Garlasco, la zia di Andrea Sempio dice di avergli regalato anfibi numero 44: ma il regolamento della Polizia penitenziaria solleva nuovi dubbi

Andrea Sempio e il mistero dell’impronta

Una nuova testimonianza riporta l’attenzione sulle scarpe numero 44 nell’inchiesta sul delitto di Garlasco. A parlare è una zia di Andrea Sempio, che sostiene di aver regalato al nipote alcuni anfibi ricevuti durante il servizio nella Polizia penitenziaria. Il racconto, trasmesso il 16 ottobre, potrebbe contribuire a ricostruire quali calzature possedesse Sempio negli anni dell’omicidio di Chiara Poggi. Tuttavia, la vicenda presenta alcuni aspetti che richiedono verifiche documentali, soprattutto alla luce delle disposizioni sulle forniture di uniformi e accessori agli agenti.

La zia di Sempio racconta degli anfibi numero 44

La donna ha spiegato di aver lavorato tra il 2005 e il 2008 presso la Casa circondariale di Vigevano. Durante quel periodo avrebbe consegnato al nipote alcune calzature in dotazione al personale penitenziario, perché il ragazzo apprezzava quel modello di scarpe.

«Ad Andrea ho regalato solo anfibi numero 44 tra il 2006 e il 2008», ha dichiarato, precisando che si trattava di scarponi neri, stringati e con una suola particolarmente robusta. La testimone ha inoltre sostenuto che Sempio avesse una pianta del piede larga, caratteristica che avrebbe sempre avuto.

La dichiarazione assume interesse nel dibattito sulle calzature riconducibili al delitto di Garlasco. Tuttavia, possedere scarpe di una determinata misura non dimostra che siano state utilizzate sulla scena del crimine. Per stabilire un eventuale collegamento servirebbero riscontri tecnici e investigativi indipendenti.

Il decreto sulle uniformi mette in discussione il racconto

A suscitare interrogativi è il decreto del 2002 che disciplinava le uniformi della Polizia penitenziaria. Secondo l’interpretazione delle disposizioni riportata nelle ricostruzioni giornalistiche, la fornitura ordinaria degli anfibi prevedeva un intervallo di sessanta mesi tra due assegnazioni.

La testimonianza della zia di Sempio deve quindi essere confrontata con le regole allora vigenti. Se gli anfibi provenivano effettivamente dalle forniture dell’amministrazione, occorre chiarire quanti paia fossero stati assegnati alla donna, in quali date e a quale titolo.

Un ulteriore elemento riguarda la misura 44. I registri potrebbero consentire di verificare se l’agente avesse richiesto calzature di quel numero e se la fornitura fosse compatibile con le procedure amministrative dell’epoca. Resta però da accertare se esistessero modalità di acquisto o sostituzione diverse dall’assegnazione ordinaria.

La difesa di Sempio cerca i registri di magazzino

L’avvocato Liborio Cataliotti ha spiegato che la difesa non dispone attualmente dei registri relativi alle forniture. Il legale ritiene però che la magistratura possa recuperarli presso la struttura penitenziaria dove lavorava la testimone.

Cataliotti ha inoltre precisato che il racconto della donna non rappresenterebbe l’unico elemento a disposizione della difesa, facendo riferimento all’esistenza di altre testimonianze. Non sono stati tuttavia illustrati dettagli sufficienti per valutarne autonomamente il contenuto.

I documenti amministrativi potrebbero chiarire se gli anfibi numero 44 siano stati effettivamente consegnati alla donna e se le date coincidano con quelle indicate. La loro eventuale assenza, considerando il tempo trascorso, non basterebbe da sola a smentire la testimonianza.

Gli interrogativi sulle scarpe e sulle forniture

Resta un’altra questione: le calzature assegnate al personale della Polizia penitenziaria erano beni disciplinati da precise disposizioni amministrative. La possibilità di regalarle a un familiare deve quindi essere valutata alla luce delle norme applicabili all’epoca.

Anche l’eventuale incongruenza tra la misura degli anfibi e quella delle altre scarpe dell’agente richiederebbe una verifica concreta. Una differenza di numero potrebbe sollevare domande, ma non costituirebbe automaticamente la prova di una dichiarazione falsa.

Nel delitto di Garlasco, il punto decisivo rimane la possibilità di trasformare il racconto della zia di Sempio in un elemento verificabile. I registri delle forniture, eventuali ricevute e altre testimonianze potrebbero confermare o ridimensionare la ricostruzione.

Per il momento, dunque, la testimonianza introduce un nuovo elemento nel confronto sulle scarpe numero 44, ma lascia aperte domande importanti. E proprio le procedure amministrative della Polizia penitenziaria potrebbero offrire risposte più precise rispetto alle sole dichiarazioni dei protagonisti.