Fabrizio Corona torna davanti ai giudici del Tribunale di Milano. La vicenda vede schierarsi da una parte Signorini e dall’altra Fabrizio Corona e il suo “Falsissimo” o meglio il suo “sputtanellum” ai personaggi del mondo dello spettacolo che ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica soprattutto sui social media.
Ma facciamo un passo indietro
La cronologia dei fatti ci riporta allo scorso 26 gennaio quando il giudice Roberto Pertile ha accolto l’istanza dei legali di Alfonso Signorini imponendo all’ex agente fotografico Corona di non diffondere ulteriori contenuti ritenuti diffamatori nei confronti del conduttore del Grande Fratello Vip in onda su Mediaset.
E non è tutto, infatti a Fabrizio viene imposto perentoriamente di rimuovere ogni tipo di contenuto: video già pubblicati, consegna del materiale utilizzato per il format “Falsissimo”, lo stop immediato a ogni eventuale pubblicazione futura sul suo canale Youtube.
Una misura pesante, che ora sarà oggetto di reclamo il 19 marzo davanti al collegio del Tribunale civile di Milano. Corona si presenta con i suoi civilisti e con l’avvocato Ivano Chiesa, deciso a trasformare il procedimento in un caso simbolo sulla libertà di espressione. Dall’altra parte, Signorini è assistito dai legali Domenico Aiello e Daniela Missaglia.
Pertile parla chiaro
Dice che che video avrebbero alimentato un “pruriginoso interesse del pubblico” e una “morbosa curiosità per piccanti vicende sessuali”, con accuse di condotte “immorali e penalmente rilevanti” lanciate – scrive il giudice – senza il conforto di prove, ledendo la dignità dell’interessato e con l’obiettivo di trarne profitto. Parole che pesano come una sentenza morale prima ancora che giuridica. Al contempo Pertile ha trasmesso gli atti alla Procura per valutare l’ipotesi di “mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice” per presunte violazioni dell’inibitoria.
La difesa ribalta la prospettiva
Invece per l’avvocato Chiesa, quel provvedimento di inibitoria si muove dal “presupposto errato che Fabrizio abbia voluto parlare dei gusti sessuali di Signorini”, mentre lui ha “denunciato l’esistenza di un sistema che avrebbe comportato la commissione di reati: ci sono denunce e un’indagine”. Il punto del suo reclamo è evitare una censura preventiva in grado di sopprimere la libertà di espressione tutelata dalla Costituzione.
È il conflitto classico tra reputazione e libertà di parola, ma dentro un ecosistema mediatico che amplifica tutto. Corona non è un giornalista d’inchiesta, né un semplice influencer: è un imprenditore della provocazione che monetizza l’attenzione. E quando il giudice parla di profitto legato all’offesa, centra il cuore del problema contemporaneo. L’indignazione fa audience, il sospetto genera click, l’allusione vale più della prova.
Corona ritorna su YouTube
Dopo essere stato bannato dai piani alti dei social media e mentre le carte passano di mano tra tribunale e procura, Corona annuncia il ritorno su YouTube con una nuova puntata di “Falsissimo”. La data del suo ritorno sarebbe prevista per la giornata di oggi, 2 marzo 2026.
È qui che la cronaca giudiziaria si intreccia con lo spettacolo. Ogni atto processuale diventa teaser, ogni udienza una campagna di lancio. Il rischio, per tutti, è che il tribunale si trasformi nell’ennesimo palcoscenico. Ma nell’aula di tribunale contano le prove e Fabrizio, a quanto pare, le ha tutte. Fino a che punto può spingersi la libertà d’informazione quando entra nella vita privata altrui?







