Fabrizio Corona, oggi la resa dei conti con Mediaset: al via la causa da 160 milioni di euro, i Berlusconi e i big della tv chiedono i danni

Fabrizio Corona in tribunale

Fabrizio Corona, la guerra con Mediaset arriva oggi davanti a un giudice. Martedì 20 ottobre, al Tribunale civile di Milano, si apre la causa da 160 milioni di euro intentata dal Biscione, da Pier Silvio e Marina Berlusconi e da alcuni dei personaggi più popolari della televisione italiana. Un’offensiva giudiziaria senza precedenti per dimensioni economiche, scatenata dalle accuse che l’ex agente fotografico ha lanciato attraverso Falsissimo, il suo format online diventato un caso mediatico. Nel mirino soprattutto la puntata del 26 gennaio 2026, ma anche le successive dichiarazioni di Corona sui social e durante gli spettacoli teatrali.

Fabrizio Corona, oggi in tribunale contro Mediaset: chi chiede i 160 milioni

La lista dei protagonisti della causa fotografa il peso dello scontro. Accanto a Mediaset e ai due figli di Silvio Berlusconi compaiono Silvia Toffanin, Ilary Blasi, Gerry Scotti, Maria De Filippi e Samira Lui. Nomi che rappresentano una parte importante dell’identità televisiva del gruppo e che, secondo i ricorrenti, sarebbero stati danneggiati dalle dichiarazioni diffuse da Corona.

L’azione civile punta a ottenere un risarcimento complessivo di 160 milioni di euro per i danni reputazionali e d’immagine. La cifra dà la misura della battaglia intrapresa dall’azienda di Cologno Monzese, decisa a portare lo scontro dalle piattaforme digitali alle aule giudiziarie.

Mediaset, la memoria dei legali: «Si considera al di sopra delle regole»

I toni della memoria depositata dagli avvocati Andrea Di Porto, Giulia Bongiorno, Salvatore Pino e Aldo Baldaccini sono durissimi. I legali contestano a Corona un sistema di comunicazione che, a loro giudizio, sfrutterebbe le zone grigie della regolamentazione dei nuovi media per diffondere accuse senza rispettare le regole dell’informazione.

Corona, scrivono, «si pone deliberatamente al di fuori di qualsivoglia contesto regolamentato, sfruttando i vuoti normativi connessi ai nuovi mezzi di comunicazione, per provare ad operare “legibus solutus”, svincolato da qualsiasi regola etica e deontologica».

Ancora più netto il passaggio sulle rivelazioni diffuse attraverso Falsissimo. Secondo i legali, l’ex agente fotografico avrebbe spacciato «per verità assoluta accuse e insinuazioni gravemente diffamatorie, costruite sul nulla».

Non solo Falsissimo: Mediaset mette nel mirino anche il tour teatrale

Anche il teatro finisce nel mirino. Nella documentazione depositata in tribunale finiscono anche gli interventi pubblici di Corona, che negli ultimi mesi ha continuato a parlare dei personaggi Mediaset durante le sue apparizioni e gli spettacoli dal vivo.

«Fuori da qui, sui social, in televisione e nei locali, continua, con lo stesso accanimento, la stessa violenza verbale, la stessa prepotenza, a propalare le medesime invettive, accuse e insinuazioni», scrivono gli avvocati.

È proprio la continuità di questa esposizione mediatica uno degli elementi sui quali insiste la difesa del gruppo televisivo. Secondo i ricorrenti, le accuse non sarebbero rimaste circoscritte a una singola trasmissione, ma sarebbero state riproposte davanti a pubblici differenti, amplificandone gli effetti sulla reputazione delle persone chiamate in causa.

Mediaset contro Fabrizio Corona, i 160 milioni destinati alle vittime di stalking e cyberbullismo

Mediaset ha già annunciato che intende destinare l’eventuale risarcimento alla creazione di un fondo per l’assistenza legale delle vittime di stalking e cyberbullismo. Una scelta che aggiunge alla battaglia economica una dimensione pubblica, collegando la controversia alla tutela di chi subisce aggressioni e campagne denigratorie attraverso i nuovi mezzi di comunicazione.

Con l’udienza di oggi, lo scontro tra Corona e il Biscione cambia terreno. Dopo mesi di accuse, video e dichiarazioni pubbliche, la partita si sposta al Tribunale civile di Milano, dove Mediaset presenta il conto più pesante mai avanzato nei confronti dell’ex agente fotografico.