“I bambini vogliono solo toccarmi e abbracciarmi e finiscono per innamorarsi della mia personalità, e questo a volte mi mette nei guai”. È una frase che pesa come un macigno quella che emerge da alcune registrazioni audio inedite di Michael Jackson, tornate oggi alla luce all’interno di un nuovo documentario britannico. Parole pronunciate dalla superstar del pop prima del processo che nel 2005 lo vide assolto da tutte le accuse di abusi sessuali su minori, ma che, riascoltate oggi, riaprono uno dei capitoli più controversi e irrisolti della sua vicenda umana e artistica.
A rivelare l’esistenza e il contenuto degli audio è stato il quotidiano britannico The Guardian, che spiega come le registrazioni siano state incluse in The Trial, una nuova serie documentaria in quattro episodi prodotta da Wonderhood Studios e in onda su Channel 4. La serie, al via questa settimana, ricostruisce il processo penale durato quattordici settimane nei pressi di Los Angeles, culminato con l’assoluzione di Jackson nel giugno 2005.
Nel trailer promozionale si sente la voce, dolce e acuta, del cantante mentre parla del proprio rapporto con i bambini. “I ragazzi finiscono per innamorarsi della mia personalità”, dice, aggiungendo che questa dinamica lo avrebbe “a volte messo nei guai”. Una delle persone intervistate nel documentario sottolinea come alcune delle affermazioni contenute negli audio siano “senza precedenti” per la loro crudezza e per il modo diretto in cui mostrano il mondo interiore della popstar.
A rendere il quadro ancora più inquietante è un’altra frase, riportata dal New York Post e attribuita alle stesse registrazioni: “Se mi dicessi adesso ‘Michael, non potrai mai più vedere un altro bambino’… mi ucciderei”. Una dichiarazione estrema, che restituisce l’immagine di una dipendenza emotiva e psicologica dai bambini e che, inevitabilmente, si scontra con il contesto giudiziario e mediatico di quegli anni.
Il sito ufficiale di Wonderhood Studios spiega che The Trial intende andare oltre il “circo mediatico” che accompagnò il processo, ponendo interrogativi più ampi sulla fama, sulla razza e sul funzionamento del sistema giudiziario americano. L’obiettivo dichiarato è quello di analizzare non solo il verdetto, ma il clima culturale e simbolico che circondò una delle figure più potenti e fragili dell’industria musicale globale.
Prima dell’assoluzione, Jackson era stato accusato di aver molestato un ragazzo, di aver fornito alcol a un bambino, di aver fatto ubriacare un minore per abusare di lui e di aver complottato per tenere prigionieri un minorenne e la sua famiglia nel ranch di Neverland, in California. Le accuse presero le mosse dal documentario televisivo britannico Living with Michael Jackson, trasmesso nel febbraio 2003, che mostrava la popstar condividere spazi e momenti di intimità con bambini.
Il 13 giugno 2005, una giuria dichiarò Michael Jackson non colpevole di tutti i capi d’imputazione in un’aula di tribunale di Santa Maria, in California. Il verdetto chiuse formalmente il procedimento penale, ma non spense il dibattito pubblico. Quattro anni e due settimane dopo, il 25 giugno 2009, Jackson morì a 50 anni per quella che le autorità definirono un’“intossicazione acuta” da Propofol, un potente anestetico.
A distanza di anni, la pubblicazione di questi audio non riscrive la storia giudiziaria, ma riporta al centro una domanda che accompagna da sempre la figura del Re del Pop: dove finisce l’innocenza proclamata e dove inizia una zona d’ombra mai davvero chiarita? The Trial non offre risposte definitive, ma riapre una ferita che, per molti, non si è mai rimarginata.







