“La Grazia” di Sorrentino intesa come bellezza del dubbio

Roma, sede Fremantle, photocall film “La Grazia”. Nella foto: Milvia Marigliano, Paolo Sorrentino, Anna Ferzetti, Toni Servillo

Ci sono film per i quali vale la pena restare. Probabilmente l’attesa e la fine vivono entrambe un’ambigua bellezza: il dubbio. Il dubbio insegue la storia di un film e poi ne accompagna l’uscita dalla sala, perché le riflessioni viaggiano silenziosamente, senza conforto né confronto.

Il dubbio accompagna la vita di Mariano De Santis, presidente della Repubblica italiana a fine mandato, nel suo semestre bianco, protagonista dell’ultima pellicola di Paolo Sorrentino: La Grazia.

Mariano De Santis, interpretato da un Toni Servillo sulla strada della libera saggezza, rappresenta il dubbio nelle sue articolazioni più profonde: tempo, passione, fragilità, solitudine, malinconia e mancata rassegnazione. Temi comuni alla filosofia “barocca” del regista napoletano.

Il barocco e la malinconia: un legame che potrebbe sembrare utopico quanto impensabile, ma nel dubbio tutto si lega. Il Barocco come sintomo del respirare la bellezza, la malinconia come consapevolezza di una vita vissuta con fratture insanabili. Mariano De Santis vive il suo mandato tra spazi di bellezza e perenne malinconia: come nel tempo delle sigarette, mai spente, sul punto più alto del Quirinale, nel ricordo malinconico di sua moglie Aurora.

Il dubbio osserva le ultime decisioni del Presidente riguardanti due richieste di grazia e la spinosa legge sull’eutanasia. Per un vecchio democristiano, una legge sull’eutanasia significherebbe allontanarsi dal proprio ambiente politico e sociale. Mentre firmare due richieste di grazia, per un uomo dedito al diritto e alla sua complessità, significherebbe andare oltre ogni ragionevole dubbio.

Le decisioni assunte dal Presidente — concedere la grazia a una moglie che ha ucciso il marito dopo anni di reiterate violenze fisiche e psicologiche e firmare la legge sull’eutanasia — sono il riflesso di un unico interrogativo: «Di chi sono i nostri giorni?».

Sulla base di questa domanda Paolo Sorrentino ha costruito un film sulla sofferenza, sul coraggio e persino sull’amore. Un amore in grado di restituire a Mariano De Santis un sentimento di pace mai avuto: la grazia. La grazia intesa come bellezza del dubbio.

di Battista Bruno