Quanto vale una vita? La domanda torna inevitabile davanti alla decisione della Confederazione svizzera di stanziare un contributo di solidarietà per le famiglie delle 41 vittime e per i 115 feriti dell’incendio di Capodanno al complesso Constellation di Crans-Montana. Il Consiglio federale ha deciso di versare 50 mila franchi, circa 55 mila euro, a ciascuna delle persone colpite dalla tragedia. La proposta sarà sottoposta al Parlamento a marzo con procedura d’urgenza.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: sostenere le vittime e i loro congiunti in modo rapido e semplice sul piano amministrativo, aiutandoli a fronteggiare le difficoltà economiche immediate e alleggerendo almeno nel breve periodo il peso finanziario di una perdita che resta incalcolabile. Si tratta di un intervento che si aggiunge ai 10 mila franchi già stanziati dal Canton Vallese come aiuto d’urgenza subito dopo il rogo.
La scelta del governo federale non si limita al contributo diretto
Nel pacchetto presentato figura anche l’istituzione di una tavola rotonda che riunisca vittime, familiari, compagnie assicurative e autorità coinvolte. L’intenzione è favorire soluzioni stragiudiziali, evitando contenziosi lunghi e complessi, con il rischio di trascinare per anni l’ombra giudiziaria su una vicenda già segnata dal dolore.
Secondo quanto previsto dalla nuova legge federale, il Consiglio federale potrà contribuire con un massimo di 20 milioni di franchi a eventuali accordi extragiudiziali. Una cifra significativa che indica la volontà politica di chiudere in tempi ragionevoli le partite risarcitorie, limitando l’incertezza per chi ha perso un familiare o ha riportato ferite fisiche e psicologiche.
L’incendio di Crans-Montana ha scosso profondamente la Svizzera
Le immagini del complesso avvolto dalle fiamme nella notte di Capodanno hanno segnato l’inizio dell’anno con una tragedia collettiva. Oggi, a distanza di settimane, il tema non è solo l’accertamento delle responsabilità, ma anche la gestione delle conseguenze economiche e sociali.
Il contributo di 50 mila franchi non è un risarcimento in senso tecnico, ma un gesto di solidarietà istituzionale. Non chiude il capitolo delle eventuali responsabilità civili o penali, né sostituisce gli indennizzi assicurativi. È una misura che punta a dare una risposta immediata, in attesa che il percorso giudiziario, se ci sarà, faccia il suo corso.
Il Parlamento dovrà ora esprimersi
La procedura d’urgenza indica che il governo considera prioritario l’intervento. Resta aperta la questione di fondo: nessuna cifra può compensare una perdita umana. Ma per chi resta, tra spese impreviste, cure mediche e incertezze legali, un sostegno concreto può rappresentare un primo passo verso una stabilizzazione.
In Svizzera, la scelta è stata quella di intervenire con rapidità, mettendo sul tavolo risorse pubbliche e uno strumento di mediazione. Un modo per affrontare non solo l’emergenza, ma anche il dopo. Perché il valore di una vita non si misura in franchi, ma la capacità di uno Stato di farsi carico delle conseguenze di una tragedia passa anche da decisioni come questa.







