Generali avvertono: guerra all’Iran costerebbe caro, Trump smentisce e rilancia minacce

Avvertimento generali USA guerra Iran: rischi costi e scorte, Trump smentisce. Le alte gerarchie militari statunitensi, secondo quanto riportano Wall Street Journal e Axios, avrebbero espresso preoccupazioni molto concrete al presidente Donald Trump sulle conseguenze di una guerra prolungata contro l’Iran, mettendo in guardia su costi umani e materiali potenzialmente molto elevati.

Secondo i resoconti, il capo degli Stati maggiori riuniti, il generale Dan Caine, avrebbe detto a Trump che un conflitto prolungato “potrebbe comportare costi significativi per le forze armate e le scorte di munizioni statunitensi”. In particolare, alte quantità di munizioni per la difesa aerea e altri materiali di cui esiste disponibilità limitata potrebbero essere consumate, riducendo così la capacità di affrontare altre emergenze strategiche, ad esempio con la Cina.

La cautela del Pentagono e le verifiche sulle scorte

I militari avrebbero fatto presente che la partecipazione degli Stati Uniti a una campagna militare estesa in Iran è molto diversa dai raid limitati o dalle operazioni condotte in altri teatri, come l’azione contro il Venezuela in cui è stato catturato l’ex presidente Nicolás Maduro. Un vero conflitto contro l’Iran richiederebbe probabilmente l’uso intensivo di difese aeree, sistemi di intercettazione e altri materiali critici, e potrebbe comportare perdite tra le forze armate e complicare gli impegni globali degli Stati Uniti.

Le preoccupazioni interne non riguardano solo il consumo di munizioni, ma anche una possibile escalation regionale e i limiti di sostegno logistico da parte di alleati, che potrebbero non fornire pieno accesso a basi o spazio aereo per operazioni offensive. Questo contesto renderebbe una campagna militare ancora più complessa e rischiosa.

Trump smentisce e conferma fiducia a Caine

Il presidente Trump ha risposto con durezza alle indiscrezioni, definendole “false” e accusando i media di diffondere “fake news”. Su Truth, il presidente ha affermato che il generale Caine non è contrario a una guerra contro l’Iran ma, anzi, ritiene che se gli Stati Uniti dovessero decidere per l’azione militare sarebbe una vittoria “facile”. Secondo Trump, Caine, pur preferendo la pace, “conosce come vincere” in caso di guerra e sarebbe pronto a guidare tale operazione.

La smentita arriva mentre l’amministrazione statunitense continua a schierare risorse militari nel Medio Oriente e a esplorare sia opzioni diplomatiche sia pressioni più forti sul regime di Teheran. Gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner stanno cercando di dare più tempo ai negoziati, e incontri diplomatici sono previsti prossimamente a Ginevra.

Una leadership divisa tra diplomazia e pressione militare

Le tensioni restano alte. Da una parte, l’apparato militare avverte del rischio di un impegno bellico prolungato con costi strategici e logistici, dall’altra la Casa Bianca cerca di mantenere una posizione di forza, spingendo sul tema nucleare e sulle armi strategiche. Questo contrasto interno riflette un dilemma più ampio: bilanciare la pressione su Teheran attraverso forza militare e deterrenza, o insistere sulla via diplomatica per evitare un’escalation che potrebbe avere conseguenze regionali e globali.

In questo contesto, l’annuncio di Trump e le smentite ufficiali indicano che la decisione finale sul possibile uso della forza non è ancora stata presa, e dipenderà tanto dall’esito dei negoziati quanto dall’interpretazione dei rischi espressi dai vertici militari.