Addio a Gino Paoli: si spegne a 91 anni il grande poeta della canzone italiana. Il segreto di “Sapore di Sale” e l’amore con la Vanoni

Gino Paoli – Ipa @lacapitalenews.it

La notizia è arrivata poco fa come un fulmine a ciel sereno, sebbene l’età avanzata del cantautore facesse temere il peggio. “Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”, ha dichiarato la famiglia di Gino Paoli in una nota ufficiale, chiedendo nel contempo la massima riservatezza per questo momento di immenso dolore. Nato a Monfalcone il 23 settembre 1934, Gino Paoli è stato molto più di un cantante: il paroliere dell’anima italiana, l’uomo che ha dato voce ai desideri e alle fragilità di un Paese in trasformazione.

I capolavori che hanno cambiato la musica

La sua lunga carriera artistica è costellata di pietre miliari. Chi non ha mai intonato Il cielo in una stanza, nata originariamente dall’ispirazione per un incontro in una casa di tolleranza e diventata poi l’emblema del romanticismo assoluto grazie anche a Mina? Gino Paoli ha saputo spaziare dall’ironia di La gatta alla profondità di Che cosa c’è, fino alla consacrazione pop con Quattro amici, il brano con cui vinse il Festivalbar nel 1991 e che divenne l’inno di un’intera generazione al bar. Con cinque partecipazioni al Festival di Sanremo, Gino ha segnato ogni decennio della nostra storia culturale.

Muse, amori e passioni travolgenti

La vita di Gino Paoli è stata un intreccio indissolubile tra note e sentimenti. Il capitolo più celebre è senza dubbio quello con Ornella Vanoni: un amore tormentato, passionale e artisticamente fecondo. Fu per lei, per le sue mani grandi e il suo spirito libero, che scrisse Senza fine, uno dei brani più eleganti del repertorio italiano. Ma non ci fu solo Ornella: la sua vita privata è stata segnata da grandi donne, come l’attrice Stefania Sandrelli, per la quale scrisse Sapore di sale durante una vacanza a Capo d’Orlando, osservandola uscire dall’acqua.

Il proiettile nel cuore e la “scuola genovese”

Gino Paoli era un sopravvissuto, ricordiamo il suo tentativo di suicidio del 12 luglio 1963: si sparò al cuore, ma il proiettile non lo uccise, restando conficcato nel suo torace per il resto della sua vita. “Non è stato un gesto d’amore, ma un gesto di noia”, avrebbe raccontato anni dopo con la sua tipica schiettezza ligure. Insieme a De André, Tenco e Lauzi, ha fatto parte della leggendaria “scuola genovese”, portando nella musica leggera una dignità letteraria mai vista prima. Oggi, quel cielo che lui aveva immaginato “in una stanza” si apre per accoglierlo definitivamente.