La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburante sta paralizzando le principali arterie stradali del Meridione, lasciando i supermercati del Sud e di Roma con gli scaffali vuoti. Questa situazione di emergenza blocca il trasporto di beni primari e genera rincari record per ortofrutta e generi alimentari, aggravando pesantemente il bilancio delle famiglie.
I supermercati di ampie aree del Sud Italia mostrano ormai una triste sequenza di banchi sguarniti e cassette vuote. La protesta contro il caro carburante, guidata dagli autotrasportatori e sfociata in blocchi stradali sulle principali arterie del Mezzogiorno, sta riducendo agli sgoccioli il trasporto di ortaggi e beni primari. La crisi ha travalicato i confini meridionali, arrivando a colpire direttamente i flussi di approvvigionamento diretti verso Roma.
Mentre il fermo di ciascun tir genera perdite stimate tra i 700 e i 900 euro al giorno per le imprese di trasporto, sui mercati incombe il rischio di una carenza sistemica. L’associazione Consumerismo no profit ha lanciato l’allarme sulla possibile carenza, nei prossimi giorni, di beni deperibili essenziali: frutta e verdura fresca, pesce, latte fresco, carne, latticini, salumi e uova. I contraccolpi non si limitano all’alimentare: la federazione dei rivenditori di elettrodomestici (Aires) segnala ritardi nelle consegne a domicilio e nei rifornimenti dei negozi, mentre nel comparto farmaceutico cresce la preoccupazione per possibili rallentamenti nella distribuzione dei medicinali. Finora le farmacie sono state rifornite regolarmente e il Governo assicura che continueranno ad esserlo.
Prezzi alle stelle, danni milionari e la corsa alle importazioni
L’effetto combinato della scarsità di merce e dei maggiori costi di trasporto si sta scaricando direttamente sui prezzi al dettaglio nel Mezzogiorno e nel Lazio meridionale. I dati del Centro agroalimentare di Roma, il terzo mercato all’ingrosso di ortofrutta in Europa, tracciano un quadro pesante per i consumatori.
I prezzi al dettaglio di pomodori datterini rossi e siciliani sono triplicati raggiungendo i 7,50 euro/kg, con quotazioni all’ingrosso anch’esse triplicate rispetto a un anno fa. Il costo delle zucchine è raddoppiato, passando da 3,00 euro a 6,00 euro/kg. Ma il vero balzo in avanti l’ha fatto il radicchio rosso con una impennata, all’ingrosso, del 144,4%. Il prezzo è passato da 1,80 euro a 4,40 euro/kg.
Gli effetti della protesta si avvertono fino a Roma
Sulla piazza della Capitale iniziano a scarseggiare anche peperoni, melanzane e uva da tavola, lasciando spazio alle prime merci estere importate. Sui banchi sono arrivati pomodori dall’Albania (a 2,00 euro/kg) e peperoni dalla Spagna (a 3,80 euro/kg), sebbene in quantitativi insufficienti a colmare il vuoto lasciato dai blocchi.
I danni economici sulla filiera sono ingenti: solo in Sicilia, Confcommercio stima in 40-50 milioni di euro l’impatto di soli cinque giorni di fermo sulla grande distribuzione e sul comparto del fresco. Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, è intervenuto sottolineando che i blocchi stradali prolungati stanno danneggiando duramente le aziende agricole, spingendo molti acquirenti a disdire gli ordini verso i produttori del Sud per sostituirli con merci importate.
La trattativa governo-autotrasportatori e lo scoglio della liquidità
Sul fronte sindacale, associazioni come Trasportounito chiedono un adeguamento tariffario del 15% per compensare l’impennata dei costi d’esercizio e del gasolio, minacciando il blocco totale dei servizi in assenza di risposte chiare.
Il governo ha cercato di disinnescare la protesta: il viceministro delle Infrastrutture e dei trasporti Edoardo Rixi ha comunicato l’innalzamento dei fondi disponibili da 430 a circa 480 milioni di euro, puntando a soddisfare le richieste delle aziende entro la fine di agosto.
A queste risorse si affiancano gli interventi prospettati dal ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini all’interno di un quadro finanziario superiore al miliardo di euro, comprensivo di circa 590 milioni di euro destinati al rinnovo del parco veicoli, del rafforzamento del Fondo per l’autotrasporto e del Mare bonus 2026, oltre alla ricerca di ulteriori 80-100 milioni di aiuti d’emergenza.
Tuttavia, la gran parte dei 480 milioni annunciati non costituisce finanza del tutto nuova, bensì la velocizzazione di risorse già previste dai precedenti provvedimenti ma non ancora erogate alle imprese. Come evidenziano gli autotrasportatori, un contributo promesso o un credito d’imposta ad applicazione differita (previsto per il 2027) non offre la liquidità immediata necessaria per pagare carburante, stipendi, pedaggi e scadenze fiscali. È proprio questo scarto tra gli annunci e l’effettiva disponibilità di cassa che mantiene alta la tensione, con il rischio reale che gli scaffali del Sud rimangano svuotati ancora a lungo.
Il blocco totale continua in Calabria e Campania, dove, se non interverranno novità nell’interlocuzione con il Governo, la protesta proseguirà fino al 27 ottobre. Come pure in alcune aree della Puglia, del Molise e della Basilicata. Sospesa, invece, al momento, la protesta in Sicilia. Ma solo in attesa che Palazzo Chigi sblocchi celermente i pagamenti promessi.







