Oltre 200 computer, quattro server e una quantità di documenti digitali ancora da esaminare. L’inchiesta sulle morti sospette di Pietracatella, in Molise, entra in una fase particolarmente complessa, con gli investigatori impegnati a ricostruire possibili collegamenti attraverso i dati informatici acquisiti in quattro scuole.
Gli agenti del Servizio centrale operativo, intervenuti a supporto della Squadra Mobile di Campobasso, hanno copiato file e contenuti presenti nei dispositivi degli istituti perquisiti nei giorni scorsi. Il materiale dovrà ora essere sottoposto a un esame tecnico che potrebbe richiedere parecchio tempo, considerando il numero degli apparecchi coinvolti.
Non si tratta, dunque, di 200 computer materialmente portati via dalle scuole, ma di dati acquisiti dai dispositivi e dai server. Una distinzione importante per comprendere le dimensioni dell’attività investigativa.
Le quattro scuole perquisite e i legami con la famiglia Di Vita
Gli accertamenti hanno interessato l’istituto Agrario e il liceo scientifico di Riccia, dove lavorano rispettivamente un tecnico di laboratorio e una professoressa di matematica, marito e moglie già ascoltati più volte in Questura. La docente è indicata come amica di Gianni Di Vita.
Gli investigatori hanno acquisito materiale anche al liceo classico Mario Pagano di Campobasso, frequentato da Sara e Alice, e al liceo delle Scienze umane di Casacalenda, dove insegna Laura Di Vita, cugina di Gianni.
Proprio a Casacalenda, secondo quanto emerso, gli agenti avrebbero trovato una situazione particolare: l’elenco dei computer presenti non era completo. Si parla di circa ottanta apparecchi e, per acquisire il materiale informatico, gli investigatori hanno proceduto direttamente attraverso i quattro server dell’istituto.
I rapporti personali e familiari spiegano perché l’attenzione degli inquirenti si sia estesa a questi ambienti, ma non costituiscono di per sé elementi di responsabilità per le persone coinvolte negli accertamenti.
Pietracatella, il furto dei computer a Casacalenda aggiunge un altro mistero
A rendere ancora più intricata la vicenda è un furto di computer avvenuto nella scuola di Casacalenda, proprio mentre l’attenzione investigativa si concentra sui dispositivi informatici degli istituti.
La coincidenza temporale ha inevitabilmente sollevato interrogativi, soprattutto alla luce dell’enorme quantità di materiale digitale che gli investigatori stanno cercando di ricostruire. Al momento, però, non sono emersi elementi che permettano di considerare il furto un’azione mirata a sottrarre informazioni utili all’inchiesta.
Il prossimo passaggio sarà l’esame dei dati acquisiti. La Procura dovrà fissare le operazioni tecniche e individuare gli specialisti incaricati dell’estrazione, garantendo la partecipazione delle parti nell’ambito dell’incidente probatorio.
Una procedura già seguita per i telefoni di Alice, Sara e Antonella e per i computer acquisiti negli studi di Gianni Di Vita.
La ricina e gli esperti tedeschi: attesa la relazione decisiva da Berlino
Mentre prosegue il lavoro sui computer, gli investigatori attendono un altro documento potenzialmente determinante: la relazione di Christiano Herzog, direttore del Robert Koch di Berlino, incaricato di trasmettere alla Procura di Larino le conclusioni degli specialisti tedeschi.
Gli esperti erano arrivati in Molise lo scorso luglio per un sopralluogo altamente tecnologico nell’abitazione di Pietracatella, alla ricerca di elementi riconducibili alla ricina, la sostanza tossica al centro dell’inchiesta.
Il contenuto della relazione non è ancora noto. Le conclusioni degli specialisti potrebbero però orientare i successivi accertamenti, chiarendo quali tracce siano state individuate e quale significato possano avere nella ricostruzione dei fatti.
Nei prossimi giorni sono attese anche nuove convocazioni in Questura. Intanto, il materiale raccolto nelle quattro scuole resta ancora tutto da analizzare: oltre 200 computer e quattro server dai quali gli investigatori sperano di ricavare informazioni utili a ricostruire quanto accaduto a Pietracatella.







