Lidia Vitale si confessa a LaCapitaleNews: da Anna Magnani alla nuova sfida di “Hierà” e il monito ai giovani attori. «Se cercate la fama, fate altro. L’arte è una missione»

Chiara Alviano intervista Lidia Vitale – @lacapitalenews.it

Lidia Vitale non entra semplicemente in uno studio: lo abita. Ospite negli studi de LaCapitaleNews, l’attrice si è concessa un racconto senza filtri, un viaggio che parte dalle viscere del cinema per arrivare all’intimità più pura, tra leggende siciliane, silenzi buddhisti e un monito durissimo rivolto a chi sogna il red carpet.

L’ombra di Anna Magnani

C’è un personaggio che, più di ogni altro, ha reclamato spazio nel corpo e nella mente di Lidia Vitale: quello di Anna Magnani. Non una semplice imitazione, ma una possessione artistica che continua a vibrare. «È il personaggio che mi è rimasto dentro per più tempo», confessa l’attrice. Ma il segreto di questo legame sta nel cambiamento: ogni volta che Lidia porta “Nannarella” in scena, nulla è mai uguale. La performance muta, si evolve e si sporca con le emozioni del momento, rendendo l’interpretazione un organismo vivo che respira insieme all’interprete.

Artista oltre i riflettori

Il lavoro dell’attore è fatto di folla, premiere, luci, rumore, pickup all’alba e ritmi veloci. Ma quando le telecamere o le luci del palcoscenico si spengono esiste un rito o un luogo fisico dove Lidia torna a essere solo Lidia? Per Lidia Vitale, la risposta è nel silenzio. Il suo “porto sicuro” dopo una giornata di lavoro è l’altare buddhista, il luogo sacro dove l’intimità diventa assoluta. È lì che Lidia si sveste dei panni dei suoi personaggi per ritrovare i propri: un momento di purificazione e introspezione dove rimane sola con la sua parte più vera, lontano dal rumore del mondo dello spettacolo.

“Hierà”: la sua quinta opera da regista

Il futuro di Lidia ha il profumo di salsedine e il colore della Sicilia. La sua quinta opera da regista si chiama “Hierà” e sarà girata nell’incanto selvaggio dell’isola di Marettimo e parla di «una favola d’amore», la sua storia.

Lidia sceglie di sfidare i canoni classici: la pellicola interseca la leggenda dell’isola con una rivisitazione potente delle Teste di Moro. Attraverso il linguaggio dinamico del parkour, vedremo una protagonista, Elisabetta, che rompe la tradizione: questa volta non taglierà la testa del suo amato per vendetta, ma «immetterà un nuovo pensiero».

Una scelta coraggiosa sostenuta da una produzione che nasce dal basso, attraverso un crowdfunding su “Produzioni dal Basso”, per mantenere intatta la libertà creativa.

Lidia gli aspiranti artisti

Il finale dell’intervista a LaCapitaleNews si trasforma in un manifesto politico e umano. Lidia Vitale guarda dritto in camera e parla a chi oggi vuole intraprendere la carriera attoriale. Le sue parole sono pietre: «Per chi vuole diventare famoso… fate qualcos’altro».

Secondo la Vitale, il mestiere dell’attore è un’indagine spietata sull’essere umano, una discesa nell’abisso. «Se avete voglia di studiare l’uomo, di scoprire la meraviglia in tutte le sue forme e, soprattutto, di frugare nelle oscurità, allora questo è il vostro posto».

E’ una missione: l’appello contro le guerre

L’appello di Lidia diventa universale, collegando l’arte ai conflitti che insanguinano il presente. «Oggi più che mai abbiamo bisogno di esporre l’oscurità, in modo che gli altri ci si riconoscano e queste maledette guerre si interrompano». Per l’attrice, il conflitto nasce dalla paura di guardare dentro se stessi: l’attore ha dunque il compito sociale di toccare quel buio per esorcizzarlo. «Chi vuole fare l’attore», conclude con fermezza, «prenda in mano la missione, prima di tutto».