Fare la spesa e pagare casa e bollette domestiche. La quotidianità è una lotta per milioni di italiani. Crescono i numeri di chi non riesce ad arrivare alla fine del mese. L’Istat dice che le persone in condizione di povertà assoluta scendono al 9,3% ma che il fenomeno resta acuto tra le famiglie numerose, i cittadini stranieri e i minori. Persiste il peso del lavoro povero e si confermano marcate le differenze territoriali.
Il quadro emerge dall’ultimo report dell’Istituto centrato sulla povertà in Italia. I dati dicono che oltre 2,1 milioni di famiglie, 5,4 milioni di persone, vivono in condizioni di povertà assoluta. I numeri dicono che l’incidenza della povertà assoluta mostra un modesto ridimensionamento, scendendo all’8,0% tra le famiglie (dall’8,4% del 2024) e al 9,3% tra i singoli individui (rispetto al 9,8% dell’anno precedente). Rimane invece sostanzialmente stabile la povertà relativa, che coinvolge il 10,8% delle famiglie (2,8 milioni) e il 14,8% delle persone, circa 8,7 milioni di individui.
La mappa del territorio e il nodo delle soglie di spesa
L’analisi territoriale evidenzia un calo significativo dell’incidenza della povertà assoluta nel Mezzogiorno, dove la percentuale scende al 9,6% dal 10,5% del 2024. Ciononostante, il Sud continua a concentrare il 38,6% delle famiglie povere nazionali (813mila nuclei). Al Nord, che accoglie la quota più ampia di famiglie in povertà assoluta in termini assoluti (45,3% del totale nazionale), l’incidenza si attesta al 7,7% nel Nord-Ovest (568mila famiglie) e al 7,4% nel Nord-Est (386mila famiglie). Il Centro registra la quota più contenuta, con un’incidenza del 6,3% (338mila famiglie).
L’intensità della povertà assoluta – ovvero la misura di quanto la spesa mensile delle famiglie povere sia inferiore alla linea di povertà – rimane ferma al 18,5% su scala nazionale. Fa però registrare un lieve peggioramento nel Mezzogiorno, salendo al 19,0% (dal 18,5% del 2024). I parametri che definiscono la soglia di povertà variano sensibilmente in base alla localizzazione geografica e alla dimensione del Comune.
Un adulto solo (30-59 anni) residente nel centro dell’area metropolitana in Lombardia è considerato in povertà assoluta se spende meno di 1.256,37 euro al mese. In Piemonte presenta una soglia di 933,04 euro mensili. In Sicilia la soglia si abbassa a 773,25 euro, fino a toccare i 728,87 euro nei piccoli comuni della Puglia.
Minori e famiglie numerose: le categorie più vulnerabili
La povertà assoluta si conferma fortemente correlata all’età e alla composizione del nucleo familiare. Il fenomeno colpisce con particolare durezza i più giovani, registrando un’incidenza del 12,5% tra i minori , 1 milione e 136mila bambini e ragazzi, pur in flessione dal 13,8% del 2024 e del 12,1% tra i giovani di 18-34 anni (1 milione e 198mila). L’incidenza scende all’8,9% tra i 35-64enni e si attesta al 6,1% tra gli over 65.
Nei nuclei familiari, la presenza di figli rappresenta un fattore determinante. L’incidenza è pari all’8,4% per le famiglie di 3 componenti, sale al 10,5% per quelle di 4 componenti e raggiunge il 19,2% per i nuclei con 5 o più componenti. Tra le coppie con figli minori, si passa dal 7,8% (un figlio) al 10,0% (due figli), fino a schizzare al 17,7% in presenza di almeno tre figli minori.
Le famiglie con un solo genitore mostrano un’incidenza superiore alla media, pari all’11,5%. Il luogo di residenza incide sul benessere dei nuclei con minori: nei centri delle aree metropolitane la povertà assoluta tra le famiglie con minori tocca il 13,4%, contro il 12,3% delle periferie e dei grandi Comuni e il 9,9% dei Comuni fino a 50mila abitanti.
Lavoro povero e il divario sull’istruzione
Avere un’occupazione non costituisce una garanzia sufficiente contro l’indigenza. Pur mostrando un segnale di rientro rispetto al 15,6% del 2024, il 14,3% degli operai e assimilati risulta in condizione di povertà assoluta. Nel complesso degli occupati, l’incidenza è pari al 7,7% (8,5% tra i soli lavoratori dipendenti). In controtendenza rispetto al trend generale, si osserva un aumento della povertà tra dirigenti, quadri e impiegati, la cui incidenza sale dal 2,9% al 3,6%. Tra gli indipendenti la povertà si attesta al 5,2%, mentre tra le persone in cerca di occupazione scende al 20,7% e tra i ritirati dal lavoro si fissa al 5,2%.
Tra le famiglie con minori la cui persona di riferimento è non occupata, la povertà assoluta raggiunge il 21,1% (e il 15,5% se la persona di riferimento è operaio). A giocare un ruolo è anche il grado di istruzione: con al massimo la licenza elementare, tocca il livello più alto, il 12,3%.
Il divario di cittadinanza
Il divario tra cittadini italiani e stranieri rimane uno degli aspetti più marcati del report Istat. L’incidenza della povertà assoluta per le famiglie composte esclusivamente da italiani si attesta al 5,9%. La percentuale sale al 26,7% per le famiglie con almeno un componente straniero e raggiunge il 29,4% per i nuclei composti unicamente da stranieri.
Il divario si amplifica ulteriormente in presenza di minori: la povertà assoluta colpisce il 7,8% delle famiglie di soli italiani con minori, contro il 31,4% delle famiglie di soli stranieri con minori.







