Il diritto internazionale oggi: cos’è, perché non arresta nessuno e come ripensare l’ONU

ONU – New York

Il diritto internazionale non è una super-legge globale. È un patto tra Stati sovrani che accettano regole comuni finché conviene loro. Non esistono governo mondiale, polizia globale o tribunale con forza coercitiva automatica. Questo dato, spesso rimosso dal dibattito, spiega perché molte decisioni “storiche” restano simboliche.

Il fulcro del problema è l’United Nations, in particolare il Consiglio di Sicurezza: cinque membri permanenti con veto, un’architettura del 1945 pensata per evitare una terza guerra mondiale e oggi divenuta macchina di paralisi. Se una grande potenza è coinvolta, tutto si blocca. Il diritto resta sulla carta, la politica di potenza decide sul terreno.

In questo contesto proliferano i mandati di arresto “fantasma”. La International Criminal Court può emettere mandati, ma non ha esercito né polizia. Dipende dalla cooperazione degli Stati. Se il Paese interessato non collabora, o se gli alleati chiudono le porte, l’atto resta una dichiarazione morale. Utile per fissare responsabilità storiche, inefficace per fermare i forti. Ne deriva una giustizia selettiva: incisiva con gli Stati deboli, impotente con quelli strategici.

Da qui l’illusione collettiva: si annuncia “l’arresto” di leader che non viaggeranno mai in Stati ostili. Si confonde legittimità con capacità di enforcement. Il sistema non è rotto perché non punisce sempre; è limitato perché non è stato progettato per governare il mondo.

Serve allora un salto politico, non solo giuridico. Una proposta realistica è ripensare l’ONU attorno a un Consiglio di governance basato sul G-20. Il G20 rappresenta oggi l’80% del PIL mondiale e le principali leve finanziarie, industriali e militari. Un Consiglio G-20 ONU potrebbe:

– sostituire o affiancare l’attuale Consiglio di Sicurezza

– ridurre o sospendere il veto su crimini di massa

– collegare decisioni politiche a strumenti economici reali (sanzioni, accesso a mercati e finanza)

– riflettere il mondo reale, non quello del 1945.

Non sarebbe perfetto, ma sarebbe operativo. Finché il diritto internazionale resterà separato dal potere che può farlo valere, continueremo a vedere condanne senza conseguenze. 

Il futuro chiede meno retorica e istituzioni che contino, oltre a politici e commentatori che vadano nei talk a spiegare come funzioni il tutto, non raccontando che si possa arrestare un capo di Stato (accusato da una Corte che non riconosce) che sorvola il nostro spazio aereo. 

La prepotenza sfonda quando l’ignoranza invade le camere di potere al livello medio, i fili sono sempre turati da chi è preparato e lavora per obiettivi occulti che all’improvviso affiorano nei più svariati modi, chi si meraviglia dei blitz non ha speso, ad esempio, una sillaba per la guerra economica in atto dal 2007, ben nota in certi ambienti, ignoranza o collusione? 

Marco Pugliese – Analista economico, giornalista, docente