Porto di Lavagna, Traversi porta il caso al Mit: interrogazione a Salvini su concessione, controlli e trasparenza

Porto di Lavagna

Il porto di Lavagna entra ufficialmente nell’agenda del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. A spingere il dossier fino al tavolo di Matteo Salvini è Roberto Traversi, deputato del Movimento 5 Stelle, che ha presentato un’interrogazione parlamentare a risposta scritta per chiedere chiarimenti su uno scalo che da anni vive tra passaggi controversi, nodi amministrativi e ombre sulla gestione.

Il cuore dell’iniziativa politica sta tutto qui: Traversi domanda al Mit se non sia arrivato il momento di aprire un monitoraggio vero, capace di garantire che il futuro della concessione del porto turistico di Lavagna si muova dentro un quadro di piena trasparenza e di certezza giuridica. Non una richiesta generica, ma una serie precisa di domande che punta a ricostruire cosa sia accaduto nel tempo e quali verifiche siano state davvero compiute.

L’interrogazione parlamentare

Il deputato chiede infatti se, dal 2003 a oggi, siano mai stati esercitati poteri ispettivi per controllare lo stato della concessione, l’osservanza della normativa antimafia e la corrispondenza tra gli interventi realizzati nello scalo e quelli previsti all’origine dall’atto concessorio demaniale del 1974. Un passaggio centrale, perché sposta l’attenzione dal solo presente a tutto il lungo percorso amministrativo del porto, riportando al centro il tema dei controlli.

Accertamenti antemafia

Nell’interrogazione Traversi richiama anche gli accertamenti antimafia svolti negli ultimi anni dalla Prefettura di Genova e domanda se i loro esiti siano stati valutati nelle proroghe della concessione. È uno dei punti più delicati del documento, perché lega il futuro dello scalo non soltanto alla dimensione economica e gestionale, ma anche a quella della legalità e della vigilanza istituzionale.

Secondo il parlamentare pentastellato, il porto di Lavagna, definito un’infrastruttura strategica e uno dei principali scali turistici del Mediterraneo, si trascina da troppo tempo dentro una condizione di instabilità operativa e amministrativa. Una situazione che, nella lettura di Traversi, non nasce oggi ma è il risultato di criticità stratificate nel corso di oltre vent’anni.

I precedenti

Nel testo vengono ricordati alcuni precedenti significativi. Già nel consiglio comunale del 10 marzo 2003, sottolinea l’esponente del M5S, si parlava di un “degrado assolutamente squalificante” delle aree portuali e si metteva in discussione la solidità giuridica della concessione, già attraversata da procedure fallimentari. Traversi ricorda inoltre di essere intervenuto anche in passato, con un’altra interrogazione parlamentare presentata nel 2018, per fare luce sull’assetto della società concessionaria, descritto come complesso e difficilmente ricostruibile per via di proprietà estere e catene di controllo articolate.

Il quadro, sempre secondo quanto riportato nell’atto parlamentare, si appesantisce ulteriormente alla luce di diverse inchieste giornalistiche. Tra queste viene citata anche quella pubblicata nel 2023 con il titolo “Porto, misteri e veleni”, che descriveva un sistema societario opaco, con possibili profili problematici rispetto alle regole antimafia e anticorruzione.

Il crollo del 2025

A rendere ancora più urgente la richiesta di chiarimenti, per Traversi, c’è poi un episodio recente che ha riaperto la discussione sulle condizioni complessive dell’area portuale: il crollo, il 12 dicembre 2025, di una porzione del prospetto di un edificio vicino alla Capitaneria di porto. Nessuna vittima, ma la chiusura dell’area e un nuovo campanello d’allarme sullo stato dell’infrastruttura.

Nell’interrogazione compare anche un altro elemento politicamente pesante: secondo fonti di stampa richiamate dal deputato, la gestione del porto avrebbe avuto un ruolo nelle difficoltà economiche che hanno condotto il Comune di Lavagna verso il concordato. Un passaggio che allarga la questione oltre i confini dello scalo e la collega al rapporto tra concessione, finanza pubblica locale e sostenibilità amministrativa.

Il nuovo affidamento

Sul tavolo c’è poi il tema del nuovo affidamento. Il bando prevedeva che il soggetto subentrante assumesse non solo l’onere della riqualificazione, ma anche quello relativo alla copertura dei crediti rimasti insoluti da parte del precedente concessionario. A gennaio 2026 la Stazione unica appaltante ha assegnato la concessione al raggruppamento di imprese guidato da F2i Sgr, ma l’operazione è stata successivamente congelata in via provvisoria dal Tribunale di Genova, che ha parlato di un pregiudizio immediato e intenso.

Traversi inserisce nel ragionamento anche il ricorso presentato da Marina Darsena Lavagna, che aveva preso parte alla gara, e richiama la recente pronuncia della Corte di giustizia europea del 5 febbraio 2026. Una sentenza che, secondo quanto evidenziato nell’interrogazione, ha giudicato incompatibili con il diritto dell’Unione i meccanismi in grado di attribuire vantaggi competitivi o diritti di prelazione al promotore nelle procedure di finanza di progetto, con effetti diretti sul principio di parità tra i concorrenti.

Il quadro normativo

Non solo. Il deputato segnala anche il tema della rotazione dei concessionari, previsto dal codice appalti 2026, e l’obbligo per le amministrazioni di non applicare clausole non più compatibili nelle procedure ancora aperte. In altre parole, l’interrogazione non si limita a denunciare una vicenda locale, ma colloca il porto di Lavagna dentro un quadro normativo e giuridico più ampio, in cui trasparenza, concorrenza e legalità diventano i tre cardini del confronto.

È proprio questo il punto politico che Traversi vuole accendere: il caso Lavagna non può più essere trattato come una semplice pratica amministrativa. Per il deputato M5S serve una verifica piena, serve capire che cosa sia stato controllato davvero negli anni e serve soprattutto impedire che il futuro dello scalo venga deciso dentro una zona grigia. Perché quando si parla di un’infrastruttura strategica, il problema non è soltanto chi gestirà il porto, ma con quali regole, con quali garanzie e sotto quali occhi.