quelle indicate dal produttore dell’apparecchio e inserite nell’elenco del Mit”. Per Federcarrozzieri questo sarebbe un doppio problema: “un limite che da un lato viola le norme sulla concorrenza e dall’altro, riducendo il numero di operatori abilitati, determinerà una alterazione del mercato con conseguente aumento dei costi a carico degli automobilisti”.

Sul tavolo, quindi, restano due verità che si guardano in cagnesco. Da una parte l’obiettivo dichiarato: alcol alla guida uguale rischio. Dall’altra, l’impatto concreto: costi elevati, gestione complicata nelle famiglie con un’unica auto, possibili impossibilità tecniche e un sistema di installazione che, secondo chi protesta, potrebbe restringere troppo il mercato.

L’alcolock parte oggi con un perimetro definito e due modelli autorizzati. Il resto – compatibilità, prezzi reali, disponibilità di installatori, e soprattutto l’ondata di ricorsi evocata dalle associazioni – è già dentro la cronaca, pronta a misurarsi con la strada. E con le sue contraddizioni.