Anche nel 2025 la giustizia di comunità si conferma la risposta prevalente alla commissione di un reato. I dati dell’ultima relazione sull’amministrazione della giustizia dicono che al 31 dicembre erano 142.780 le persone in carico agli uffici di esecuzione penale esterna, più del doppio dei detenuti presenti in carcere, che alla stessa data erano 63.499.
Il quadro che emerge è quello di un sistema in evoluzione, con una tendenza considerata positiva dagli stessi estensori della relazione. Nel corso del 2025 aumentano infatti le persone sottoposte a misure o sanzioni di comunità e diminuiscono quelle seguite nelle fasi di indagine o consulenza. I primi sono 100.513, con un incremento dell’8 per cento rispetto al 2024. I secondi scendono a 42.267, in calo dell’11 per cento. Secondo la relazione, questi numeri indicano una maggiore efficienza del sistema, legata sia all’assunzione di nuovi funzionari, che ha permesso di smaltire le pratiche in fase istruttoria, sia all’introduzione di procedure semplificate grazie ad accordi con l’autorità giudiziaria procedente.
Guardando alla tipologia delle misure, la parte più consistente riguarda le alternative alla detenzione. L’affidamento in prova al servizio sociale coinvolge 33.641 persone, la detenzione domiciliare 13.956 e la semilibertà 1.403. A queste si aggiunge la messa alla prova, che interessa 27.406 persone e continua a crescere nel tempo. Anche in questo caso il dato viene letto in chiave qualitativa: nel 2025 le revoche sono state pari solo all’1,6 per cento del totale, un indicatore che la relazione collega alla tenuta dei programmi di trattamento destinati alle persone sanzionate.
La “macchina” dell’esecuzione penale esterna, si sottolinea, è ormai strutturata per gestire grandi numeri. Un elemento chiave è il confronto costante tra gli Uepe e gli uffici giudiziari. Sono attivi 40 protocolli con i tribunali e gli uffici di sorveglianza, un metodo che rende più omogenee e snelle sia le fasi istruttorie sia l’esecuzione delle misure alternative alla detenzione.
Un altro tassello ritenuto essenziale è la collaborazione tra gli uffici di esecuzione penale esterna e gli istituti penitenziari. Questo raccordo consente alle persone detenute che ne hanno diritto di accedere più facilmente ai permessi premio e alle misure alternative, o di uscire a fine pena senza ritardi. In questa direzione si sta ampliando la presenza degli Uepe all’interno delle carceri: al 31 ottobre 2025 i presidi attivi erano 27.
Per quanto riguarda la messa alla prova e i lavori di pubblica utilità, la relazione segnala l’efficacia degli 82 sportelli istituiti presso i tribunali. La maggior parte svolge attività di consulenza, ma in alcune sedi è già possibile avviare direttamente le pratiche di accesso a queste misure.
L’esecuzione concreta dei percorsi di messa alla prova e dei lavori di pubblica utilità si regge infine su una rete di convenzioni con gli enti disponibili ad accogliere i soggetti. A livello nazionale ne risultano attive 13, tra cui quella storica con la Croce Rossa italiana, e nel 2025 si è aggiunto l’accordo con il ministero della Difesa, per un totale di oltre 3mila posti disponibili. A queste si sommano le convenzioni stipulate autonomamente dai singoli uffici giudiziari: al 31 ottobre 2025 erano 16.671. Numeri che raccontano un sistema sempre più orientato a una giustizia fuori dal carcere, capace di reggere volumi elevati e di puntare, almeno nelle intenzioni, su reinserimento e responsabilizzazione.







